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Guide

L’antiguida

A cura di Loredana Limone

Pubblicato il 28/01/2007

Tutti gli uomini sono dei mostri; non c’è altro da fare che cibarli bene: un buon cuoco fa miracoli. (Oscar Wilde, Aforismi)

foto intervento

Il sondaggio che vi propongo in questi giorni – al quale vi invito a votare (lo trovate nella colonna in basso a sinistra dell’home page) – è su quale debba essere il compito di una guida (fisica o cartacea che sia): se consigliare il buono o sconsigliare il cattivo.

Che, dei due, non necessariamente l’uno è il contrario dell’altro. C’è un mondo di possibilità alternative, a saper scegliere.

 

L’alternativa, appunto. Che può semplicemente essere un ritorno alle origini.

 

Questo offre la Guida alle osterie e trattorie d’Italia Il Gambero Rozzo 2007 (ma anche la 2006, entrambe edite da Newton Compton Editori) di Carlo Cambi, per il quale, come recita il sottotitolo, più che una questione d’etichetta è una questione di forchetta. Alla faccia di tutte le tendenze modaiole e (con)fusionarie.

 

Quando il volume apparve per la prima volta lo scorso anno ed io lessi distrattamente il titolo che sembrava la caricatura dell’allora più noto Gambero Rosso, pensai ad una parodia che mi ricollegò ad un fatto di cui ero stata testimone. Era accaduto che qualche buontempone aveva alterato – devo riconoscere in maniera perfetta – il nome Canzi in … (provate ad immaginare) scritto sulla tenda da sole di un negozio di strumenti musicali milanese.

Io avevo fatto due più due delle zeta e, inoltre, avevo sommato ciò anche al deludente Codice Gianduiotto, parodia del  - per me pure immeritevole – Codice da Vinci.

L’aver poi rivisto l’edizione 2007 a tutta vetrina in una libreria che stimo per le sue valide scelte, mi ha incuriosita.

 

Innanzitutto, chi è Carlo Cambi, l'autore. Ben noto al grande pubblico, spendo qualche parola per il piccolo pubblico che se lo sta chiedendo: è giornalista, docente universitario, scrittore enogastronomico, presidente della Strada del Vino di Arezzo, ma più di tutto è uno che ha deciso di raccontare, con l’onestà del cronista e l’eresia dello studioso, l’enogastronomia partendo dalle cause e non dagli effetti per coltivare affetti: l’affetto di chi  sudando nei campi e tra i fornelli fa prevalere le ragioni del cibo sullo show-business.

 

(Continua)

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