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Interviste

Intervista a Marco Oreggia

A cura di Loredana Limone

Pubblicato il 05/04/2007

Marco Oreggia, giornalista e critico enogastronomico, ha maturato la sua esperienza tecnica nel mondo del vino e dell’olio extravergine di oliva, prima attraverso anni di ristorazione di qualità, in seguito grazie al conseguimento della qualifica di Assaggiatore e Sommelier di vino e di olio extravergine di oliva. E' iscritto all’Elenco dei Tecnici Degustatori di vino di Roma e Frosinone e a quello dei Tecnici ed Esperti di Oli Vergine ed Extravergine di Oliva. È curatore de "L’extravergine - Guida ai Migliori Oli del Mondo di Qualità Accertata" e del relativo panel di assaggio.

foto intervento

Olio e vino. Immagino che il tuo cuore sia diviso a metà come quello di un genitore che ha due figli. O per te c’è qualche differenza tra l’uno e l’altro?

Sì, il mio è un cuore diviso a metà. Ma è più come quando hai due figli di cui uno è ormai adulto e l’altro è invece giovane e ancora bisognoso di cure e attenzioni. Dell’uno ti godi un affetto consolidato, dell’altro segui i passi. Così non abbandono il vino che ha rappresentato l’inizio della mia attività, ma posso affermare di propendere oggi decisamente per l’olio al quale dedico più tempo ed energie. Perché è un settore in difficoltà, spesso abbandonato o relegato ai margini del mondo della gastronomia, pur avendo delle enormi potenzialità: è questa la sfida che mi stimola ad esserne l’interprete facendone quasi una crociata.

 

Come sono nate queste passioni?

Tutto è cominciato nella seconda metà degli anni Ottanta seguendo i miei genitori che avevano intrapreso un’attività di ristorazione. Lavorando nel nostro ristorante in pieno centro storico a Roma - che avevamo chiamato Girone VI in onore dei golosi della Divina Commedia - non solo ho imparato un’arte ma ho cominciato a conoscere, apprezzare e amare il vino e i prodotti alimentari di qualità.

 

Il primo vino che hai assaggiato?

Un Tocai dei Friuli. Ero molto giovane, poco più di un ragazzino e feci questa scoperta durante una serata con alcuni amici di mio fratello maggiore. Mi piacque così tanto da berne ben più di quanto fosse consentito a un ragazzo della mia età, con conseguente sbornia e rimproveri materni al rientro. Ma fu amore al primo… assaggio!

 

E il primo olio?

Un olio umbro, della zona del Trasimeno, dell’Azienda Mancianti. Mi colpì la sua grande eleganza e armonia e capii subito che si trattava di un settore interessante e tutto da scoprire. Fu così che, un po’ da pioniere, realizzai al ristorante un carrello degli oli: forse uno dei primi in quegli anni…

 

(Continua)

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