L’ingrediente principale di una pietanza

Mangiar bene è lo scopo che ci prefiggiamo quando varchiamo la porta di un ristorante, ci sediamo a uno dei tavoli e iniziamo a leggere il menù. Intanto ci guardiamo intorno e valutiamo gli arredi, lo stile del locale e quello dei camerieri, buttiamo un occhio nei piatti che ci girano intorno, mentre decidiamo cosa prendere.

Quante volte siamo rimasti delusi, abbiamo mangiato male e in più, alla fine, abbiamo avuto la batosta del conto?

Non sempre si può andare nel ristorante che si conosce, e non sempre il gusto di chi ci ha consigliato un certo locale rispecchia il nostro.

Spesso, inoltre, ciò che il locale mostra esteriormente non si palesa anche nei piatti e c’è il rischio di andar via persino ancora affamati, per piatti lussuosamente… vuoti. Il che accade per lo più quando si tratta di pietanze “griffate”.

Mi è stato riferito di una (sfortunata) cena fatta in un ristorante che si vanta di avere una vetrata su una suggestiva pista aerea e si definisce ideale per serate romantiche, con amici, trendy.

Be’, la pista è pressoché il parcheggio degli aeromobili, il cibo naviga nel condimento e alle 22,30 i clienti devono sloggiare. Con un conto che non manca per niente di sale.

Da oramai tre anni il Gambero Rozzo (Newton Compton Editori), antiguida o guida insolita come volete definirlo, in ogni caso la guida al mangiar bene più amata dagli italiani, indica dove poter consumare il pasto giusto nel posto giusto. Al giusto prezzo e nel giusto rispetto della tradizione e del territorio.

Una guida giusta, insomma, che non fa classifiche ma testimonia il valore e il gusto di una cucina schietta che si rifà a Pellegrino Artusi, in contrapposizione ad una cucina, tanto di moda, che celebra invece gli “astrusi”, meglio ancora se forestieri.

Carlo Cambi, uno dei più autorevoli giornalisti enogastronomici italiani, ne è il primo testimone, ma si avvale – come potrebbe se no? – dei giudizi delle sue buongustaie collaboratrici Petra Carsetti e Maria Stefania Gelsomini e principalmente dei clienti dei ristoranti segnalati che sono la bocca (è il caso di dire) della verità.

Le descrizioni che ne riporta sono dei piccoli, deliziosi affreschi narrativi, poetici e invitanti di cui vi do un assaggio nel link “Antica Focacceria San Francesco (Palermo)“.

Nell’edizione 2008 i ristoranti sono più di milleduecento e toccano pressoché ogni angolo della penisola.

Ovunque siate, dunque, sappiate di poter contare su un buon pasto in un ristorante, una trattoria o un’osteria già collaudati: coloro che ci sono stati prima di voi hanno testimoniato, nero su bianco, il gusto, la bontà, il sapore e l’odore di cibi genuini che lì vengonosono preparati con sentimento. Perché questo è l’ingrediente principale di ogni pietanza.

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Pubblicato il sabato 23 febbraio 2008 in: Guide

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