Qual è la stagione dell'anno che più favorisce le tue letture?
A cura di Lidia
Pubblicato il 09/03/2004
E' imminente l'uscita del film
tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini,
confermando la tendenza a trasformare un best seller editoriale in un film di
successo.
Per noi, invece, è l'occasione di fare qualche considerazione…
Il pensiero non può non andare a tutti quei lettori - sono tanti - che della Mazzantini hanno apprezzato lo stile e l'abilità nel costruire, pur trattando temi forti e diversi, una trama ben articolata ed equilibrata: chissà se, come spesso succede, affolleranno anche le sale cinematografiche per verificare se il regista, che è poi il marito dell'autrice stessa, ha saputo mantenere - e trasmettere - lo spirito del romanzo.
Ma il pensiero va anche a qualcun altro.
Nel Manuale del recensore, firmato da Cesare Cases per L'indice, ricco di consigli per chi volesse cimentarsi nella delicata arte di parlare di libri, si sottolinea come, essendo lo scopo della recensione operare una selezione nell'attuale sovrabbondante produzione libraria, queste "dovrebbero essere di regola positive e la critica una critique des beautés".
E' in questo senso che dovrebbero, a mio parere, operare coloro che si rivolgono ai lettori da riviste o quotidiani e che non vogliono fare vera e propria critica letteraria, ma solo dare consigli su che cosa leggere, piuttosto che su cosa non leggere. Come la rubrica Magazine Libri su Sette, il settimanale del Corriere della Sera.
Chi la frequenta, per abitudine o perché ci può trovare segnalazioni interessanti, sa che il suo autore è un ammiratore - immagino in Italia il più sincero ed affezionato - di Philip Roth (dovrebbero assegnargli il Nobel, una volta per tutte!), di cui parla quasi settimanalmente, non sfiorato - beato lui - dal dubbio di poter annoiare qualcuno.
Dopo il successo dell'iniziativa "quali sono le morti indimenticabili della letteratura?", ha lanciato una nuova sfida: "quali sono i migliori romanzi della letteratura mondiale e, di riflesso, italiana?".
Personalmente, considero una vera e propria miniera di suggerimenti il saggio di Harold Bloom sul Genio e, per tornare a noi, trovo piuttosto stucchevoli alcune diatribe senza fine intorno, ad esempio, Calvino, così come mi sembra di percepire una certa sua tendenza a privilegiare scrittori di sesso maschile (ma potrei sbagliarmi).
Ma il commento che più mi ha lasciata sbalordita, letteralmente senza parole, è stato quello diretto proprio alla Mazzantini. Ad un lettore che inseriva il suo Non ti muovere fra i titoli più significativi ed esemplificativi della nostra epoca, veniva suggerito, in mancanza d'altro, questo un eufemismo: "leggere la Mazzantini è come andare in giro con un Tampax in bocca".
L'unico dubbio che mi rimane è se lo scrivente ha parlato per esperienza: io Tampax, credevo si usassero in altro modo…