Qual è la stagione dell'anno che più favorisce le tue letture?
A cura di Lidia
Pubblicato il 01/08/2005
C'è differenza ad essere uomini o donne davanti alla guerra?
E' tutta retorica quella che vede, anche durante un conflitto, la donna nel ruolo di madre, educatrice, angelo del focolare, sostenitrice dei feriti, cui dare una medaglia al valore del marito o dei figli?
Certo i tempi sono cambiati ed ora si parla di "soldatesse", ma forse la storia può ancora insegnare qualche cosa...
Per quanto mi possa sforzare, io non riesco ad immaginare che cosa spinga uomini e, soprattutto donne, ad indossare la divisa da professionista delle armi ed eventualmente, prepararsi ad affrontare una guerra.
Non penso solo alle gentili ragazze italiane, cui solo in tempi relativamente recenti si sono aperte le porte delle accademie militari e che intendono la professione - se posso usare l'espressione -, una "missione foriera di pace e di giustizia", ma a coloro che, in eserciti che vantano una lunga presenza di figure femminili, cercano l'azione e sperano di poter dimostrare sul campo le proprie doti e le capacità acquisite durante l'addestramento.
A queste, suggerirei alcune letture che raccontano di donne in guerra, loro malgrado, e che sicuramente potrebbero contribuire a riflettere su una scelta dalle molteplici implicazioni umane e esistenziali.
Nessuna guerra è uguale all'altra, ma ci sono aspetti dei conflitti del passato o a venire che sono drammaticamente simili. Sono le ferite inferte all'universo femminile e che spesso la Storia - forse perché normalmente scritta al maschile -, non fa sue, tende a dimenticare, se non rinnegare. Ecco allora l'importanza di raccogliere testimonianze che narrano le vicende di donne che, con ogni mezzo, cercano di restituire una parvenza di normalità alla quotidianità stravolta dai bombardamenti, dalla mancanza di cibo e di sicurezza, dalla lontananza o dalla perdita dei propri cari.
Poi ci sono vere e proprie eroine, che dirigono e lavorano in clandestinità, nascondono, sfamano, curano i fuggitivi; che morirebbero piuttosto che tradire e che aspettano il marito o il fidanzato per anni, consumandosi in un'attesa sostenuta solo dalla speranza. E infine ci sono le vittime: donne che vivono ogni giorno a tu per tu con la morte, subendo violenza e stupri.
Ma tutte, raccontano la loro storia con una sorta di pudore e con una straziante umanità capaci di colpire ance i lettori più insensibile.
Ad universi tutti italiani, si sovrappongono e si uniscono scenari diversi, come in Come siamo sopravvisute al comunismo riuscendo persino a ridere, di Slavenka Drakulic, o come nell'ultimo romanzo della spagnola Dulce Chacon, Le ragazze di Ventas.