Qual è la stagione dell'anno che più favorisce le tue letture?
A cura di Lidia
Pubblicato il 02/04/2006
Ai crimini solo immaginati si contrappongono sempre più spesso crimini reali; ai criminali immaginari, assassini che hanno un nome e un volto.
Fino a dove può arrivare la fantasia?
Ma, soprattutto, fino a dove può arrivare la realtà?
C'è un capitolo in Vietato leggere, della scrittrice della ex-Jugoslavia Dubravka Ugrešić, dedicato alle "quotazioni delle perversioni umane".
L'autrice afferma che al giorno d'oggi il famigerato marchese De Sade sembra quasi uno scrittore per bambini e che la "succosa" Molly Bloom oggi somiglia ad una casalinga il cui monologo interiore suona come le istruzioni per accendere la lavatrice, dilungate per una cinquantina di pagine. Anche il best-seller mondiale di Erika Jong oggi non viene preso più dallo scaffale delle biblioteche neppure dalle vecchiette nelle case di riposo.
Va precisato che l'articolo in questione risale al 1998 e che oggi le quotazioni del sesso in libreria non sono proprio agli ultimi posti, come affermava qualche anno fa la Ugrešić.
Ma, a ragione, viene sottolineata la velocità da capogiro con cui sono balzate alle stelle le quotazioni delle perversioni umane, così che si fa a gara su chi inventerà la storia più torbida e scioccante.
"E mentre gli scrittori contemporanei si scervellano per inventare una qualche perversione originale, i cervelli ordinari dei criminali, con QI ben più bassi dei loro, li superano in fantasia e creatività".
E più in là, per cercare di dare una spiegazione alla grande richiesta di thriller sempre più cruenti:
"Il criminale immaginario è più credibile. Le persone possono identificarsi solo con il criminale immaginario, solo il male di carta può eccitarli. La verità è troppo vera per essere credibile".
Sì, a volte, purtroppo, la verità è incredibile. Come l'orrore suscitato dal tragico epilogo del fatto di cronaca che ha lasciato tutti gli italiani in ansia per un lungo mese.
Questo male non è "di carta". E' il male vero, che ha colpito, ancora l'infanzia più fragile e indifesa.
E davanti a tale barbarie, le parole vengono meno.
Lascio che a parlarci sia, ancora una volta, un libro.
C'è uno scrittore e filosofo francese, Pierre Péju, che ha fatto dell'infanzia oppressa e offesa uno dei temi principali delle sue opere. Lo aveva affrontato ne La piccola Chartreuse e nel suo ultimo Il sorriso dell'orco (Neri Pozza, 2006, pag. 320, euro 16,00), egli lo affronta ancora una volta, soffermandosi anche su altri temi come il male di cui è capace l'uomo, il peso delle conseguenze delle sue azioni, la guerra e il senso di inquietudine che spesso ci opprime. Io ho avuto il piacere e l'onore di incontrarlo per un'intervista che mi ha aiutato a vedere sotto una luce diversa non solo il suo romanzo, ma anche me stessa e la realtà che mi circonda.