Gridavo sugli autobus. E allora? Le persone si spaventavano ma io non lo facevo per fare loro paura. Mi piaceva sentire la mia voce dentro quelle belle case che si muovono. E gridavo sugli autobus, tutto il giorno, fino a che dopo l’ultima corsa gli autisti stanchi mi aprivano la porta all’ultima fermata.. “Scendi Maria” mi dicevano ed allora io capivo che dovevo scendere, che una notte nuova arrivava, in compagnia degli animali e di qualche altro viaggiatore disperso della città come me, e poi solo il tetto di stelle e la voglia di mamma di casa di letti morbidi e poltrone e muri solidi di mattoni e cemento con i quadri attaccati sopra. Dritti.
E al mattino di nuovo autobus e camminare camminare su e giù per la città.
Niente treno: non mi piace andare da un’altra parte. Solo da qui a lì, sapendo bene che al capolinea del 21 c’è il cimitero con tutti i fiorai, sapendo bene che al capolinea del 114 c’è l’ospedale col pronto soccorso dove vado ogni tanto quando non ho forza di gridare perché mi fa male la gola, sapendo bene che se scendo dove il 14 incontra il 15 c’è il mare.
Il mare grande, vado sui grigi blocchi di cemento e mi lavo i piedi, così li vedo di nuovo i miei piedi, sotto il nero duro che si fa a forza di camminare e salire e scendere dagli autobus.
L’ho scritto anche nelle mie carte che il mare è importante per me. Anche le fontane e la pioggia, perché così mi posso lavare un po’ la faccia. Maria non sembra più nera dopo che mi lavo la faccia nella vasca della villa vicino alla fermata del numero 2.
Le conservo bene le mie carte, dentro la borsa. Le conservo bene perché quando non mi ricordo chi sono e dove vado le prendo e le leggo. Ecco mi chiamano tutti Maria, e c’è scritto, ecco avevo una mamma e c’è scritto l’ho scritto io e c’è scritto pure che mi piacciono gli autobus. Oggi mi sono fermata un attimo mentre correvo in questo viale per non perdere il 19.
Ho visto un bellissimo bar. Ora mi avvicino e vediamo che succede.
Di solito mi dicono “signora per favore non si avvicini troppo ai clienti” e dopo un po’ mandano fuori il ragazzo con qualcosa da mangiare e da bere. Lo ringrazio, il buon Dio che mi fa mangiare, e qualche giorno fa ho pure dato un bacio a quel ragazzo del bar che mi ha portato la pasta a forno con la forchetta. “Grazie” gli ho detto, oggi si mangia e non si mangia con le mani.
E gli ho dato un bacio mentre lui era rimasto vicino a me. Mi guardava. Ed io l’ho baciato. Se n’è andato subito allora e mi ha guardato male, ma non volevo spaventarlo. Solo dire grazie che mi hai portato la forchetta. Oggi mi sono avvicinata a questo bellissimo bar. Ha le tende bianche fuori ed i tavolini di plastica con le sedie. Tutti i tavolini hanno le sedie.
Sono stanca e mi devo sedere. Tanto non c’è nessuno. E’uscito il padrone. Mi sembra una faccia buona. Ed infatti mi ha chiesto “cosa posso fare per lei signora?”.
Ho detto “amico non ho soldi”. Ma lui mi ha detto di non preoccuparmi.
Allora ho detto “ho fame e sete”. E’ entrato dentro. Ho pensato che magari mi lasciava lì un po’ a riposare.
Invece dopo poco è tornato fuori con un panino un dolcino ed una bottiglietta d’acqua, fresca.
“Mangia”, mi ha detto, e poi mi ha chiesto “che fai in giro?”. Si vedeva che era curioso, non c’era nessuno nel bar e voleva parlare.
Mi sono sentita importante, ho preso dalla borsa le mie carte, e gli ho risposto ” sono Maria e grido sugli autobus. Mi piace, non c’è perché. Qui c’è tutto.” E gli ho indicato le carte.
Lui mi ha guardata un po’. Volevo essere più ordinata, ma non importa, poi ha suonato il telefono e lui è scomparso dentro, in mezzo alle caramelle ed ai cioccolatini.
Ho mangiato ed ho bevuto. Non veniva nessuno. Non passava nessuno nella strada..
Sono stata un po’ seduta, lui non è uscito più ma lo vedevo che ogni tanto mi guardava e si toccava la testa e poi si grattava la guancia.
Ora devo andare ho pensato. Mi sono alzata, ho preso le mie cose e sono andata alla fermata.
Passerà un autobus prima o poi. Speriamo sia quello giusto.
Antonio Musotto è nato a Palermo il 14 giugno del 1960: liceo classico, laurea in farmacia, si occupa di comunicazione medico scientifica per una industria multinazionale di biotecnologie.
Ritiene che reazioni chimiche e catalizzatori abbiano attinenza col processo creativo della scrittura. Ha pubblicato racconti su diverse riviste letterarie, su siti internet di scrittura.
Nel 2001, con il grant dell’Assessore alla Cultura della Provincia di Palermo, prof. Tommaso Romano, ha pubblicato il volume di racconti “Senza Motivo ed Altre Storie”. Ha partecipato a diverse fasi dei laboratori di scrittura tenuti al parco letterario “Tomasi di Lampedusa” di Palermo.
Ha pubblicato racconti nelle antologie “Il Teatro del Tempo” ed. Akkuaria, “Il Piacere di Raccontare”, “Guerre - 25 racconti contro” ed. La Luna, “Piccole Storie di Due” ed. Mezzocielo.
Si è occupato dell’editing di antologie di racconti e del volume “Mozia” di G. Servadio” ed. D. Flaccovio. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari, risultando sempre tra i finalisti; cura una rubrica di e-writing (il pescatore nella rete) sulla rivista letteraria Margini.
Cura un blog di storie, opinioni, recensioni all’indirizzo http://medicineman.splinder.com .
Lidia









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