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Eventi - Iniziative dal mondo dell'editoria

Festivaletteratura di Mantova

A cura di Lidia

Pubblicato il 09/09/2007

Qualche considerazione controcorrente

L’appuntamento non ha bisogno di pubblicità: è uno degli eventi più attesi e di successo degli ultimi anni.

Giunto alla sua undicesima edizione, si svolge in una città che, per i tesori artistici che custodisce e per l’entusiastico coinvolgimento dei suoi abitanti, costituisce il corpo e l’anima del Festival stesso. Lo spirito che lo anima non è cambiato: “portare la letteratura in piazza per uscire dagli spazi più tradizionali in cui i libri e gli autori si trovano confinati”. Semmai si sono arricchite e diversificate le proposte: ho qui davanti il programma 217 eventi concentrati in cinque giorni, più di 160 sponsor e sostenitori. Sono previsti eventi per bambini, per bambini e adulti, scritture giovani, “pronto soccorso” grammatica, proiezioni, incontri, colazioni con l’autore…

Molto bello. Molto interessante. Ma può essere anche molto stressante.

La mia opinione è sostanzialmente questa: la quantità delle proposte (non certo la qualità che nessuno discute!) costituisce sì uno dei pregi di questa manifestazione, ma anche, per assurdo, un suo limite. Per i mantovani non ci sono problemi, naturalmente, ma per chi viene da fuori, le difficoltà cominciano con le prenotazioni dei biglietti e continuano, nel caso il biglietto per gli eventi più ambiti non si trovi, con file interminabili (in termini di tempo e di lunghezza) che non scongiurano però il rischio di sentirsi dire, arrivati all’ambita meta, che i posti sono esauriti (è capitato proprio a me!). Se teniamo conto che spesso i luoghi che ospitano gli eventi distano in modo significativo l’uno dall’altro e che gli spostamenti devono essere effettuati soprattutto a piedi (quanti, fra quelli che vengono da fuori, si possono permettere una bicicletta?), è evidente la necessità di munirsi di tanta pazienza e di una certa dose di agilità e resistenza fisica.

Certo vanno fatte delle scelte, ma tutto questo non serve a nulla quando la contemporaneità di due eventi impedisce a chiunque non goda del dono dell’ubiquità di assistere ad entrambi.
Si tratta certamente di dettagli pratici, ma l’impressione che ho avuto l’anno scorso, e che il programma di quest’anno ha confermato, è che a fronte di una sempre più grande richiesta di partecipazione – da parte di editori, autori, sponsor e pubblico – si è sentita la necessità di dire di sì a tanti, a tutti, ma c’è un detto, che “il troppo…”

Insomma, dovendo scegliere fra le proposte fatte dagli organizzatori – “situazioni nuove che riuscissero a trovare il tempo (più breve o più disteso) e il modo (più rilassato o più intenso) per affrontare meglio i tanti temi proposti al confronto -, io non avrei dubbi su quali scegliere!

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