economia news e media viaggi informatica internet salute e benessere int rattenimento e spettacolo sport tempo libero istruzio ne e formazione arte cultura scienza

I blog della guida

Che cosa ne pensano i lettori

"La visitatrice" di Maeve Brennan

A cura di Lidia

Pubblicato il 12/01/2008

[Seconda parte]

È curioso come questo romanzo breve – solo una novantina di pagine -, sia il lavoro più lungo della Brennan, ma ancora più sorprendente è il fatto che in queste “poche” pagine l'autrice sia riuscita a racchiudere tutto un mondo interiore ed esteriore. Più che attraverso i tratti fisici, i protagonisti vengono descritti attraverso i loro sentimenti; grazie ad una prosa semplice e a dialoghi limpidi e scorrevoli, la Brennan è riuscita a descriverci il loro passato, il loro presente e a lasciarci presagire il loro futuro, a farli parlare, discutere, confidare, soffrire…

In questo senso, si dimostra una delle più sottili indagatrici dei più profondi meccanismi psicologi che caratterizzano il genere umano.


Mi sia permessa qui un'osservazione personale di chi, avendo due figlie adolescenti, è convinta che una riflessione su questi meccanismi - che regolano i rapporti umani in famiglia come altrove – sia necessaria per garantire una sopravvivenza decorosa.
Credo sia fin troppo facile schierarsi dalla parte della ragazza: la poverina, aveva sedici anni, come poteva essere, come invece sostiene la nonna, consapevole delle conseguenze che la scelta di seguire la madre a Parigi avrebbe avuto sulla famiglia paterna? E poi, in fondo che cosa chiede all'unica persona “cara” che le è rimasta? Un poco di affetto, il calore di una casa, poter recuperare il tempo perduto e poter seppellire il corpo della madre nella tomba accanto al padre (occupando il posto che la nonna pensa le spetti di diritto, visto che, come afferma, lei è la madre e il suo posto è accanto a lui: Dio solo sa se non l'ha amato più di chiunque altro quell'unico figlio che non avrebbe mai dovuto sposarsi…
Chiunque ha una suocera, sa che l'attaccamento al figlio maschio, nella maggior parte dei casi, non è solo una “simpatica diceria”. E questa suocera non fa eccezione: non ha visto di buon occhio la nuora fin dal principio; lei stessa le ha dato una buona ragione per odiarla nel momento in cui ha abbandonato il marito gettando la vergogna su una famiglia rispettabile.
Riuscite ad immaginare come può aver vissuto questa donna che già aveva dimostrato un'indole dura e severa?
Badate, non la sto giustificando, prendo solo atto che il rancore deve essere stato il suo nutrimento, giorno dopo giorno.
Giorno dopo giorno, deve aver scaricato sulla nuora , più o meno inconsciamente, ogni colpa: non solo quelle che le appartenevano, ma anche le sue personali; quelle, forse, del marito (cui non si fa alcun cenno nel romanzo), certamente quelle del figlio.

Giorno dopo giorno, per lunghi anni, il dolore si è ingrossato intorno al suo cuore come un cancro che lo ha indurito e reso insensibile. È una donna che soffre ormai di una "malattia" terminale, per questo immaginare un finale a lieto fine è impossibile.

Perché, nella vita, le persone raramente cambiano in modo profondo. A volte un'esperienza dolorosa o particolarmente violenta sembra dare la svolta decisiva all'esistenza, ma alla fine, l'abitudine o forse la necessità di ristabilire un equilibrio il più possibile simile a quello preesistente, hanno la meglio su ogni cambiamento.

Insomma, non c'è nulla di nuovo.

È il genere umano, con le sue debolezze che viene messo in scena in questo breve romanzo. Avrebbe potuto intitolarsi "orgoglio e pregiudizio": sempre di sentimenti negativi si parla.
Se la nonna dimostra durezza di cuore, Anastasia pecca di ingenuità non solo non tenendo conto di rappresentare, per l'anziana, il fallimento più completo di tutta una vita che volge ormai al termine, ma anche non ricordando - o non volendo ricordare - che, in quella casa, in quella famiglia, non era mai stata veramente felice.
Tornando a noi, quante volte, mi rendo conto, basterebbe una parole gentile, un abbraccio, un sorriso, per stemperare la tensione, per riportare la pace, per superare le difficoltà che, puntualmente, si presentano non solo in famiglia, ma anche sul lavoro, fra amici o conoscenti!
Ma la maggior parte degli esseri umani sceglie un'altra strada. Quella che porta alla contrapposizione, al litigio, all'incomprensione, alla dura presa di posizione: il dramma, allora, avviene, come per la signora King, quando le conseguenze delle nostra azioni sono irrimediabili e non ci permettono alcuna via di scampo.

Torna all'inizio

Vuoi essere aggiornato sulle novità della guida?

Feed RSS XML vostro feed RSS