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Harry Wu, "Contro rivoluzionario: I miei anni nei gulag cinesi"

A cura di Lidia

Pubblicato il 13/02/2008

L'esperienza dei campi di lavoro in Cina è rimasta per anni non documentata, come un'area proibita ai più, a causa non solo della severa regolamentazione, ma anche della riluttanza dei sopravvissuti a raccontare la loro storia di dolore, violenza e umiliazione.
Harry Wu ha deciso di rompere questo silenzio per prima volta nel 1994, con la pubblicazione di "Contro rivoluzionario". La sua testimonianza è anche un omaggio ai milioni di persone che nei campi di concentramento cinesi hanno perso la vita.

Non si è ancora spento l'eco delle parole pronunciate in occasione della giornata della Memoria, quando ecco che altre parole, non meno forti e toccanti ci ricordano che se i lager nazisti sono stati chiusi nel 1945 e i gulag sovietici sono andati in disuso a partire dagli anni Novanta, i “laogai”, ovvero il più importante strumento di repressione del governo cinese, sono ancora in piena attività, oggi, nel terzo millennio.
A ricordacelo o, meglio, ad aprire gli occhi di un occidente spesso poco attento su una realtà che il Partito Comunista Cinese ha sempre occultato come un segreto di Stato, sono le pagine severe e dirette di Harry Wu che, considerato un controrivoluzionario, venne arrestato nel 1960, ancora studente universitario, e segregato in un campo di lavori forzati.

La sua storia è contenuta dalle pagine di Contro rivoluzionario: I miei anni nei gulag cinesi, Edizioni San Paolo.


Nonostante non sia mai stata avanzata un'accusa precisa e quindi non sia mai stato processato, Wu trascorre diciannove anni in condizioni disumane, isolato dal resto del mondo e costretto, per sopravvivere, a svolgere i lavori più umilianti, a scendere a patti con i propri principi e a dimenticare la regola più elementare di ogni convivenza civile: impara a rubare, a proteggersi, persino a combattere; a seguire una nuova etica di sopravvivenza, in un ambiente dove nessuno può permettersi di provare compassione, generosità o senso di decenza.
Tutto questo come conseguenza delle sue origini agiate (il padre era un banchiere di Shangai) e del suo cosiddetto “atteggiamento molto sbagliato”.
Etichettato come elemento di destra controrivoluzionario, insieme a più di cento insegnanti e a quattrocento studenti, subisce una punizione che, all'inizio, consiste nello scrivere una sintesi di pensiero ogni settimana, nell'essere ubbidienti, emendarsi sinceramente e nel non lasciare il campus universitario durante le vacanze. Dopo alcuni periodi di studio “sul campo”, lontano da Shangai o Pechino, che gli permettono di rendersi conto delle vere condizioni di vita della maggior parte della popolazione, Wu decide di fuggire, ma i suoi piani falliscono e per il suo rifiuto a diventare un bravo studente socialista viene condannato alla rieducazione attraverso il lavoro. Comincia così il viaggio nei centri di rieducazione, dove conosce la fame, la denutrizione, persino la morte per inedia, dove distinguere i morti dai vivi diventa sempre più difficile. Obbligato, insieme ad altri, a subire supervisione e disciplina continue e punizioni arbitrarie delle guardie di sicurezza, Harry Wu deve criticare i compagni nelle sessioni serali di studio e dimostrare l'impegno costante di riformare il proprio pensiero.
Diciannove anni di questa vita non riescono però a piegarlo: Wu non si è arreso, si è rialzato.
Il primo passo verso la libertà è costituito dalla possibilità di insegnare presso l'università di Economia e Finanzia di Shanxi, ma “la sua coda è più lunga di quella di chiunque altro, perciò deve fare attenzione a tenerla ben stretta fra le gambe”. La morte del padre e poi quella del fratello, il divorzio dalla donna che aveva sposato, lo convincono che l'unica soluzione è quella di lasciare il paese. Dopo molte richieste respinte, finalmente gli viene concesso il passaporto e nel 1985 lascia la Cina. Nessun libro scritto da inglesi, nessun memoriale che Wu ha modo di leggere dopo il suo arrivo negli Stati Uniti contiene però riferimenti attuali ai campi di riforma attraverso il lavoro. Una serie di conferenze, cui segue la fondazione della Laogai Foundation, un'organizzazione no-profit, il pericoloso ritorno in Cina (ed un arresto), testimoniano la ferrea volontà di documentare le condizioni di vita all'interno dell'immensa rete delle strutture carcerarie segrete cinesi.

Continua...

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