Qual è la stagione dell'anno che più favorisce le tue letture?
A cura di Lidia
Pubblicato il 24/02/2008
Nessuno può negare il legame fra il cibo e un genere letterario, il giallo: dal celebre Hercule Poirot e la curiosa Mrs Murples di Agatha Christie, al francese Maigret come al godereccio Nero Wolfe, spesso il modo di cucinare e di mangiare riflette un modo di essere e di indagare.
Scopriamo come, in questo brevissimo viaggio in compagnia dei più noti personaggi - ormai dei classici - di questo genere
La storia ci dice che l'incontro fra tavola e mistero non è stato proprio immediato. Pensiamo alla nascita del genere poliziesco, avvenuta nelle grandi città ottocentesche, espressione di grandi contrasti fra le classi sociali, quando il delitto e la criminalità assumono proporzioni mai raggiunte prima: dietro la folla anonima, descritta da autori come Dickens, Balzac e Hugo, si nascondono pericoli nuovi e sconosciuti. E per esorcizzare la paura nasce un genere letterario dove bene e male sono sì contrapposti, ma dove, anche, la razionalità del detective riesce a risolvere il mistero, espressione di un'umanità irrazionalità. Criminale e investigatore si contrappongono in un duello che vede sempre trionfare il bene, ma possiedono alcuni tratti in comune: spesso sono individui solitari, perseguitati da insolite manie, che vivono un poco ai margini della società, dove, nel frattempo, si sta affermando il gusto per la buona tavola. Mentre dunque la classe emergente apprezza sempre più il rito del pranzo conviviale, l'investigatore ottocentesco prova per il cibo una superiore indifferenza, se non distacco.
Il personaggio che più rappresenta questo modo di sentire è forse Sherlock Holmes: egli possiede sì una certa raffinatezza in fatto di cibi – di cui conosce e riconosce spesso gli ingredienti – e in fatto di vini, ma è anche vero che riesce ad accontentarsi di un pasto frugale, preso com'è dal vortice incalzante delle sue indagini. Succede invece che, durante le pause dalla sua attività, si conceda manicaretti raffinati, con ingredienti difficili da procurare e molto costosi: volatili, ostriche, vini della Borgogna. Nel secolo che ha visto la nascita e il diffondersi dei locali pubblici, neppure Holmes può esimersi dal sedersi in un pub o dal partecipare ad un pranzo al ristorante: nei suoi romanzi appare per ben tre volte il nome di un locale realmente esistito, Simpson Sinderstrand e due ristoranti italiani.
Ma i protagonisti di gialli che siano anche veri buongustai e intenditori prendono vita solo nei primi decenni del ventesimo secolo, ad opera di autori che vogliono per i loro personaggi caratteristiche più reali e umane.
Continua…