Qual è la stagione dell'anno che più favorisce le tue letture?
A cura di Lidia
Pubblicato il 24/04/2008
[Prima parte]
Lidia Gualdoni - Quando un'autrice si affaccia con il suo primo romanzo sul mercato italiano, le chiedo di presentarsi ai lettori con le sue parole…
Chelsea Cain - Mi sento un po'come se stessi mettendo un annuncio sul giornale, con le cose che ti sto per dire! Mi chiamo Chelsea Cain, sono la scrittrice de La ragazza dei corpi. È il mio primo romanzo, naturalmente è anche il mio primo thriller. L'Italia è il quinto paese che visito in successione per il mio tour promozionale per cui sono un po'confusa, la mia mente non funziona per il meglio. A quanto sembra, una cosa interessante su di me è che ho vissuto in una comunità hippy dall'età di cinque anni; ho toccato una volta Liza Minelli e ho mangiato un “frozen yogurt” con Oliver Stone al gusto di noccioline americane e poi posso concludere dicendo che mi piacerebbe imparare a fare surf.
Sul retro della copertina si legge “Il miglior trhiller dopo Hannibal Lecter” e, in effetti, una qualche analogia esiste con il personaggio di Thomas Harris. Qual è, però, il principale elemento di originalità del suo romanzo?
Direi che di somiglianze ce ne sono pochissime, anzi una sola, in realtà, rispetto, almeno, al Silenzio degli innocenti, e cioè il tentativo in entrambi i romanzi di esplorare il rapporto fra il poliziotto e il serial killer dietro le sbarre. Questo tipo di rapporto è stato affrontato in moltissime storie, ma ho sempre avuto come la sensazione che, ad un certo momento, il tentativo di indagare questa relazione umana si interrompesse. Io invece con il mio romanzo ho tentato di spingermi un po' più a fondo, a superare quella barriera, quello scoglio. Se poi mi dici che il mio romanzo è comunque “derivativo”, in effetti lo è, così come sono tutte le storie che raccontano una storia analoga, a partire dal Silenzio degli innocenti in poi.
Quali sono, allora, i suoi “antenati” letterari?
Io credo di avere più antenati cinematografici che letterari. D'altra parte, io prediligo tutti gli scrittori noir classici americani da Raymond Chandler a Dashiell Hamilton e gli altri. La cosa che mi piace di più in assoluto, è l'idea di una serie. Cioè quando io leggo un romanzo di questo tipo, immediatamente dopo aver girato l'ultima pagina, ho quasi il desiderio di andare in libreria a comprare il seguito, se c'è: non mi piacciono le storie che finiscono, vorrei leggere di più. Per cui io stessa propendo verso questo tipo di situazione.
Leggo la dedica: “A Mark Mohan, che ha continuato a volermi bene anche dopo aver letto questo libro” e il messaggio che rivolge alla figlia: “Eliza ti proibisco di leggere questo libro prima dei ventun anni”. Credo esprimano un modo di sentire abbastanza comune nei lettori: come può una persona “normale” scrivere cose così terribili?!
Forse non sono poi tanto normale neanche io! A parte gli scherzi, posso dirti che mi sono stupita della grande la sorpresa delle persone che hanno letto quello che avevo scritto, anche perché non mi sono posta nella testa dei lettori mentre scrivevo il romanzo. Non so se sono semplicemente molto creativa o se ho una mente deviata, questo non te lo posso dire! Posso dirti invece che sono vegetariana e da qualche tempo ho concepito una specie di teoria, in pratica una visione del mondo, secondo la quale quando mi trovo davanti ad un hamburger non riesco a staccare questa immagine dalla mucca che sta per essere macellata. A volte, è proprio questa mia immaginazione che propende per il violento a farmi immaginare scene orribili che hanno come protagonista Gretchen Lowell nel mio romanzo.