ESTATE ! Cominciamo a sognare; dove vai in vacanza ?
A cura di Peo - Matteo Garofoli
Pubblicato il 29/02/2008
Solite piaghe italiane
Da qualche tempo si registra un fenomeno particolare dalla parte a noi opposta del mondo: la Cina; è quel fenomeno che da noi è visto come una vera e propria piaga ed ora sembra si stia verificando anche nel Sol Levante: la famosa "fuga dei cervelli".
Lo spunto su questa analisi me l'ha data un intervista di Paolo Longo, corrispondente Rai da Pechino, nella quale analizzava lo stato attuale dei laureati/laureandi, studiosi e ricercatori cinesi.
Come si sa, il problema che si ha in Italia con i "cervelli buoni" dell'ambiente scientifico è quello che una volta raggiunto il massimo impegno universitario possibile se ne vanno a cercare specializzazione e fortuna (quindi lavoro) all'estero. Resto d'Europa e Stati Uniti in primis.
Ma se è vero che non solo noi abbiamo questo problema, è altresì vero che i "cervelli buoni" di altri paesi raramente scelgono l'Italia come destinazione finale (ribadisco che parliamo di scienze tecniche, non artistiche).
Un paese che ha cambiato, e sta cambiando tuttora una tendenza simile è la Cina.
Anch'essi vedevano i loro connazionali partire per i lidi di tutto il mondo: Europa (Italia compresa), Americhe, Russia e perfino Africa alla ricerca di garanzie maggiori e possibilità inimmaginabili in patria.
Peculiarità non trascurabile è il fatto che la loro, rispetto a quella cui facciamo noi riferimento, era pura e semplice manodopera. Lavoravano tanto, costavano poco = erano richiestissimi.
Oggi i cinesi che accogliamo entro le nostre mura sono studiosi, scienziati, promesse della fisica, della tecnologia, della matematica e di ogni altro genere di disciplina scientifica, cui diamo loro insegnamenti aggiuntivi ai propri (che tra l'altro stanno aumentando qualitativamente in maniera notevole).
Europa e USA (California in primis) le mete più ambite.
Unica, notevole, differenza coi "nostri" scienziati è che dopo anni di studi ed apprendimento, i cinesi tornano a casa loro ad operare - la suddetta "fuga di cevelli (con ritorno)" - noi no!
Poco importa se la remunerazione media per un lavoratore specializzato, in Cina, è ben 3 volte minore che nel resto del mondo. Poco importa se le loro conoscenze restano (forse, e comunque per poco ancora) in parte inespresse a causa della seppur lieve arretratezza cinese rispetto alle scienze del resto del pianeta.
Il loro senso di nazionalismo, di attaccamento alla patria, alla famiglia e alle radici, nettamente superiore che nel mondo occidentale, li porta a tornare alla loro casa-base; naturalmente accompagnati da quel immenso bagaglio culturale e di esperienza maturato in anni all'estero.
La conseguenza di tutto questo la vediamo avverarsi sotto i nostri occhi; e con velocità estrema: quella che era la patria degli sfruttati, dei manovali, dei fabbricatori di scarpe e t-shirt a basso costo, sta diventando la patria dei nuovi Einstein. Con la conseguenza che a breve saremo noi a rivolgerci a loro, a vederli come la meta più ambita per raggiungere il traguardo, e non più il contrario come stava avvenendo finora.
Come sottolinea Longo, ci sono ancora degli angoli da smussare, radicati nella cultura orientale (quali ad esempio la resistenza a divulgare nuove scoperte), difficili da eliminare.
Una volta la Cina era il bacino da cui attingere le scoperte migliori e farle nostre, coi guadagni (notevoli) che ne derivavano; la cosa non faceva altro che peggiorare la loro situazione; infatti si ritrovavano a dover pagare le loro stesse invenzioni. Oggi hanno imparato a tutelarsi, a farsi dare ciò che spetta loro e aspettarsi ciò che meritano.
E' questo il tempo per correre ai ripari. Prima che ci raggiungano anche su questo fronte; e inevitabilmente ci superino.
Ennesimo elemento tutt'altro che trascurabile, sottolineato anche dallo stesso da Longo, è il dislivello visibile in materia di etica tra la cultura occidentale e quella orientale: se non si sognano nemmeno loro, come noi del resto, di sperimentare la clonazione umana con test su cavie, vive o morte che siano, hanno però meno remore nel far progredire la scienza. Sono, per così dire meno inibiti su situazioni per noi ambigue e che rallentano inevitabilmente il nostro sviluppo.
Tutto questo rapido, nuovo divenire della Cina è innegabile che sia un bene per l'umanità; ma l'indole lavorativa e perfezionista dei cinesi, con questo nuovo potere culturale interno intento ad aumentare, potrebbe spaventare molti e, speriamo di no, creare danno a qualcuno.
Ad esempio ai nostri istituti di ricerca che vedono il loro personale emigrare a Pechino.
Ma qui è compito delle Istituzioni far si che torni la voglia di venire, ma soprattutto di rimanere, a studiare e lavorare in Italia.