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I primi a porsi il problema del silenzio sono stati gli studenti
del Liceo Classico di Bonorva, seguiti dal professore di filosofia Tore
Marruncheddu.
Una settimana dopo la grande manifestazione che ha portato in piazza gli
alunni di tutte le scuole, hanno accettato di dialogare con un cronosta: tema
d’obbligo, il sequestro.
Reato pressoché sconosciuto a buona parte di loro (l’ultimo caso clamoroso,
quello di Silvia Melis, risale a dieci anni fa).
Prima domanda: perché sulle Tv e sulla stampa nazionale si parla così poco
del sequestro Pinna? Per una settimana, avevano vissuto con la piazza affollata
di cronisti e postazioni televisive, poi più nulla, tutti spariti.
Inevitabile il sospetto che dietro l’improvviso silenzio ci fosse la
marginalità di un’isola al centro del mondo mediatico solo in caso di eventi
criminosi clamorosi. E il caso Pinna, evidentemente, non era considerato tale
dai mezi di comunicazione della penisola.
In realtà, giudicando l’evento solo sotto il profilo giornalistico, per un
quotidiano o una Tv della penisola non era facile seguirlo. Sopratutto per
assoluta mancanza di notizie.
Ha infatti funzionato alla perfezione il silenzio stampa praticamente imposto
dagli inquirenti. E la famiglia del rapito, col suo comprensibile riserbo, non
ha certo facilitato il lavoro dei cronisti…
Articolo di Lucio Salis tratto da L’Unione Sarda del 25 ottobre
2006
linguasarda









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