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Speciali superEva

Antonella ed io: la nostra Londra (seconda parte)

A cura di Cinzia Di Gennaro

Pubblicato il 16/09/2001

A metà degli anni ottanta Londra non era molto diversa da adesso: vitale, creativa, e piena di stimoli

Antonella voleva cantare soul, funky, rhythm'n'blues, e rispondeva agli annunci anche se cercavano espressamente una cantante nera. Solitamente già al telefono, visto l'accento, le chiedevano senza mezze misure 'Ma di che colore sei?', e non se ne faceva nulla. Una volta però ricordo che riuscì ad andare a questa audizione, e indovinate un pò, aveva avuto il coraggio di truccarsi in modo tale da sembrare di colore pur di cantare in quella band ... Ovviamente non ci cascarono ... Ma fu un episodio estremamente divertente, e alla fine ci ridemmo sopra, lei compresa, nonostante la delusione per non avercela fatta ... Antonella è così, un pò cartoon ...;-)
Tra le cose che ci piacquero molto in quel periodo ricordo il Planetarium di Madame Tussaud, magici star shows con incredibili e suggestivi giochi di luce ...
Lo shopping si faceva soprattutto a Carnaby Street e ad Oxford Street. Vestiti a parte (Top Shop tra tutti), si frequentavano molto i negozi di dischi come Our Price, Virgin Records e HMV, catene di negozi presenti in massa a Londra e su tutto il territorio inglese. Mangiavamo spesso da Burger King a Leicester Square, uno dei nostri fast food preferiti, e in pizzerie tipo Pizzaland.
La scena inglese musicale dell'epoca era dominata principalmente dalla musica bianca, new romantic e dandy dei Duran Duran, degli Spandau Ballet, dei Depeche Mode, Human League e di tanti altri gruppi simili, che apprezzavo anch'io. Quando Antonella era impegnata con le lezioni di canto e danza, spesso mi lasciavo 'trascinare' da alcune nostre amiche, irrimediabilmente duraniane, in questo studio di registrazione a chiamato Maison Rouse dove i Duran stavano incidendo un album e in un pub a Knightsbridge frequentato da John Taylor, l'allora idolo delle ragazze di mezzo mondo.
Quando Antonella tornò a casa, dopo parecchi mesi trascorsi nella capitale inglese, iniziò la sua fantastica avventura nel mondo italiano della celluloide, da Fellini in poi, ma poco è cambiato nella ragazzina che ballava con i breakers di Covent Garden e che voleva prima di tutto, esprimersi, divertirsi con i suoi amici ed essere felice.

- torna alla prima parte dell'intervento - .

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