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INTERVISTE ESCLUSIVE

SERGIO BRASCA
Magiche fantasie

A cura di Richard

Pubblicato il 24/12/2001

La terza parte dell'intervista esclusiva

foto intervento Chi sono stati gli artisti, le persone che hanno influito nella tua carriera di prestigiatore?

Da ogni grande artista che ho potuto vedere all'opera da tutti quelli di cui ho potuto leggere gli scritti o le opere, ho subito (e subisco) influenza.
Penso però sia importante subire influenze positive, che ti portano a riflettere e sperimentare.
Per questo, sono riconoscente ancora oggi, dopo più di vent'anni a Franco Sestetti che, allora, ha saputo farmi capire l'importanza e spingermi verso lo studio dell'aspetto scenico e teatrale dello spettacolo magico.
Grazie ai suoi primi insegnamenti e suggerimenti, ho ritenuto poi necessario incontrare e collaborare con competenti dello spettacolo, estranei alla magia, che sicuramente hanno contribuito alla mia formazione.
Dei prestigiatori italiani, quelli bravi, penso tutto il bene possibile.
Purtroppo, in Italia, le possibilità di emergere sono pressoché inesistenti.
Ancora oggi i personaggi conosciuti al grande pubblico rimangono quelli che erano i miei "idoli" di allora.
Arturo Brachetti, grandissimo, indiscutibile personaggio, miete consensi ed enormi successi all'estero.
Carlo e Simona Truzzi, Erix Logan, Aurelio Paviato insieme ad altri professionisti, non vengono valorizzati.
Fanno eccezione Raoul Cremona e Mr Forest che, comunque, hanno preso un indirizzo più verso il cabaret che non la magia.
I pochi artisti che hanno saputo credere in se stessi, prima ancora che nella magia, sono impegnati costantemente in lunghe tournee sulle navi da crociera o nei parchi di divertimento a due o più spettacoli al giorno.
Questo rende loro grande merito e, almeno da parte mia, grande stima, ma rimane il rammarico che l'industria dello spettacolo italiano non abbia saputo o voluto puntare sulla proposizione, in locali debitamente preposti, su uno spettacolo di varietà (o come altro lo si voglia chiamare) che per altro in passato ha goduto di riscontro da parte del pubblico, che sapesse proporre quelle che, da noi, vengono considerate arti minori, soffocando o limitando così la creatività e le ambizioni di artisti a forme di spettacolo che, in altri paesi, costituiscono la forza trainante di locali e riviste di fama internazionale.
A questo consegue, secondo me, l'affossamento della prestidigitazione italiana, che continua a vivere in se stessa e per se stessa, partorendo prestigiatori e numeri che, quando raffinati e pregevoli, si rifanno comunque ad uno stile e una impostazione ormai datate, che trovano collocazione o in spettacoli singoli o in quelli rivolti alle riunioni per addetti ai lavori.
Quando poi la magia é rappresentata da personaggi senza arte ne parte che, guarda caso, sono sempre preda facile di programmi di serie B di TV private, non fanno che contribuire all'autosepoltura della magia, creando, con l'inflazione e la bassa qualità, un ulteriore calo di interesse da parte del pubblico, già così poco predisposto ad uscire di casa e a pagare un biglietto per uno spettacolo di valore.

Quanto tempo dedichi all'allenamento e allo studio di nuovi effetti magici?

Lo studio e l'esercizio mi impegnano moltissimo, quotidianamente. La ricerca di nuovi effetti, la messa a punto di altri.
Il mantenere in esercizio i vecchi numeri, le modifiche, i perfezionamenti.
Le prove sugli atteggiamenti e i movimenti adeguati per certi numeri , la stesura dei testi per certi altri.
La ricerca delle musiche e il conseguente studio per interpretare quel numero a tempo con la musica.
E' importantissimo essere in costante allenamento e sperimentare cose delle quali magari non si vede la possibilit d'impiego a breve termine.
Tutto questo lavoro, oltre ad arricchire, prima o poi torna utile.

Vorrei ci parlassi della tua recente e "stupenda" esperienza artistica ...

Recentemente ho avuto un ruolo nella "Traviata" di Verdi andata in scena al Teatro Regio di Parma per la regia di G. Bertolucci (andata in onda qualche settimana fa su RaiDue).
Negli incontri preliminari con la regia mi veniva chiesto se mi era possibile realizzare questo o quell'effetto.
Ebbene, proprio grazie al lavoro accumulato negli anni, ho potuto attingere, all'istante, nell'archivio delle esperienze, realizzando ogni richiesta e guadagnandomi così la fiducia del Regista e dei suoi collaboratori.
Quando pensavo di essere "a posto", mi venivano comunicati i tempi esatti di esecuzione, per non uscire da determinati brani musicali.
Ebbene, quasi un mese di lavoro per legare gli effetti, provarli, assimilarli e iniziarli per poi terminarli contemporaneamente con la chiusura della musica: un numero per ogni atto.
Arrivato in teatro, 20 giorni prima del debutto (9 ore al giorno per 20 giorni) alcuni tempi cambiano e di conseguenza, mi vengono richieste delle modifiche, ma non basta.
Oltre all'esecuzione dei numeri mi viene assegnata una parte! Muoversi in un preciso momento della musica, seguire percorsi precisi e interagire con i personaggi.
Credo di essere stato all'altezza della situazione e, vivendo questa meravigliosa esaltante esperienza, sono stato ripagato di tutto quel lavoro di cui parlavo e senza del quale, sin dal primo incontro e dalle prime richieste, avrei dovuto rinunciare.

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