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EDITORIALE di RICHARD

MAGIA, NON SOLO TRUCCHI

A cura di Richard

Pubblicato il 17/04/2003

Inauguro con questo articolo la nuova sezione della Guida che ho voluto titolare INNERVIEW che in inglese si può tradurre anche come introspezione.
Sollecitato da molti di voi inizio così a pubblicare qualche articolo che sono sicuro troverà il vostro riscontro.

foto intervento Gli avvenimenti della storia hanno sempre influito in diversa misura sulla vita degli artisti e delle loro opere.
Nondimeno anche i prestigiatori sono stati toccati e vengono influenzati dagli accadimenti nazionali e internazionali e dallo stile di vita, sociale, politico e culturale della società.
Ai nostri giorni, nell’era di internet e dell’informazione, del computer e dell’automazione tutti noi accediamo a migliaia di informazioni quotidiane di vario tipo. Un’esigenza profonda e radicata però è sempre stata presente nell’uomo: la necessità di svagarsi, di divertirsi.
Estraniare la propria mente dalla routine quotidiana e dagli inevitabili problemi è il salvacondotto che ci permette di riposarci e caricarci, magari per affrontare con rinnovata energia i problemi là dove li avevamo lasciati.

Anche i prestigiatori hanno fatto e fanno parte della società. La storia ce li ha presentati prima come abili imbroglioni nei panni dei sacerdoti dell’antico Egitto, poi come persone dotate di particolare destrezza che grazie ai loro prestigi e alla loro capacità di imbonire la gente tra un gioco di bussolotti e uno di carte riuscivano a vivere e a sopravvivere, successivamente diventati illustri ospiti nelle grandi feste di nobili e regnanti per realizzarsi, infine negli ultimi secoli, come veri e propri artisti in grado di incantare salotti, piazze e poi teatri, music hall e consacrandosene alcuni come star nei panorami televisivi nazionali e internazionali.

Studiare, approfondire e capire la storia della prestidigitazione, iniziando dalle sue diverse etimologie e arrivando alle biografie di tutti coloro che ne hanno innalzato il valore ad arte, è un dovere di tutti coloro che a vario titolo, amatoriale, dilettantesco o professionistico si presentano all’amico o alla platea in qualità di prestigiatore o illusionista.
Approfondire la storia della magia è un arricchimento indescrivibile. Leggere e studiare le biografie di chi ha segnato la storia della magia eleva non solo l’ambizione personale ma anche l’approccio nei confronti dell’arte magica.
Conoscere o fare trucchi di magia non equivale ad essere prestigiatore.
Conoscere le note musicali e strimpellare un pianoforte non significa essere un pianista.
Quando allora un prestigiatore può definirsi tale?
La sola conoscenza libresca e tecnica delle varie e numerose tecniche magiche da sole non bastano. Così pure il talento, se non affinato non farà brillare chi è dotato di maggiore destrezza.
Nemmeno un’abilità manipolatoria eccelsa potrà da sola caratterizzare un prestigiatore.
Il “quando” allora deve essere ricercato nel “perché” e nel “come” si è prestigiatori.
Come tutti gli esami anche gli illusionisti hanno i propri esaminatori: autocritica e pubblico.
L’autocritica in questo campo, come in altri, è fondamentale perché permette anzitutto di conoscersi meglio, quindi di ascoltarsi, correggersi ed evita il più delle volte delle brutte cadute frutto di ego eccessivo e poca riflessione.
Il pubblico naturalmente è a chi il prestigiatore si rivolge, per chi l’artista crea, sogna, realizza e dedica un’intera vita di grandi sacrifici, di autodisciplina e di soddisfazioni.

Quando ho la fortuna di far sparire dalle mie mani un foulard di seta e di vedere gli occhi stupiti di chi mi osserva, non riesco a non pensare a chi per primo ne inventò il meraviglioso e popolare (nell’ambito magico) gimmick.
Provate a riflettere su questo e capirete quanto dobbiamo essere onorati e grati ai padri della prestidigitazione e dell’illusionismo, consapevoli anche che la nostra arte come tutte le arti sceniche è un insieme di recitazione, dizione, mimica, musica, coreografia, scenografia, arte dell’illuminazione scenica e di molto altro ancora.
Proprio il duro allenamento, lo studio, l’eccellenza individuale rendono un giusto tributo a chi prima di noi non solo si è dilettato a presentare qualche illusione o gioco di prestigio ma ha interamente dedicato la propria vita all’arte magica, magari senza mai essere stato citato in qualche libro o rivista magica, ma appagato e realizzato che fosse stato il pubblico a chiamarlo prestigiatore, capace di meraviglie e magie, non solo di trucchi.

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