La prima testimonianza nota relativa al teorema di Pitagora
è contenuta in una tavoletta paleobabilonese, databile
tra il 1800 e il 1600 a. C., in cui è disegnato un quadrato
con le due diagonali.
Il lato del quadrato porta il numero 30, lungo la diagonale troviamo
i numeri (in notazione sessagesimale) 1;24,51,10, ….e 42;25,35,
…. che riportati in forma decimale danno 1,414213 e 42,42639.
Il primo è un’ottima approssimazione della radice di 2;
il secondo è la diagonale del quadrato di lato 30, ed è
uguale al prodotto di 30 per il primo numero.
Il fatto che la diagonale del quadrato si ottenga moltiplicando
il suo lato per la radice di 2 denota la conoscenza del teorema
di Pitagora, almeno nel caso del triangolo con i cateti uguali.
Più dubbie le altre attribuzioni.
Quella più volte ripetuta, secondo la quale i geometri
egizi, per trovare un angolo retto, si servivano di una corda
con segnati tratti di lunghezza 3, 4 e 5, che formano i lati di
un triangolo rettangolo, sembra sprovvista di ogni fondamento,
e semmai ha a che fare con l’inverso del teorema di Pitagora.
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Salvatore Scialpi









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