A cura di Shana-Lee
Pubblicato il 20/04/2008
personificazione del vento impetuoso del Sud.
Dopo che Zeus aveva sconfitto i Giganti, Gea sempre più furibonda per la triste sorte dei figli, con l'intento di vendicarsi si accoppiò con Tartaro e generò questo essere mostruoso.
Esiodo lo descrive nella Teogonia:
Tifone fortissimo: aveva
cento gagliarde mani, disposte ad ogni opera, e cento
infaticabili piedi di Nume gagliardo; e di serpe
aveva cento capi, d'orribile drago, e vibrava
cento livide lingue da tutte le orribili teste,
sotto le sopracciglia di fuoco: brillavano gli occhi,
ardevan fiamme , quando guardava, da tutte le teste.
E avevan tutte quante favella le orribili teste,
voci emettevan meravigliose, di tutte le specie.
Ora parlavan sí da intenderle i Numi: muggiti
alti mandavan poi di tauro, d'immenso vigore,
di fiera voce; poi di leone dall'animo crudo;
poscia sembravan guaiti di cuccioli, e a udirli stupivi:
eran boati poi, n'echeggiavano l'alpi sublimi.
Con gli occhi che sprizzavano fiamme, in tutta la sua mostruosa enormità, Tifone passò all'attacco del cielo, fra urla e sibili, dalla sua bocca sgorgavano torrenti di fuoco. Gli dei spaventati da quella visione si trasformarono in animali per non farsi riconoscere e fuggirono in Egitto.
L'unico che rimase fu Zeus che armatosi delle sue folgori, iniziò a colpire il mostro con le sue saette.
Tifone ferito fuggì via ma Zeus, imprudentemente, vedendolo ferito si avvicinò per finirlo. Ma non appena Zeus fu a tiro delle sue spire, Tifone lo avvolse e lo immobilizzò, quindi gli strappò il falcetto dalle mani e con lo stesso gli recise i tendini di tutti gli arti rendendolo simile a una marionetta senza fili.
Poi Tifone legò bene il sommo dio e lo condusse in Cilicia nell'antro Coricio dove lo affidò alla custodia della mostruosa Delfine che era una fanciulla metà donna e metà animale.
Ermes e Pan, usando uno stratagemma distrassero Delfine, s'impossessarono dei tendini che restituirono a Zeus.
Il divino Zeus ritornato nel pieno della sua forma, salì sul suo carro trainato da cavalli alati e dall'alto bombardò di saette Tifone che iniziò una lunga fuga; quando si trovò a passare sul monte Nisa, le Moire lo ingannarono e gli offrirono, per indebolirlo, i frutti della morte, mentre Zeus lo incalzava.
Allora Tifone attraversò il mare per rifugiarsi in Sicilia ma Zeus gli gettò addosso l'altissimo monte Etna, schiacciandolo: è da quel giorno, dicono, che l'Etna erutta fuoco, ogni qual volta Tifone tenta di scrollarsi di dosso la montagna.