A cura di Giaba (Giacomo Banche)
Pubblicato il 25/04/2008
Un soldato delle guerre puniche in 54 mm
Ancora un plastico pezzo realizzato per la SGF da Adriano Laruccia, che ha colto un velita del tardo periodo repubblicano (III-II secolo A.C.) nell’atto di scagliare un giavellotto.
Nell‘esercito romano del tempo i veliti svolgevano la funzione che più tardi sarà assunta da volteggiatori e schermagliatori: dovevano impegnare l’esercito nemico con un fitto lancio di giavellotti prima del contatto fra i due schieramenti. Lo scopo era di provocare i primi vuoti nelle file avversarie, creare disordine fra i ranghi, indebolirne lo slancio.
I velites non portavano corazza, né altre protezioni per il corpo, ma solo un elmo, un leggero scudo rotondo (parma) fatto di legno o di vimini intrecciati e ricoperto di pelle, del diametro di 70/90 cm., e una spada. Ma la loro arma per eccellenza era costituita da una serie di giavellotti (fino a sette!) di circa un metro e venti di lunghezza.
Erano tratti fra i cittadini più giovani dei ceti più poveri, che non potevano permettersi più costose protezioni per la difesa personale.
Esauriti i loro lanci, i veliti si ritiravano dietro il fronte solido e compatto costituito dai legionari.
Il figurino mi è subito piaciuto non appena l’ho visto sul banchetto della Soldiers: dinamica la posa con la schiena curvata all’indietro per raccogliere energia, corretto e naturale il panneggio della tunica, bellissimo il volto incorniciato dalla pelle di lupo.
Considerato il carattere “umile” soggetto, mi sono proposto di mantenere i toni cromatici molto contenuti: la tunica è di un colore bianco sporco, come poteva essere un tessuto non tinto e ben si armonizza con la pelle di lupo appoggiata sulla schiena. Unica nota vivace, lo scudo rosso carico con il cinghiale dipinto di blu e di giallo!
| Davide Chiarabella www.davidechiarabella.com |