
Nei due anni precedenti, sono stati individuati 24 vigneti che avevano un’età superiore ai 50 anni e mappate oltre 1200 piante sane. Alla fine del 2008, quindi, si raggiungerà un obiettivo importante: il recupero del materiale genetico dei vitigni autoctoni dei Colli orientali mantenendo così tutta la loro variabilità. Dal terzo anno in poi verranno prelevate le marze e innestate per l’ottenimento delle nuove viti che verranno impiantate negli appezzamenti scelti. Dopo ulteriori tre anni di monitoraggio degli impianti verranno raccolte alcune gemme dei migliori individui e ripropagate. Verrà creato un “vigneto catalogo” che racchiuderà in sé tutti i biotipi ottenuti da questa selezione. Così operando, sarà possibile conservare il materiale genetico dei vecchi vigneti, permettendo successivamente di operare liberamente secondo le seguenti scelte: costituire vigneti di popolazione; comporre vigneti con viti derivanti dalla scelta di più cloni con caratteri interessanti; approfondire la selezione massale (fino alla monoclonale) scegliendo le viti con caratteristiche viticole ed enologiche più interessanti. Si potrà inoltre realizzare un vino bandiera del territorio del Consorzio in quanto ottenuto dal patrimonio storico selezionato sul territorio stesso.
Il progetto è nato nel 2005 da un’idea del Consorzio Colli Orientali del Friuli con la collaborazione dell’Università degli studi di Udine (Dipartimenti di Biologia applicata alla difesa delle piante e Scienze agrarie e ambientali), e la Comunità montana del Torre, Natisone e Collio. I liberi professionisti coinvolti sono il professore Carlo Petrussi e il dottore Andrea Chiavoni oltre ai dipendenti del Consorzio e al personale dell’Università.
Piera Genta









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