
ROMA - Il 27% degli alunni stranieri che frequentano la scuole superiori alla fine dell’anno non viene promosso. Tra gli alunni italiani, la percentuale dei bocciati scende invece sotto quota 15%.
Il divario tra ragazzi italiani e stranieri per quanto riguarda il successo scolastico è il dato più significativo che emerge dal rapporto “Insieme al traguardo. Indagine sugli esiti degli alunni con cittadinanza non italiana” pubblicato qualche giorno fa dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca. C’è di che riflettere: le difficoltà incontrate tra i banchi dagli alunni stranieri (oltre 280.000 nello scorso anno scolastico, il 3,5% del totale) rischiano un domani di relegarli ai livelli più bassi del mercato del lavoro, come già succede per buona parte dei loro genitori.
“Dal rapporto - spiega il ministro Letizia Moratti - emerge un minore successo scolastico degli alunni stranieri rispetto agli italiani. Si tratta di un fenomeno che si registra in tutta Europa e che ci preoccupa perché è indice di una integrazione non pienamente raggiunta”.
Il divario fra i tassi di promozione degli allievi stranieri e di quelli italiani è di -3,36 punti nella scuola primaria, -7,06 nella secondaria di primo grado e ben -12,56 nella secondaria di secondo grado.
Gli studenti stranieri vengono promossi più nei licei piuttosto che negli istituti professionali: nell’istruzione classica, scientifica e magistrale, infatti, si registra una percentuale di promossi dell’80,30% (90,51% gli italiani) mentre negli istituti professionali il dato è del 70,40% (78,90% gli italiani). Bisogna però considerare che tra gli studenti stranieri gli iscritti a licei e magistrali sono solo una minoranza (18,7%), mentre il 36,6% frequenta istituti tecnici ed il 41% gli istituti professionali.
Anche spostandosi da una zona all’altra dell’Italia si riscontrano differenti gradi di successo scolastico tra gli stranieri. Per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie di primo grado, che accolgono gran parte dei ragazzi stranieri, è nelle regioni del Centro Nord che questi ultimi hanno esiti migliori.
Tra le regioni che fanno registrare il minor divario tra stranieri e italiani rispetto al totale nazionale e, allo stesso tempo, una presenza significativa di stranieri, si notano il Friuli Venezia Giulia per la scuola primaria (-1,13 rispetto a -3,36 punti della media nazionale), l’Emilia Romagna per la secondaria di primo grado (-4,94 rispetto al 7,06 della media nazionale) e il Piemonte per la secondaria di secondo grado (-9,92 rispetto ai 12,56 punti della media nazionale).
Allargando lo sguardo al resto d’Europa, il Miur giunge alla conclusione che anche negli altri Paesi non si è ancora colmato questo divario. Ma questo non può valere come alibi: anzi, si legge nel rapporto, bisogna “giocare d’anticipo, cioè puntare con maggiore determinazione a un inserimento precoce dei bambini nella realtà culturale e linguistica del paese di accoglienza, a partire dalla scuola dell’infanzia”.
“Ci dobbiamo impegnare, a tutti i livelli - conclude il ministro Moratti - perché, attraverso una maggiore consapevolezza di questo fenomeno, possiamo individuare quelle misure adatte alle singole realtà territoriali che ci consentano di affrontare la sfida della piena cittadinanza degli alunni stranieri”.
(18 gennaio 2005)
Elvio Pasca
Rosa









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