
Esse sono l’immagine del modo di pensare e di vivere delle famiglie tunisine che ci vivono. La stessa sensazione potrete provarla fra le vie della leggendaria città di Sidi Bou Said, meta irrinunciabile per ogni viaggio in Tunisia.
Potrete vedere porte semplici ad un battente, porte rettangolari doppie di stile Hafside, porte ad arco a due battenti, aventi una piccola sottoporta. Se avrete la fortuna di notare quest’ultimo tipo di porta, conoscerete il frutto dell’astuzia di una donna, che è poi rimasto nei secoli nella cultura delle porte tunisine.
La Khoukha (pesca), così viene chiamata questa porticina nella porta è stata inventata dall’intelligente principessa spagnola, sposa di Abdulaziz Ibn Moussa Ibn Noussair. Ella indignata per l’atteggiamento dei suoi sudditi musulmani, i quali non si inchinavano davanti a nessuno, tantomeno davanti al sovrano, tranne che davanti a Dio. Allora escogitò questo porticina che essendo di dimensioni più piccole del normale, costringeva chiunque ad abbassarsi e ad inchinarsi. Un esempio di Khoukha lo troviamo nella porta centrale, raffigurata nell’ immagine di sinistra.
Le porte tunisine si differenziano in primo luogo per i colori, ognuno dei quali ha un significato particolare.
I colori dominanti sono il verde e il giallo ocra. Nel Corano il giallo è detto essere un bel colore amato da Dio; mentre il verde è il colore del Paradiso. Quindi avere una porta principale con questi colori significherebbe la speranza di poter accedere in futuro al Paradiso al cospetto di Dio.
Il colore blu è stato introdotto solo in tempi recenti, ricordiamo il “blu di Sidi Bou Said”, il villaggio a nord di Tunisi, che ha ispirato tanti artsti. Ma soltanto all’inizio del secolo il blu incominciò ad essere apprezzato ed introdotto in Tunisia, per l’azione del barone d’Erlanger. Fino a quel momento era stato il colore più rinnegato dai tunisini e da tutto il mondo arabo, perchè identificato alla catastrofe: moussiba zarka (la catastrofe blu) viene detta per una situazione catastrofica e devastante. Ma questa tradizione ora è rimasta solo nei detti popolari, tanto che il blu ora è un altro dei colori dominanti nelle finestre nei muri, nelle case della medina tunisina.
Altre porte tunisine sono tricolori verde, bianco e rosso; queste porte indicano l’entrata degli hammamat (bagni turchi) e degli zaouias (i luoghi sacri riservati ai santoni). Questi tre colori messi insieme hanno in reltà un significato ben preciso. Sono lo stemma della dinastia degli Hafsidi che hanno regnato dal 1228 al 1574 a Tuinisi. I colori erano quelli delle dinastie precedenti: il bianco degli Aghlabidi, il verde dei Fatimidi e il rosso dei Sanhajidi.
Ma come ha fatto la bandiera degli Hafsidi a passare dal drappo alle porte di entrata? Anche qui c’è una storia. Alla fine dell’impero Hafsidico, in guerra contro gli invasori spagnoli, i Tunisini, per non far andare perduta la propria bandiera, decisero di metterla sotto la protezione dei santi, dipingendola sull’entrate dei santoni, dei quali in seguito divenne il simbolo. Così il drappo resistette agli invasori ai tempi e divenne parte della tradizione indimenticata della Medina di Tunisi. Prese il nome di Sandjak e divenne anche il portafortuna delle nuove spose, sui capi delle quali viene ancora messo una coperta verde, bianca e rossa, durante la cerimonia della henna.
Le decorazioni sopra le porte sono effettuate tramite chiodi grandi e piccoli con i quali vengono fatti disegni stilizzati e simbolici. Questi decori vengono chiamati hilia (gioiello), per una particolare associazione tra la porta e la donna, come protettrice della dimora privata. Questo è un segno che porta a riflettere come la donna all’interno della sfera privata, nel mondo arabo, abbia il suo ruolo ben determinato e di primaria importanza e non solo di sottomissione, com’è per l’opinione comune. Se, avvicinandoci a queste porte decorate, guardiamo bene i due grandi battenti, che di solito portano, notiamo con sorpresa che essi non sono altro che la rappresentazione di due seni di donna!
Le altre decorazioni “disegnate” con le hilia e le geometriche sculture delle porte hanno significati storici e sociologici molto importanti e sono un po’ come il libro della storia della Tunisia. Ritroviamo il simbolo di Tanit, la dea cartaginese della fertilitý, la stella di Davide a sei punte, la croce cristiana, il mihrab musulamno, la mezza luna turca, l’occhio e il pesce. Il simbolo più frequente è la stella di Davide che secondo la leggenda scaccia i djinng, gli spiriti maligni (da cui deriva il nostro “genio”) . La croce fa pensare al passato cristiano della Tunisia con Sant’ Agostino. Il mihrab, luogo della moschea dove l’imam guida i fedeli nella loro preghiera, non Ë altro che il simbolo dell’Islam. La mezza luna simbolizza la Turchia ottomana e il contrasto con la croce e il mondo cristiano. Da questo simbolo religioso, nel 1683 i viennesi stufi di vedere fluttuare sui drappi la mezza luna dei nemici, inventarono la famosa brioche che tutt’ora continuamo a mangiare: il croissant.
Rosa









Anteprima del commento