Gli immigrati portano via il lavoro ai lavoratori italiani. Cosa ne pensate?
A cura di Rosa
Pubblicato il 25/02/2005
Tra i 15 e i 18 anni, non hanno ancora la licenza media e chiedono intanto di poter frequentare i laboratori delle superiori
Sono una trentina, vogliono studiare ma le scuole li rifiutano
Tre ore di corso al Ctp delle Martini ma nelle ore serali per evitare contatti con gli altri studenti
Chiedono di andare a scuola come tutti, ma finora hanno trovato solo porte chiuse. Così a una trentina di adolescenti immigrati resta solo la possibilità di fare tre ore di lezione al pomeriggio al Centro territoriale permanente delle medie Martini. L’orario è stato studiato per non creare momenti di contatto con gli altri studenti, che frequentano la scuola al mattino. I ragazzi stranieri, tutti tra i 15 e i 18 anni, alcuni con esperienza di scuola superiore nel paese di origine, capiscono di essere stati relegati in una classe ghetto, almeno finché non avranno conseguito la licenza media italiana.
Per legge, infatti, non possono iscriversi alle superiori senza licenza media, chiedono però di poter cominciare a frequentare almeno qualche laboratorio con i coetanei italiani. «Così - spiegano - possiamo imparare più in fretta la lingua. Il problema è tutto qua». Con loro si schiera l’insegnante di italiano Lucia Bulian che ha denunciato le difficoltà ieri durante il convegno della rete di scuole impegnate nel «Progetto Pace» coordinato dall’istituto Besta. «Abbiamo chiesto a diverse scuole superiori se era possibile inserire alcuni di loro in classi di coetanei, magari per seguire alcune lezioni o i laboratori - spiega - noi al Ctp li seguiamo per la licenza media, ma sappiamo che il loro desiderio è andare a scuola al mattino». La legge che prevede la licenza media prima di iscriversi alla scuola superiore non aiuta. Ma neppure i presidi delle scuole trevigiane hanno dimostrato di voler ricorrere al loro potere discrezionale. Così, nella ricca Treviso, c’è la classe ghetto. Fino all’anno scorso le lezioni del Ctp erano al mattino, da quest’anno sono state ridotte da quattro a tre e spostate al pomeriggio per evitare problemi. L’insegnante Bulian ha cercato di spiegare l’opportunità persa al convegno organizzato proprio dall’istituto Besta che ha rifiutato il pre-inserimento di Lemme, kosovara di 18 anni. Ma la stessa risposta è stata data da altri istituti ad altri ragazzi della classe. Solo alcuni hanno trovato posto nei laboratori serali dell’Ipsia Giorgi. «Sono qui da un anno - dice Lemme - al Ctp ho imparato molto, ma mi manca il contatto con compagni italiani. Vorrei sentire come parlano, perfezionare così l’italiano, stabilire dei legami. Ho già fatto 3 anni in una scuola per i servizi sociali nel mio paese, ora che sono in Italia vorrei poter studiare di più». Ieri pomeriggio nella classe riunita per l’inizio delle lezioni i ragazzi hanno chiesto, strano a dirsi, di poter impegnarsi di più. «Alla mattina sono a casa e non so cosa fare - dice Suleman, 17 anni del Burkina Faso - al pomeriggio vengo qui e alla sera frequento i laboratori del Giorgi. Mi muovo in bicicletta col buio».
Mohamed del Marocco vorrebbe avere gli stessi orari dei ragazzi italiani, per poter andare anche agli allenamenti di calcio. (m.s.)
(24 febbraio 2005)
La Tribuna di Treviso