A cura di YMIR
Pubblicato il 22/05/2004
Domenica alle ore 19,30 a Potenza presso il Circolo Culturale Federico II in Via Mazzini 4, si inaugurerà la mostra del Maestro pugliese Nicola Morea.
Domenica alle ore 19,30 a Potenza presso il Circolo Culturale Federico II in Via Mazzini 4, si inaugurerà la mostra del Maestro pugliese Nicola Morea.
In mostra una quarantina di opere che si riferiscono agli anni 1987 – 1994 tutte incentrate sulla particolarissima visione del paesaggio pugliese di questo poliedrico pittore ormai inserito in un contesto nazionale ed internazionale ( è in programma una sua personale nei mesi invernali presso la Agora Gallery di New York e sue opere sono visibili già nel sito telematico della galleria www.Artmine.com ).
Al vernissage sarà presente il critico d’arte Prof. Lucio Attorre.
Alcune considerazioni critiche sui lavori di questa mostra :
[…] Si distinguono questa volta sulle sue tele come tanti pezzi sottratti agli spazi infiniti altrettanti tasselli ricavati dalla vastità dei cieli e della natura: frantumati e ricomposti, osservati e tradotti con gli occhi della semplicità o dell’analisi più decisa e minuziosa.
Emozioni meditate e ricostruite secondo un fantasioso linguaggio che prende le mosse dalla figurazione, che comunque s’avverte non vista anche nella focalizzazione di una rappresentazione informale:brandelli di memorie sopite nel labirinto dei ricordi che si intrigano isolate nell’ampia stesura di un gioco cromatico , fra l’ondeggiare placido di linee orizzontali e segmentate.[…] M. Chieppa – 27 luglio ’97 quotidiano Roma – Puglia Cultura
[…] La trasfigurazione in Morea, o se preferite, la sintesi di una traduzione della natura, è ogni volta alla base del suo impegno, della sua ricerca che conduce organicamente. Il sapore magico di un quadro che esce dal suo pennello ci porta necessariamente verso mondi lontani, fantastic, immaginati o immaginari ma di certo esistenti perché creati nel pensiero.
Pittura di pensiero,forse. E questa potrebbe essere la fotografia più vera per fissare e definire l’opera di un artista che opera in trasparenza e coerenza e che , del mondo poetico, ci consegna alla sua maniera tutto quanto è possibile tradurre.
Allora il suo sogno-astratto ha raggiunto lo scopo, un segno fermo, fissato in mille righe ma a grandi tratti così da chiudere e quindi da incorniciare, ogni propria composizione nello spazio di una meditazione quasi implacabile dove la vibrazione offerta dal colore-spazio-geometria si carica per forza di cose di una emozione contenuta che vibra, non c’è dubbio, per tutta la tela. Si può anche aggiungere che il suo universo delle “ forme “ per alcuni aspetti è inimitabile in quanto fuoriesce dal suo gesto artistico la purezza della sua etica. Il tema è svolto nella quasi totalità lungo il segmento della individuazione ambientale operando sempre con un linguaggio affidato a memorie di ricordi lontani.
In sostanza, Nicola Morea, in un rapporto critico innovatore finalmente rompe il cerchio della solitudine della nostra età, per esaltare – e ci riesce - ’infinita fantasia regalandoci affollati pensieri di possibile felicità. Everardo Dalla Noce - gennaio 1993
[…] Breviario sintetico di una Puglia della calce e del pastello, così mi pare di etichettare questa pittura non nuova all’osservazione dei panorami, allo sconfinamento nella natura e che scopre ora il barocco e il suono, scopre la doratura dei legni antichi e li avvicina all’albore della calce. Mentre il gioco investigativo procede e siamo gatto e topo, l’artista e l’osservatore, il rebus e l’improbabile risolutore, mi pare di ascoltare appena un suono, un richiamo dell’artista che si cela nei labirinti dei segni, offre appena bisbigli e si rintana. Il pennello impallidito traccia distese di colori che sono una dichiarazione d’amore per le campagne, i cieli le colline, per tutta la gamma delle dolcezza e del morbido che offre una natura offesa dall’uomo e dalla tecnologia.
Mi pare di intuire in questi chiarori quella primavera in cui i medievali cedettero si collocasse la nascita del mondo, in suoni armoniosi di flauti e di arpe, la primavera nella quale si collocò la nascita della dea della bellezza, nel coro delle ninfe. Ma primavera e bellezza hanno bisogno di difesa. Non c’è una specie animale o vegetale da proteggere, ma l’uomo e il suo ambiente, l’arte e la bellezza.
Impotente, il pittore affida il richiamo ai colori e i colori si vestono di malinconia, la malinconia attesa di una perduta leggiadria rinascimentale.
Raffaele Nigro – Aprile 1992
La mostra che si chiuderà il 6 giugno, osserverà i seguenti orari:
feriali 10.00 – 12.00 = 18.00 - 21.30
Con questa mostra, il Maestro Morea che si affaccia per la prima volta a Potenza, oltrepassa il traguardo delle cinquanta personali in carriera.