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By Musica celtica di Myrddin - Merlino
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Musica celtica di Myrddin - Merlino guida dal 19-09-2002

L’Eredità Celtica, in Europa e in Italia (1)

"La memoria conta veramente - per gli individui, le collettività, le civiltà - solo se tiene insieme l'impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare". (Italo Calvino)

foto intervento

Oggi «è più manifesta la coscienza del ruolo svolto dai Celti antichi nella formazione dell’Europa ...
L’eredità celtica non si limita alla tradizione popolare, vigorosa e sempre inventiva – oggi in primo piano - ma comporta numerosi altri aspetti, più o meno appariscenti e talvolta poco conosciuti al di fuori delle attuali regioni celtiche.
E’ il caso, per esempio, delle letterature antiche a carattere epico e mitologico dell’Irlanda e del Galles, ben meno note in Italia di quelle della Grecia o di Roma, delle saghe medioevali dei popoli germanici, o addirittura dei racconti dell’Oriente antico. Eppure, le letterature celtiche antiche rappresentano, per la loro originalità e per la tradizione orale plurisecolare che incorporano, uno degli elementi più preziosi a nostra disposizione per la comprensione e lo studio del mondo spirituale dei popoli che svolsero un ruolo decisivo nella gestazione protostorica e storica dell’Europa.
L’immaginario celtico, ritornato sul continente con l’epoea della materia di Bretagna e i cicli cavallereschi, marcherà profondamente anche la mentalità dell’uomo medievale. Molto più tardi, quando la rivoluzione industriale darà l’inizio ad una nuova metamorfosi dell’Europa, i “pastiches” ossianici di James Macpherson alimenteranno lo spirito del movimento romantico, suscitando un rinnovato interesse per la tradizione letteraria dei paesi celtici.

I Celti e la loro arte rappresenterebbero un’alternativa di libertà contrapposta al determinismo e al conformismo ordinato dell’arte classica. ..
L’arte celtica» non è più «da considerare come una derivazione marginale e barbarica dell’arte antica, ma come una realtà indipendente, con un linguaggio e una concezione dell’immagine propria...
La cultura dei Celti antichi non costituiva soltanto un preludio barbaro ad una vera e propria cultura, arrivata, secondo le regioni, o con il dominio di Roma o con l’arrivo del cristianesimo, ma aveva invece dato un suo contributo originale alla civiltà europea...
I cambiamenti che avvennero nell’artigianato sotto l’influenza di Roma toccarono ... sopratutto il volume della produzione e l’organizzazione della distribuzione, e soltanto in pochi casi il miglioramento dei prodotti. Lo stesso avvenne nell’agricoltura: gli utensili preromani, rimasti in uso nelle nostre campagne fino all’introduzione della meccanizzazione, permettevano delle colture ben adattate alle condizioni climatiche non mediterranee, che i Romani stessi non avevano sperimentato prima dell’occupazione della pianura del Po all’inizio del II secolo a.C. Anche la coltivazione della vite, che è in genere considerata come un indiscutibile apporto della colonizzazione, sembra invece fosse praticata, in una varietà vicina alla vite selvatica – li lambrusco -, in alcune regioni dell’Europa transalpina da tempi ben anteriori.

(in Venceslas Kruta e Valerio M. Manfredi I Celti in Italia , Mondadori, Milano 1999, 2000, pagg. 7-8)

Un’eredità celtica onnipresente e multiforme è comune alla maggior parte delle regioni d’Europa. Ha marcato la vita quotidiana dei suoi abitanti, di generazione in generazione – dalle isole atlantiche alle steppe dell’Est, dalle pianure del Nord alle coste settentrionali del Mediterraneo – e anche se da quasi duemila anni non è più sostenuta da una lingua comune, continua ad esercitare la sua influenza fino ai nostri giorni in modo per noi quasi inconsapevole.
Basti ricordare che l’organizzazione dell’anno celtico, con le feste principali che ne ritmano lo svolgimento, è ripresa nel calendario religioso della cristianità d’Occidente...
Ancora l’uso augurale del vischio per l’anno nuovo è un altro elemento di tradizione legato ai Celti. Gli esempi si possono moltiplicare, I nomi di molte città ricalcano ancora quelli della loro fondazione celtica ...; Parigi, Berna, Budapest, Belgrado, Bratislava e in certa misura anche Praga, erede del vicino oppidum di Zàvist. La situazione è particolarmente significativa per l’Italia settentrionale, dove le informazioni di Plinio iil Vecchio, secondo cui si devono ai Celti città come Milano (Mediolanum), Torino (taurasion), Bergamo (Bergomum), Como (Comum), Brescia (Brixia), trovano oggi conferma nei ritrovamenti archeologici.
Il ricordo di una quarantina di popoli gallici è conservato nei nomi di città e provincie . Il nome del potente popolo dei Boi, che occupò per due secoli l’Emilia-Romagna attuale si conserva in due regioni: la Boemia (Boiohaemum) e la Baviera. Se alle città e alle regioni si aggiungono i nomi di fiumi e di montagne o di altri elementi del nostro ambiente, si potrà osservare come il paesaggio quotidiano è ancora profondamente marcato dal ricordo dei Celti antichi».
(in Venceslas Kruta e Valerio M. Manfredi I Celti in Italia , Mondadori, Milano 1999, 2000, pagg. 7-12)