
The Wicker Man [L’uomo di vimini] (GB 1973)
Titolo originale: The Wicker Man
Nazione: Gram Bretagna Anno: 1973 Genere: Horror/Thriller
Durata: 102′
Regia: Anthony Shaffer
Cast: Edward Woodward, Christopher Lee, Britt Ekland.
Produzione: British Lion Film Corporation. Distribuzione:
Warner Bros
LA CELEBRE LOCANDINA
http://www.kinematrix.net/testi/bergamo_wicherman.htm
CRISTOPHER LEE (Il Saruman de Il Signore degli Anelli)
Se gli si chiede quale sia il film che preferisce del suo ricco carnet, Lee risponde senza esitazione “The Wicker Man”, un film inglese del 1972 diretto da Robin Hardy e incentrato su una storia di stregoneria e sacrifici umani in una piccola isola della Scozia
[http://www.fantahorror.com/interviste/lee/chris.htm]
L’AUDIO DELLA TESISSIMA SCENA DEL RIEMPIMENTO DELL’UOMO DI VIMINI PER IL SACRIFICIO
1) http://www.wickerman.clara.co.uk/wck.ram (realaudio)
2) http://www.wickerman.clara.co.uk/basketcase.zip
(mp3=rinominare il file)
L’AUDIO DEL RITO SACRIFICALE
1) http://www.wickerman.clara.co.uk/ritenow.ram (real audio)
2) http://robsmuzacstuff.port5.com/wickerman/rite_now.zip
(mp3=rinominare il file)
IL TRAILER VIDEO SPETTACOLARE
http://www.wickerman.clara.co.uk/twmtrailer.rm (in real audio)
LO SCREEN SAVER
http://www.wickerman.clara.co.uk/WMscreensaver.zip
UNA STRAORDINARIA COLONNA SONORA
http://www.silvascreen.co.uk/wickerman.htm
SINTESI
Uno zelante poliziotto di Sua Maestà (Edward Woodward) riceve una lettera anonima e parte per una sperduta isola al largo della Scozia, per indagare sulla misteriosa scomparsa di una bambina, ma viene accolto assai poco amichevolmente da una bizzarra comunità, guidata da un inquietante Lord (Christopher Lee) e dedita ad antichi riti e culti pagani.
Mentre sull’isola si preparano le annuali feste per il raccolto, le indagini porteranno il poliziotto a scoprire che anche le pubbliche autorità (l’ufficiale postale, la maestra)…
Anche a voler raccontare tutta la storia, sarebbe impossibile evocare la magica atmosfera e l’incantata tensione di questo capolavoro, ingiustamente dimenticato e quasi impossibile da trovare in videocassetta in Italia (se ci riuscite, non chiedete il prezzo, prendetelo e basta).
Difficile da inquadrare come genere (Horror?, Thriller?, Drammatico?), con musiche forse un pò datate, l’Uomo di Vimini è un film costruito sullo scontro tra due mondi opposti, tra la cultura tradizionale, ordinata, occidentale, e il serio paganesimo di una intera comunità che vive unitariamente le proprie credenze.
Non convenzionale, avvincente, intelligente, violentemente fuori dagli schemi, la pellicola elargisce con pari abbondanza il talento degli attori e nudità (Britt Ekland compresa) che scandalizzarono i censori dell’epoca. Sfacciato senza mai essere osceno, brutale ma disarmante e sincero, la storia non lascia certo indifferenti e a distanza di anni mantiene intatto l’effetto di suscitare emozioni violente e non sempre piacevoli.
Più cult di così non si può. La versione originale dura 102 minuti, ma esistono in circolazione due versioni tagliate di 84 e 95 minuti.
LA TRAMA
Il sergente di polizia Howie atterra sull’isola di Summerisle per indagare sulla scomparsa di una dodicenne, Rowan Morrison. Gli abitanti non lo accolgono affatto cordialmente, e ostacolano le sue indagini, negando addirittura l’esistenza della ragazza. Scende la notte e il sergente è costretto a prendere in affitto una stanza in una locanda. Arrivato lì, il padrone gli presenta sua figlia, la giovane e avvenente Willow, e subito gli altri clienti iniziano ad intonare un motivetto, con espliciti riferimenti all’atto sessuale, e tutti ridono e sghignazzano su di lui. Howie, religiosissimo, è talmente infastidito da tutto ciò, che esce a fare una passeggiata, ma fuori dal locale assiste a delle scene di sesso libero, addirittura in pubblico, così, sconvolto, torna subito indietro e va nella sua stanza. Mentre prega, si accorge che Willow, nella stanza accanto, canta e balla nuda, chiamandolo e invitandolo a passare la notte con lei. Il poliziotto si rifiuta di concedersi ed il mattino seguente, alla richiesta di spiegazioni da parte di lei, egli risponde che, per rispetto della religione, è ancora vergine ed intende rimanerlo fino al matrimonio.
Si reca così alla scuola dell’isola per interrogare anche l’insegnante, ma ella nega di aver mai visto la ragazza e con lei il resto della classe; controllando il registro di classe, però, spunta fuori il suo nome e decide quindi di andare al cimitero per cercare la sua tomba. Dopo averla trovata, il custode del posto gli dice che se volesse aprirla, dovrebbe avere il permesso di Lord Summerisle (Christopher Lee), il signore dell’isola.
Howie è sempre più indignato per l’indifferenza che la popolazione dell’isola mostra verso gli insegnamenti cristiani, e anche perché essi sembrano professare un culto pagano verso gli dei della fertilità, e come se ciò non bastasse, la loro cultura immorale è caratterizzata di un’esplicita simbologia fallica e da riti per auspicare la fertilità femminile.
Il culto aveva avuto origine da quando un antenato di Lord Summerisle aveva reso fertile l’isola, e ogni anno, il primo di maggio, culminava con un rito che prevedeva, tra le altre cose, un sacrificio umano. Dopo aver ottenuto il permesso, apre la bara, ma dentro vi trova un coniglio morto.
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Fuori di sé si reca di nuovo da Lord Summerisle, per dirgli che ha intenzione di tornare indietro e di denunciare il fatto che sull’isola si praticassero dei sacrifici umani, ma l’indomani scopre che il suo aereo è stato sabotato. Essendo costretto a rimanere lì, inizia a fare il giro di tutte le case, in cerca di Rowan, ma intuisce che la ragazza sta per essere sacrificata.
Ruba il costume da Fool (buffone) e si unisce al grottesco corteo, fin quando non arriva il momento del sacrificio. Avendo riconosciuto la ragazza, cerca di portarla in salvo, ma si accorge ben presto che è una trappola, e persino la ragazza è d’accordo. La vittima sacrificale è lui stesso, un maschio vergine unitosi spontaneamente alla celebrazione, proprio come richiedeva la tradizione, e tutto per scongiurare un raccolto migliore di quello del tutto insufficiente dell’anno precedente. Catturato e imprigionato in un enorme fantoccio di paglia assieme ad altri animali con il suo stesso destino, muore bruciato vivo mentre prega per la sua anima.
IL REGISTA E IL SIGNIFICATO DEL FILM
THE WICKER MAN (”L’uomo di vimini”, 1973), film cult nel mondo, è stato recentemente riportato sugli schermi inglesi con molto successo. Il regista Robin Hardy, ospite d’onore insieme ad A. Varda in questa diciannovesima edizione del Bergamo film meeting, ha presentato il suo film ad una sala gremita di persone, tra cinefili, curiosi e giornalisti, sottolineando come molti hanno definito in modo erroneo il suo film come un film d’orrore quando invece si tratta di un film che, con i toni dell’humor nero britannico, porta in scena la storia dell’incontro dai toni ironici e beffardi tra un cristiano ed una società neopagana. Il sergente di polizia Howie (Edward Woodward) riceve una lettera anonima dalla comunità di Summerisle, un’isola al largo delle coste scozzesi, in cui gli viene chiesto di indagare sulla morte di una ragazza misteriosamente scomparsa. Il sergente, cristiano osservante, una volta arrivato nell’isola viene coinvolto in un “gioco”, architettato alla perfezione dalla comunità “pagana” di lord Summerisle (Christopher Lee) che lo vedrà diventare il loro capro espiatorio.
Il regista ha voluto sottolineare come il film si costruisce proprio su questo “gioco” che viene tessuto ai danni del sergente cristiano, che diventa una pedina mossa dagli abitanti nello scenario suggestivo dell’isola remota, un gioco che allo stesso tempo evidenzia la sua trama profonda costituta dallo scontro tra due diverse sensibilità religiose che non riusciranno a dialogare tra loro.
Robin Hardy ha parlato dei suoi studi e della forte curiosità da lui sempre nutrita nei confronti della religiosità e delle diverse forme in cui si esprime.
Robin Hardy, sebbene in Italia sia un regista pressoché sconosciuto, ha lavorato moltissimo come documentarista con il National film Board of Canada. Poi, spostatosi a New York, ha lavorato in televisione per la serie “Esso World Theatre”, dirigendo tra l’altro , nel 1964, uno studio sul teatro dell’india e sul teatro giapponese. Fu dopo queste esperienze che, tornato in Inghilterra, diresse nel 1973 THE WICKER MAN in cui si sente questo suo studio comparato delle religioni, infatti come lui stesso ha detto: “Tutte le cerimonie e i dettagli che mostriamo nel film sono o erano diffusi in Inghilterra e in Europa Occidentale: quello che noi abbiamo fatto è stato riunirli tutti insieme in uno stesso posto e in uno stesso momento.”
La religione pagana degli abitanti dell’isola scozzese nasce dalla fusione, creata volutamente dal regista, tra le varie credenze e simboli delle diverse religioni orientali e indigene, si tratta comunque di elementi tutti reali, veri (lo stesso uomo di vimini è reale, i Druidi lo usavano per bruciarvi le loro vittime sacrificali). C’è inoltre nel film anche una certa reminescenza del teatro Kabuki giapponese nelle maschere indossate dagli abitanti per i loro riti di espiazione e nelle loro danze tra i sentieri dell’isola.
Un film questo in cui convergono sicuramente tutte le esperienze precedenti di R. Hardy.
Anche se ci sforza di tirare fuori dal film un significato, quale potrebbe essere una vendetta dei pagani nei confronti dei cristiani soppressori delle loro credenze nel nome della loro giusta fede, non si riesce a trovarlo proprio perché, come ha detto il regista, il film parla solo di un “gioco”.
Antony Shaffer, lo sceneggiatore di THE WICKER MAN (sceneggiatore tra gli altri il film FRENZY di A. Htichcock), racconta la storia della nascita del film: ” Cominciò tutto in una maniera molto curiosa. Incontrai un amico Peter Snell, che allora dirigeva una compagnia di produzione, la British Lion. E con lui incontrai anche un altro amico che noi tutti conosciamo Christopher Lee, e ci dicemmo: “Perché non facciamo un film insieme?”
All’inizio del 1972 passammo un week-end a discutere l’evoluzione dell’horror film e la consunzione dei vecchi motivi, come tutte quelle storie basate sul diavolo come antitesi della cristianità. Pensammo così alla fine di girare un film che fosse sì un horror di qualità superiore ma che andasse nella direzione della magia vera, quella in cui la gente crede che le cose abbiano un potere reale, effettivo.
Però non volevamo tutte le cianfrusaglie e i costumi del periodo della primitiva Inghilterra e pensammo di ambientare la storia nella nostra epoca. Durante quel week-end lavorammo all’intreccio: avremmo cercato un isola, ci saremmo concentrati su aspetti precisi, ci sarebbe stato un personaggio che finiva sull’isola, questo personaggio doveva essere attirato da una qualche esca e alla fine c’era un sacrificio umano”.
Il grande Christofer Lee, ricordato con affetto dal regista, durante la fase di lavorazione del film non poté far altro che affermare: “Diciamocelo: ci sono delle ben strane comunità in questo mondo”
Myrddin - Merlino









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