LA CONTINUITA’ STORICA del Druidismo grazie ai Bardi del Galles

La dottrina druidica è pervenuta fino ai nostri giorni grazie al bardismo celtico

LA CONTINUITA’ STORICA del Druidismo attraverso i Bardi del Galles

di Myrddin - Merlino

E’ interessante mettere in evidenza quanto molti, che ostinatamente ignorano (o non conoscono) le fonti storiche a nostra disposizione, rifiutano per ingiustificato pregiudizio: ovvero che vi sono elementi forti di continuità storica tra il druidismo antico e quello moderno.

In realtà per quanto riguarda i bardi [che sono la funzione dei druidi che è riuscita a sfuggire alla persecuzione cristiana perchè oltre che incantatori erano anche poeti e musicisti, e hanno mantenuto la loro dottrina druidica sotto una superficiale riverniciatura cristiana] esiste, in Galles, una continuità storica ininterrotta, e addirittura documenti filosofici come le triadi bardiche o Barddas che ci forniscono preziosi elementi per poter consentire ai più seri ordini druidici esistenti (in Bretagna e Inghilterra, e tutti seguaci del rito gallese) di poter praticare in modo serio e coscienzioso il druidismo.

Ecco on line il testo della Barddas (che sotto una superficiale forma a volte cristiana rivelano autentico pensiero panteistico e anche direttamente pagano, come nella triplice ripartizione dei precetti conformemente alla triplice ripartizione funzionale delle antiche società indoeuropee)
http://www.summerlands.com/crossroads/library/slideviewer/barddas.html

Questi testi, Barddas, sono scritti in gallese e compilati nel XVI secolo dal bardo e studioso gallese Llewellyn Sion di Glamorgan.

Secondo il noto studioso irlandese Thomas William Hazen Rolleston (nella sua opera I miti celtici, Tea ediz. P. 298)
“l’ordine dei bardi possedeva senza dubbio una Dottrina del genere. Quell’ordine fu presente nel Galles CON UNA CERTA CONTINUITA’. E anche se nessun critico si fiderebbe mai a costruire la teoria di una dottrina precristiana basandosi su un documento del XVI secolo, non sembra tuttavia saggio scartare completamente la possibilità che alcuni frammenti di antiche credenze possano essere sopravvisuti nella tradizione bardica fino ad un’epoca così recente”.

Aggiunge Rolleston, il cui testo è una fonte fondamentale e affidabilissima per lo studio della mitologia celtica, che “in ogni caso i Barddas sono un’opera di interesse filosofico notevole, e se anche rappresentassero solo una particolare corrente del pensiero cimrico del sedicesimo secolo, meriterebbero la considerazione degli studiosi di questioni celtiche. Non hanno la pretesa di essere un’opera puramente druidica, dato che in essa figurano numerosi personaggi ed episodi di tradizione cristiana. Ma A TRATTI SI INCONTRA UNA VENA DI PENSIERO CHE CERTAMENTE, QUALSIASI ALTRA COSA POSSA ESSERE, NON E’ CRISTIANO E RIVELA UN SISTEMA DI PENSIERO INDIPENDENTE” (pag. 299).

Da segnalare che in Galles esiste anche una interessante tradizione secondo la quale là dove nelle Barddas si nomina Dio, occorre invece leggere Dei (o anche la Dea Madre e il Dio Bambino), che ritengo metta in luce l’aspetto più vero del testo, che fa riferimento alla Divinità in senso generale ….

E l’eccellente studioso Christian Guyonovarc’h ritiene che “I Barddas non vanno esclusi da un discorso sulla religione celtica” (La societe celtique, pagg. 185-188).

Quanto alla conoscenza di incantesimi e forme di concentrazione-meditazione, gli antichi racconti irlandesi, e la tradizione bardica scozzese, hanno tramandato l’imbas forosnai, il teinm Iaeda e il dichetal do chennaib (e il metodo bardico di ottenere l’Ispirazione, l’Awen, anche poetico-letteraria può essere riprodotto ancora oggi, vedi ad esempio la fine del libro di Ceitlin Matthews, I Celti, Xenia editore)

Dal Dio Dagda, ai Druidi e Bardi, un filo initerroto di tradizione druidica.

Più e più volte sono nominati, nell’epica irlandese, musici dotati di queste doti particolari. Ad esempio, poco dopo il ritrovamento, riportato più sopra, della spada Orna da parte di Ogmè, il dio In Dagda riprende possesso di un’arpa che gli era stata rubata dai mitici Fomoire. Questa, lungi dall’essere raffigurata come un mero oggetto, ha ben due nomi che indicano il rispetto che i Celti dovevano a questo tipo di strumento. Si dice inoltre che In Dagda “aveva racchiuso le proprie melodie” nell’arpa.

Il dio, poi, la utilizza per suonare le “tre arie che distinguono l’artista”, facendo dapprima lacrimare, quindi piangere ed infine addormentare i Fomoire che stavano per attaccarlo, e riuscendo così ad andarsene incolume. Tale episodio è ben esplicativo del grande rispetto che la gente comune attribuiva ai bardi. I Celti erano grandi amanti della musica; a tutt’oggi possiamo ascoltare con ammirazione gli armoniosi brani degli artisti contemporanei, che hanno saputo conservare l’incanto e la magia dei loro predecessori. Un altro aneddoto molto significativo è il fatto che l’Irlanda, dopo le innumerevoli invasioni di popoli mitologici, sia stata conquistata definitivamente, secondo la leggenda, non dalle armi ma dall’arpa e dal canto di Amergin, il poeta.

I Celti avevano un grande rispetto per tutte le categorie di artisti, dai bardi agli artigiani. Questi ultimi, chiamati aes dana, godevano di privilegi spesso non accordati nemmeno alla nobiltà, come ad esempio la possibilità di varcare impunemente i confini tribali.

La distinzione dei ruoli e delle competenze di Bardi, Ovati e Druidi già trattata dal greco Strabone nella sua Geographia (IV, 4, 198) diviene canonica e ricorre, senza alcuna aggiunta degna di nota, in una serie di testimonianze che accennano all’esistenza di questi sacerdoti-filosofi, cercando di instaurare parallelismi con la filosofia greca.

La figura del Bardo

Il bardo era in origine un poeta di corte e tale rimane in Galles per tutto il Medioevo. Componeva eulogie o biasimi, ma senza far uso della scrittura. In Irlanda invece, il bardo è stato poi sostituito dal file, al quale competeva anche la scrittura, in origine un “veggente”, poi anche poeta. In antico comunque, i bardi appartenevano alla classe sacerdotale, come dimostra l’estrema complessità della metrica irlandese codificata.

Vi erano “bardi liberi”, soerbaird, e “bardi non liberi”, doerbaird, e le due classi si ripartivano in otto livelli. Venivano ricompensato a seconda della lora bravura e della generosità di colui a cui il poema era rivolto, mentre i compensi dei filid erano fissati per legge. Bard: (Bard Dance) Poeta, raccontastorie, cantore. Nel significato originale, è un compositore celtico di panegirici e di satire; più generalmente, un poeta-cantore tribale, capace di comporre e recitare versi sugli eroi e sui loro atti. Fin dal primo secolo d.C., l’autore latino Lucano si è riferito ai bardi come a poeti o menestrelli nazionali della Gallia e della Bretagna.

Nella Gallia la figura istituzionale del bardo è sparita gradualmente, mentre in Irlanda e nel Galles è sopravvissuta.
Il bardo irlandese, con i suoi canti, ha conservato una tradizione di elogi poetici. Nel Galles, in cui la parola “bardo” è sempre stata usata per indicare il poeta, l’ordine bardico è stato codificato nei gradi distinti nel decimo secolo. Malgrado un declino dell’ordine verso la fine del Medio Evo europeo, la tradizione gallese ha resistito ed è celebrata nell’annuale “Eisteddfod”, un’assemblea nazionale di poeti e di musici. http://members.xoom.virgilio.it/cursum/B.htm

Il Bardo presso gli antichi popoli, alle corti dei re e infine nel romantico periodo che rievocò la sua memoria

I bardi erano, presso i popoli celtici, quei poeti cantori che accompagnandosi con l’arpa narravano di avvenimenti storici o leggendari, inni religiosi o genealogie (che invero erano talvolta più lunghe della leggenda in sè). In Gallia scomparvero con la conquista romana, sopravvivendo invece in Irlanda, in Scozia e nel Galles, dove furono i depositari delle tradizioni orali celtiche, soprattutto dopo la conquista anglosassone e normanna. I bardi erano strettamente legati alla corte del loro signore di cui celebravano le gesta e gli antenati; la ‘professione’ era ereditaria e i motivi e i temi venivano tramandati di padre in figlio. Nel X secolo i bardi erano tenuti in grande conto nella corte e, in particolare in Irlanda e nel Galles, essi avevano importanti privilegi. Per esempio i bardi gallesi erano divisi in molte classi secondo l’argomento, il metro e il capo a cui erano addetti; il bardo del re era considerato un funzionario della corte: aveva il posto d’onore nei banchetti, l’esenzione da ogni tassa e aveva diritto a parte dei bottini di guerra. Con l’andar del tempo queste parvero decadere; nel XIV secolo i re d’Inghilterra vietarono ai bardi di esercitare la loro attività nelle regioni più bellicose, dove la loro poesia sovente esortava i popoli alla ribellione. Dopo il 1461 la classe dei bardi fu riordinata e ottennero il titolo solo coloro che ne ebbero l’approvazione ufficiale. Se ne ha notizia fino al XVII secolo. La poesia bardica tornò di moda verso la fine del XVIII secolo, sotto l’influsso della concezione romantica. Concezione che vedeva il bardo come profeta del proprio popolo, poeta affascinato sullo sfondo di una reminiscenza barbara e primitiva. E così i nomi si susseguono: Thomas Gray nell’ode The Bard (1757), James Macpherson con i suoi Canti di Ossian (1763) che divulgò la poesia bardita in tutta l’Europa. Il movimento si spostò quindi dall’Inghilterra in Germania, dove lo spirito poetico dei popoli germanici trovarono la propria espressione proprio nella figura del bardo. Infine l’influsso della poesia bardita in Italia si manifestò con la traduzione che Melchiorre Cesarotti diede dei Canti di Ossian, con l’Arminio di Ippolito Pindemonte e con Il Bardo della Selva Nera di Vincenzo Monti

INFINE

Aweniti e Imbas Forosnai

Giraldus Cambrensis (c. 1147 - c. 1223) menziona nella sua Description of Wales una classe di persone chiamate Awenithion, e che sembrano praticare un’arte strettamente imparentata con quella descritta per l’Irlanda druidica dal Glossario di Cormac come imbas forosnai (scienza che illumina, in base alla quale il file-bardo mastica. carne di maiale rosso, di cane o di gatto e in seguito depone il pezzo masticato su una pietra piatta dietro un’entrata, e lo offre agli Dei con un incantesimo, invocandoli ripetutamente. Se l’indomani il pezzo è sparito, “incanta le sue due palme e se le tiene sulle guance finchè non si addormenta. Poi lo vegliano, affinchè egli non sia infastidito o turbato prima che tutto gli venga rivelato..” e in tal modo accede alla conoscenza del futuro).

‘Sunt et in hoc Kambriae populo quod alibi non reperies, viri nonnulli, quos Awennithion vocant, quasi mente ductos. Hi super aliquo consulti ambiguo stsim frementes spiritu quasi extra se rapiuntur, et tanquam arrepti fiunt. Nec incontinenti tamen quod desideratur edisserunt ; sed per ambages multas, inter varios quibus effuunt sermones nugatorios magis et vanos quam sibi coherentes, sed omnes tamenornatos, in aliquo demum verbi diverticulo qui responsumsolerter, observat quod petit accipiet enucleatum. Et sic denique de hac extasi tanquam a somno gravi ab aliisexciantur, et quasi per violentiam quandam ad se reverticompelluntur. Ubi et duo notanda reperies ; quia post responsum, nisi violenter excitati et revocati, ab hujuscemondi quasi furore reverti non solent, et quod in se reversi, nihil horum omnium, qua ab his interim prolata sunt, ad memoriam revocabunt. (unde et, si forte super hoc iterum vel alio consulti dicere debeant, aliis omnino verbis et alienis enantiabunt ; ) forsan sicut per phanaticos et emergumenos spiritus interdum loquuntur, quanuam ignaros. Solent autem eis haec dona plerumque in somnis per visiones infundi. Quibusdam enim videtur, quod eis schedula inscripta ori imponatur. Et statim a somno erecti et conori effecti, se gratiam hanc suscepisse publice profitentur.’

‘There are certain persons in Cambria…called Awenyddion, or people inspired; when consulted upon any doubtful event, they roar out violently, are rendered beside themselves, and become, as it where, possessed by a spirit. They do not deliver the answer to what is required in a coherent manner; but the person who skilfully observes them will find, after many preambles… The desired explanation conveyed in some turn of a word: They are then roused from their ecstasy, as from a deep sleep, and, as it where, by violence compelled to return to their proper senses. After having answered the questions, they do not recover until violently shaken by other people; nor can they remember the replies they have given…These gifts are usually conferred upon them in dreams: some seem to have sweet milk or honey poured on their lips; others fancy that a written schedule is applied to their lips, and on awakening they publicly declare that they have received this gift.’
The Journey Through Wales / the Description of Wales. Geraldus Cambrensis Trans. L. Thorpe 1978 Book1 Ch 16 (translation citation courtesy of Ken Waldron)

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Pubblicato il sabato 29 novembre 2003 in: Druidismo Antico

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