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A cura di Myrddin - Merlino
Pubblicato il 02/04/2004
Preziosi chiarimenti su un esempio importante di armoniosa integrazione tra celti, etruschi ed italici
Monte Bibele: armoniosa integrazione celti-etruschi (Kruta) Un prezioso chiarimento sulle vicende di Monte Bibele ci viene offerto da Venceslas KRUTA, nella sua recente opera La Grande storia dei celti, Newton & Compton edizioni Roma 2003. Scrive Kruta (pag. 212-213): "L'esame dei corredi funerari dei Boi fra IV e III secolo a.C. dà l'impressione di una armonica integrazione, forse grazie ad aleanze matrimoniali fra nobili gallici e donne dello stesso rango di origine etrusca o italica. Quest'ipotesi è stata recentemente suffragata dalla situazione del sito di monte Bibele. La necropoli corrisponde a un piccolo agglomerato del tipo castellum, una specie di borgata a metà strada fra un insediamento e un centro urbano. Vi possiamo osservare a partire dal secondo terzo del IV sec. a.C. , quindi molto avanti le prime sepolture identificate delle necropoli bolognesi, la coesistenza di gruppi ben distinti. Innanzitutto i guerrieri armati della cultura di La Tene, all'inizio cremati (gli unici ad esserlo), ma dopo breve tempo anche inumati; le tombe raggruppano quasi tutti gli oggetti in stile La Tene, non solo le armi, a cui si aggiungono il pilum e l'elmo celto-italico, ma anche fibule, perfettamente paragonabili agli esemplari transalpini. L'elemento della popolazione che possiamo considerare indigeno è costituito da uomini inumati senz'armi e da donne che, in base ai nomi incisi su alcune terracotte, erano di ceppo atrusco. Qui gli arredi contengono fibule derivate da antiche forme locali. Questa fusione di elementi diversi e la diffusione capillare della koinè celto-italica sono rilevabili anche in altri complessi funerari..." Su Marzabotto Kruta sfata il luogo comune del conflitto tra celti e etruschi, laddove scrive (pag. 211) "C'è chi dice che a distruggerla siano stati gli invasori galli, ma possiamo ipotizzare che furono gli abitanti stessi ad abbandonarla. Una piccola comunità celtica sotterrò in seguito i suoi morti tra le rovine". Il villaggio celtico-etrusco di Monte Bibele
Verso la fine del IV secolo a.C. si inseriscono, nella comunità etrusco-padana, in maniera apparentemente non traumatica, alcuni individui armati, dei guerrieri.
Non sono etruschi, hanno armi e fibule che trovano confronti con quelle dell'area transalpina: sono Celti.
A Monte Bibele, come già a Bologna per lo stesso periodo, è quindi attestata la fase di convivenza pacifica tra le due comunità, etrusca e celtica, una completa fusione, sancita da matrimoni di alleanza tra personaggi di rango.
... si può dire che nella necropoli di Monte Bibele si afiancano tombe di uomini e donne etruschi, che mantengono la propria identità etnica e culturale, e tombe di uomini stranieri, e che anche tra questi e quelle sono sicuramente attestate nioni matrimoniali. (pagg. 90-91 Maria Teresa Grassi, I celti in Italia, Longanesi & C., MIlano, 1991).
Scrive Daniele Vitali, I Celti in Italia, nell'opera Collettiva I Celti, MIlano 1991, atti della Mostra di Venezia del 1991, palazzo Grassi, a pag. 240
"viene naturale pensare a matrimoni di alleanza tra persone di rango di opposti schieramenti per sancire il superamento e la fine di una situazione di contrasti: una etrusca che avrebbe sposato un capo celta".