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Antichi Celti

I Celti della Transpadana erano autoctoni

A cura di Myrddin - Merlino

Pubblicato il 01/05/2004

I popoli prealpini della parte occidentale della Valle padana possono essere considerati come celti autoctoni

foto intervento I Celti della Transpadana erano autoctoni
La ricerca archeologica più recente (De Maranis, Arslan, Prodocimi, Kruta) è approdata negli anni novanta a questa conclusione: la cultura golasecchiana e, con essa tutte le culture protostoriche che sono evolute verso i modelli lateniani in epoca storica, sono celtiche.
In pratica, i popoli prealpini della parte occidentale della Valle padana possono essere considerati come celti autoctoni. Secondo alcuni, discendono direttamente da essi gli Insubri e i Cenòmani, che vissero tra il Ticino e il l'Adige in tempi storici. Ovvero le tribù transalpine che occuparono i territori tradizionalmente ascritti ad Insubri e Cenomani si mescolarono pacificamente con i cugini golasecchiani.
La prima celtizzazione del nord della penisola italiana viene individuata nel fondamentale testo Celti in Italia di Venceslas Kruta e Valerio M. Manfredi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1999, già nell’età del Bronzo (che Alexandre Bertrand ancora nella seconda metà dell’800, preferiva chiamare, per Francia e Italia Settentrionale, "era celtica") e ha trovato sviluppo organico (peraltro preceduto dalla civiltà di Canegrate, che ne anticipa forme e sviluppi) con la Civiltà di Golasecca (iniziata nel XII secolo a.C.), che a ragione viene considerata come una delle prime "civiltà celtiche" dell’intero continente europeo.
Non è perciò strano che proprio nell’area archeologica golasecchiana sia stata rinvenuta la più antica testimonianza di una lingua celtica in Europa: da un corredo funebre del secondo quarto del VI secolo a.C., individuato nei pressi di Castelletto Ticino, rileviamo infatti il famoso genitivo gallico in alfabeto etrusco-capenate - Xosoio - graffito su vaso.
Dal testo emergono poi i continui riferimenti allo scambio culturale, etnico e commerciale con le popolazioni alpine (tra cui i camuni!) e transalpine che vede un intreccio di relazioni fortissimo tra gli antenati di quelli che saranno i futuri popoli del Centro Europa.
L'invasione celtica "storica" o "lateniana" dell’Italia è ricca di vicende storiche e militari che videro il confronto e lo scontro tra i Celti, e le popolazioni mediterranee e latine, e realizza una sovrapposizione (in PIemonte orientale e in gran parte della Lombardia) con la preesistente cultura celtica di Golasecca..

Correggere la "Vulgata" storica sui Celti "invasori" della Valle padana
Se il quadro che si presenta ora agli storici odierni è quello di una frequentazione pacifica e di contatti di vicinato che si prolungano per secoli, si era creduto invece fino a poco tempo fa che i popoli celti fossero notevolmente distanti non solo geograficamente, ma anche culturalmente dagli italici del nord Italia.
Per cui la calata di genti celtiche a partire dal V° secolo venne dipinta per lungo tempo come la discesa di popoli estranei, meno civilizzati e "sconosciuti" in una terra ricca e appetibile. Venne creata l'opposizione semplicistica tra la barbarie dei Celti e la civiltà del mondo mediterraneo.
La "Vulgata" poggia principalmente sul racconto di due storici antichi: Polibio e Tito Livio. Polibio scrive verso la metà del II° secolo:
I Galli che frequentavano gli Etruschi a causa del vicinato e avevano osservato con invidia la bellezza del paese, con un futile pretesto li attaccarono di sorpresa con un grande esercito, li cacciarono dalla regione del Po ed occuparono essi stessi la pianura (II, 17).
Kruta commenta: "l'invasione è presentata come un avvenimento inatteso, che faceva seguito a un periodo di relazioni pacifiche".
Tito Livio distingue cinque successive ondate di gruppi celtici secondo lo schema fisso dello scavalcamento delle prime aree insediate. Così i primi a scendere in Italia furono i Biturigi di Belloveso; nella seconda ondata i Cenòmani si stanziarono nell'area bresciano-veronese al di là degli Insubri (considerati indigeni dai romani); terzi furono Libui e Salluvi (che poi si fusero con gli Insubri); i Boi, arrivati più tardi, passarono il Po con i loro alleati Lingoni; infine i Sénoni, nell'ultima ondata, oltrepassarono i Boi e i Lingoni per occupare l'estremo lembo della pianura padana e parte del Piceno.
Contro le spiegazioni semplicistiche
Vi è chi per lungo tempo ha pensato in questi termini:"i Celti erano ancora un popolo allo stato tribale, la loro cultura era ad un livello nettamente inferiore a quella italica dello stesso periodo, mentre la pressione della popolazione e la carenza di terra era così acuta" (Ogilvie) che l'invasione della Valle Padana nel corso del V° secolo divenne inevitabile.
Al contrario, l'enorme sviluppo socio-economico della Gallia centrale tra VII e VI sec. a.C. "presuppone accumuli di ricchezza e surplus adeguati ad uno sfruttamento di forza-lavoro tale da poter richiedere un provvedimento di ver sacrum" (Torelli) come quello che ebbe per protagonista Belloveso e che viene parimenti raccontato dalla tradizione.
Oggi queste descrizioni sono considerate puramente dei resoconti che riflettono la realtà storica in modo molto indiretto e tale da richiedere una chiave di decifrazione che non è quella indicata dalla trafdizione strogiorafica della "vulgata".
L'archeologia definisce infatti un quadro abbastanza diverso (Foraboschi), la celtizzazione dell'area prealpina nella Valle padana occidentale è molto più antica.
Correttamente Kruta:rileva che "i Celti cosiddetti storici (assimilabili alla Cultura lateniana - V° sec.) corrispondono solo a una frazione dei popoli di lingua celtica che vivevano in Europa alla metà dell'ultimo millennio a.C.". Tra di essi va inclusa certamente la cultura di Golasecca, che si diffuse nell'arco prealpino tra Lombardia e Piemonte. Quindi gli Insubri e i Cenòmani esistevano già in tempi protostorici come popoli, ancora prima delle migrazioni storiche d'Oltralpe.
In conclusione, ciò che dovrebbe colpire nei rapporti tra gli Italici e i Celti non è tanto la penetrazione verso sud nel V° secolo di quest'ultimi, ma l'intensa influenza culturale che i Celti continentali ricevettero dai centri della nostra penisola per via di rapporti continuativi che duravano da secoli. Le classi agiate effettuavano scambi commerciali al di qua e al di là delle Alpi ben prima del V° secolo a.C.: quindi anche tra i Celti c'era un'élite molto sviluppata, in grado di trattare alla pari con le élite italiche. Sicuramente una delle prime aree celtiche interessate a questi scambi fu quella intorno a Marsiglia" (colonia fondata dai greci di Focea).

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