Cosa vorresti?
A cura di Myrddin - Merlino
Pubblicato il 15/05/2004
Noi propendiamo troppo a considerare i Romani come coloro che ci hanno portato la civiltà, mentre i Romani non hanno mai fatto altro che adattare ai propri bisogni la civiltà altrui.
L'Occidente è l'erede dei Celti
Si sono dette a proposito dei Celti, tante e poi tante cose inesatte e sciocche che era opportuno tentare di correggere.
Noi siamo prigionieri degli stereotipi della nostra infanzia: "I Galli vivevano in capanne, ecc.".
Noi propendiamo troppo a considerare i Romani come coloro che ci hanno portato la civiltà, mentre i Romani non hanno mai fatto altro che adattare ai propri bisogni la civiltà altrui.
Quanto hanno realizzato grazie alla civiltà ellenistica è immenso.
Quanto hanno preso ai Galli rappresenta una parte importante della civiltà imperiale romana.
Vi sono dunque giudizi da rettificare alla luce di fatti dell'antichità riferiti da scrittori ai quali si è sempre negata attendibilità.
Secoli di cultura ufficiale basata su una fede cieca e arbitraria in sedicenti modelli greco-romani ci hanno fatto perdere di vista l'essenziale, vale a dire che L'OCCIDENTE È L'EREDE DEI CELTI,
E' affermando questa eredità che si deve da un canto ritrovare i Celti nella manifestazioni ATTUALI dei loro miti, e d'altro canto trarre la lezione di tale insegnamento del passato per prospettare un futuro, una cultura, una civiltà.
Poichè l'Occidente è in cerca di un nuovo umanesimo, in cerca d'un ideale, perchè non potrebbe trovarlo nel rendere ancora attuale un certo passato?
... (non si tratta) soltanto di cercare di capire, ma, ..., di cercar di cambiare l'archeologia, la mitologia, le considerazioni storiche (che) non debbono essere opere di esumazione e di imbalsamazione, ma opere costruttive.
"Per questo", dice Andrè Breton "abbiamo dovuto batterci contro tutto ciò che nell'occidente cospirava alla rimozione 'vergognosa' del suo passato, come conseguenza durevole della legge del più forte, imposta diciannove secoli fa dalle legioni romane.
E' storicamente indubbio che quest'opera sia stata resa possibile dal sentimento, generalizzatosi assai presto, della flagrante sproporzione per difetto tra le condizioni di vita da poco definite per questo pianeta, a cominciare dall'energia nucleare, e le abitudini di pensiero di un'epoca tramontata.
Perciò un sussulto atavico ci spingeva a domandarci quali fossero le aspirazioni profonde dell'uomo delle nostre contrade prima che il giogo greco-latino venisse a gravare su di lui? (Andrè Breton, Braise au Trépied de Keridwen, prefazione a Le grands bardes gallois, Falaize 1956 p. 9-11)
Jean Markale, I Celti, Mondadori, Milano, 2001 pag. 18
André Breton, guida spirituale del Surrealismo, nel Manifesto del 1924 sostiene che le virtù e le potenzialità dell'irrazionale sono un mezzo per ampliare la sfera della coscienza e affermare la libertà dell'uomo: "Credo alla futura soluzione di questi due stati in apparenza contradditori, che sono il sogno e la realtà, in una specie di realtà assoluta, di surrealtà, se così si può dire. È alla sua conquista che sto andando".