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nbsp;I Cantori di Carpino e le Tarantelle del Gargano
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La serenata ad personam (per conto proprio, quando era l’innamorato ad essere il cantatore, o su commissione) era in passato il momento più importante per l’esecuzione di canti tradizionali di Carpino. Gli stessi canti che venivano utilizzati in una pluralità di occasioni: nell’ambito dei lavori campestri, durante la pesatura del grano in estate, la raccolta delle olive in autunno; nelle feste, specie durante il carnevale, sulle melodie strumentali dei balli, sul ritmo delle varie Tarantelle alla muntanara. La serenata a Carpino, come in altri paesi del promontorio, era di due tipi: d’amore e di sdegno.
La serenata d’amore (purtà la canzonë) era suddivisa in sei parti:
a) strofette di apertura (sunettë dë salutë)
b) strofette prima della canzone (sunettë primë dëlla canzonë )
c) canto a distesa, serenata vera e propria (canzonë)
d) strofette di scusa dopo la canzone (sunettë dë scusë dopë la canzonë)
e) strofette (sunettë)
f) strofette di commiato (la bonaserë).

La serenata di sdegno, invece, era caratterizzata da una successione di stramurtë, ad andamento sillabico. I testi dei canti dei sonetti di stramurtë, anche se di segno opposto a quelli d’amore, erano identici sotto il profilo musicale.
La Tarantella di Carpino è la forma più evoluta di tarantella che sianbsp; possibile ascoltare: qui il ballo ha superato la sua antica funzione
rituale e si è stemperato in sublimi forme di poesia e di canto che risuonano ancora oggi nelle serenate portate di sera in giro per il paese.
Nel frattempo hanbsp; varcato i confini dei suoi luoghi di origine, veicolato dai migliori interpreti del folk revival, e l’eco di
una diffusione internazionale questo genere ha innescato un effetto di ritorno sulla stessa Carpino, dove oggi le nuove generazioni tributano un riconoscimento senza precedenti ai grandi maestri della tradizione. E Andreanbsp; Sacco classe 1911 con la sua favolosa chitarra battente,nbsp; Antonio Piccininno classe 1916, castagnole e voce e Antonio Maccaronenbsp; classe 1920 chitarra francese, l’età dei componenti di questo gruppo è garanzia di originalità della loro musica, veramente tradizionale.nbsp; Non Folkorismo, ma testimonianza autentica di un patrimonio di cui sono gli ultimi interpreti, ed insieme ad altri continuano a scrivere e ad inventare,nbsp; di modo che il patrimonio musicale pur conservando l’essenza delle sue purissime radici passa ad assumere uno straordinario carattere contemporaneo. Pur non essendo considerati dei professionisti, all’occorrenza si riuniscono per prestare ‘la loro opera’ anche per le semplici serenate e le feste di paese lo stesso Sacco con entusiasmo da ragazzino ha cominciato a girare per l’Italia a portare sul palco il suo concerto, accompagnato danbsp; Maccarone e Piccininnonbsp; e da un gruppo di cinque giovanissimi di Carpino (tra i tredici e i venti anni) che accompagnano i loro nonni nell’inconfondibile fantastico stile carpinese Per l’autenticità e il valore culturale del loro lavoro sono stati avvicinati, fin dagli anni ‘50, da studiosi di tradizioni popolari.nbsp; Ednbsp; Eugenio Bennato e’ tra questi, che negli anni ‘70, ha iniziato un lavoro di approfondimento dei contenuti e dello stile di alcune forme musicali garganiche.
La “Tarantella del Gargano” è in realtà un repertorio vastissimo di canti detti “sonetti” che nel paese di Carpino (FG), i vecchi cantori portavano
come “serenate” in giro per le strade e alle finestre del paese: voce, chitarra battente, chitarra “francese” e tamburello. Si tratta di canzoni
d’amore su un ritmo di tarantella lenta, nelle forme dette “Montanara” (da Monte S. Angelo, in tono minore), “Rodaniella” da Rodi Garganico, in
tonalità maggiore), e “Viestesana” (da Vieste, in modo misto). 
Come avviene l’incontro tra il cantautore partenopeo all’arzillo Andrea Sacco?
Lo stesso Sacco ci racconta: - Lo invitai a casa mia a prendere un caffè -nbsp; - e gli feci sentire la mia ‘Garofano d’ammore‘ che lui registrò promettendomi che l’avrebbe inclusa nel suo repertorio».
Eugenio mantiene la sua promessanbsp; enbsp; «Garofano d’ammore»,nbsp; danbsp; titolo ad unnbsp; lavoro di Eugenio Bennato, frutto di un lungo lavoro di ricerca sul territorio pugliese, è un esempio della forma del canto tradizionale carpinese:nbsp; il sonetto, che rientra nel modello dello strambotto meridionale. La parte centrale dell’intera esecuzione, detta Canzone, rappresenta la serenata vera e propria e si avvale di un’ampia libertà vocale consentita dalle particolari tonalità della chitarra battente.
Lo stesso Bennato, durante i suoi concerti coglie spesso l’occasione per raccontare delle sue esperienze di ricercatore di tradizioni popolari del Gargano
![]() | nbsp;nbsp;nbsp; | E’ questo uno strumento tipico dell’area meridionale di cui Carpino era uno dei centri di produzione. Andrea Sacco è l’ultimo possessore di una chitarra battente qui costruita nel 1924 da Francesco Paolo Cozzola, detto Fascianeddë, artigiano di Carpino. «Costava venticinque lire - racconta Andrea Sacco - e la pagai con i soldi delle serenate. Il mio strumento è fatto di legno di ciliegio, noce e faggio, con cinque corde e la buca coperta da una pergamena». |
Velardiniello










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