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E’ piovuto per tutto il pomeriggio. Il solito temporale estivo, l’acqua e’ venuta giu’ fitta fitta.
La Preoccupazione e’ che il Concerto degli Arche’e Nico Berardi Ensamble, venga rinviato.
Chiamo Tonino Esposito, l’organizzatore, sul cellulare, il quale dopo avermi “cazziato” mi tranquillizza.
Sono appena le 18 e fino alle 21 di stasera c’e’ tempo.
La pioggia man mano dirada fino a cessare completamente.
L’appuntamento e’ al Chiostro di San Francesco per le ore 19.
Lo incrocio infatti con Nico Berardi mentre insieme escono da un Bar, nei pressi del Chiostro.
Arriva anche Gianni Perilli e tutti insieme ci incamminiamo verso il Chiostro.
Giungono da lontano le note di una musica a me familiare: riesco a distinguere l
a zampogna di Piero Ricci, e l’organetto di Ernest.
Prendo posto in prima fila, in una comoda posizione che mi permetta di fotografare gli artisti. 
Intorno a me fervono i preparativi: prove microfoni, prove luci
Prima del concerto scambio un po di chiacchiere con il simpaticissimo Nico Berardi, manca poco all’inizio, le porte si aprono e le sedie incominciano a riempirsi, ci sono un sacco di turisti stranieri, con macchine fotografiche e telecamere, sono molto affascinati da questa musica tradizionale:nbsp; La locandina dello spettacolo ha infatti una doppia traduzione in inglese che recita:
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THE ITALIAN BAGPIPES
ARCHE’
GRUPPO ETNICO INTERNAZIONALE
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Le Luci si abbassano e ad esibirsi per primo e’ nbsp;Nico Berardi con il suo gruppo di musicistinbsp; con il suo spettacolo IL SOFFIO DELL’OTRE - TRADIZIONE E NUOVA MUSICA PER ZAMPOGNA
con lui ci sono: Lello Patruno: vibrafono, tamburi, percussioni, Mario Ancora: fisarmonica, organetto
Salvatore Anc
ora: contrabbasso,nbsp; e Nico: zampogna, flauti etnici, chitarra, charango.
onsiderato in assoluto tra i migliori “zampognisti” sulla scena internazionale, lo spettacolo – costituito da composizioni ispirate alla musica popolare, classica, jazz, alternate a brani della tradizione – ha per protagonista la zampogna, sorprendentemente rivisitata in chiave contemporanea in una inedita combinazione con vibrafono, percussioni e contrabbasso.
L’uditorio è condotto su percorsi sonori inesplorati e suggestivi dove brani di forte tensione emotiva si alternano a virtuosismi strumentali e ritmici.
Ne risulta uno spettacolo colto, sorprendente, raffinato e coinvolgente.
Nico dal palco fa una breve presentazione dello strumento e per ogni brano c’e una piccola introduzione descrittiva, questa la scaletta:
Onde - Sona Bella Viva (trad. calabrese) - Ottobre - Gargano -
Fero - Tarantella del ‘600 (trad. pugliese/campano)
Mala Lehota - Novena Siciliana (trad. siciliano)- Vento - Il Viaggio
Nico e’ autodidatta ha imparato a suonare da solo, e senza alcuna difficolta’ passa dalla zampogna al clarino, alla chitarra ed al charango. Non ha mai abbandonato gli studi scolastici, una brillante laurea in geologia, e dopo aver lavorato per diversi ann
i, ha deciso ora di dedicarsi completamente alla musica
Tocca ora agli Arche’, il concerto si apre con Mainarde, un brano che hanno voluto dedicare alla catena montuosa che abbraccia la zona molisana e laziale, dove sopravvivono ancora pochissimi artigiani costruttori di zampogne.
Piero Ricci, ci introduce un po’ alla storia della Zampogna, ricordiamo che Piero incomincia a suonare a soli sei anni la fisarmonica per volere del padre, ed ha continuato poi, studiando flauto al Conservatorio, ma doveva arrivare ala zampogna continuando anche una tradizione di famiglia, lo zio di San Polo Matese è stato l’unico zampognaro molisano a ricevere la zampogna d’oro ad Erice mentre il nonno è stato primo clarino al Metropolitan di New York. E Piero, per non smentire una ottima tradizione di famiglia, è considerato il miglior suonatore al mondo di zampogna. Scoprendo inaspettate doti di liutaio ha costruito in proprio la sua zampogna, che dai due accordi tradizionali ha raggiunto un impianto armonico unico e straordinario che conta una decina di accordi. Il risultato: la sua zampogna è stata definita la migliore cornamu
sa al mondo in fatto di armonia.
Tra le sue partecipazioni ricordiamo quella connbsp; “I Solisti Aquilani”, in concerti in Italia e Canada; con l’orchestra del teatro “La Scala” di Milano sotto la direzione del M° Riccardo Muti;
La magia della musica di Archè è dovuta proprio all’unione di suoni che partendo dalla tradizione tracciano a
ltre vie musicali capaci di inserire “strumenti umili” in contesti orchestrali, così per Piero Ricci, e in pezzi di musica jazz, per Gianni Perilli
Gianni Traduce in inglese per i turisti presenti in sala, i pezzi sono molto suggestivi, da Matese a Mastro Gerardo, omaggio ad uno degli ultimi liutai recentemente scomparso.
Il pubblico applaude, e ci si prepara ad una pizzica calabrese eseguita dalle due formazioni : l’effetto e’ veramente da brivido, e’ l’atmosfera del posto, e la sensazione di queste sonorita’ che ti fanno sentire di appartenere a questa terra, il tempo sembra non trascorrere mai.
Siamo alla fine del concerto, ed il pubblico chiede il bis.
Piero, Ernest, e Gianni risalgono sul palco, mentre le luci si spengono eseguendo nel finale una meravigliosa Ninna Nanna di Brahms e “Tu scendi dalle Stelle di Sant’Alfonso Maria de Liguori.
E’ trascorso un altro anno, oramai i “dintorni” di Sorrento Jazz
sono loro, e, noi speriamo vivamente di ritrovarli l’estate prossima.
Il concerto e’ terminato, e cosi mi fermo piacevolmente a cena, su invito di Bettina e Tonino, con gli artisti.
Si parla del piu’ e del meno, accanto a m
e ho Carmine Bruno , sottratto dagli Arche’ alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, una persona veramente simpaticissima, rivediamo le foto che ho scattato, oltre a quelle del concerto, ce ne sono alcune mie dedicate alle mie preparazioni culinarie, in una sono immortalati i miei gnocchi al tegamino, Carmine non disdegna, anzi, nbsp;li guarda e dice: - Ne’ angie, ma tu sti ccos nun me li a fa vere’ in fotografia :-)
Piero Ricci si sofferma a parlare delle sue composizioni musicali e rivolgendosi a Nico Berardi dice: -
Io almeno un pezzo dal titolo il valzer di Cristina, l’ho dedicato a mia moglie…..ma tu almeno una “mazurka di Stefania” potevi comporla e dedicarla alla tua donna.
E’ un peccato che questo tipo di musica non sia conosciuta dal grande pubblico, ma solo da pochi esperti estimatori, e mi ha colpito una frase di Carmine che ha detto: - Se volevo guadagnare soldi me mettev a fa a’ musica pop ! Io credo che sarebbe stato andato sprecato per quel tipo di musica e credo che mi darete ragione :-)nbsp;
La serata volge al termine, ci si saluta con la promessa di rivederci di nuovo.
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Velardiniello









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