Un’altra serata di musica d’autore nella ricca stagione del Fuori Orario di Taneto (RE), club storico Emiliano, amato da molti artisti che qui sanno di poter contare sul calore di un pubblico numeroso e disponibile a lasciarsi coinvolgere, il cui palco ha visto avvicendarsi quando di meglio offra la scena musicale italiana, con una spiccata predilezione per il rock in tutte le sue accezioni.
Giovedì sera il palco si presentava in una veste insolita: uno Steinway a coda occupava gran parte dello spazio scenico e la posizione leggermente defilata non riusciva a diminuire la centralità di questa presenza.
Un pianoforte in attesa che, dalla roulotte affacciata sul palco, scendesse il suo dinoccolato compagno.
Lunga fila fuori dal locale, il pubblico mescola genitori e figli, tutti ugualmente attenti e pronti ad accogliere con lunghi applausi l’entrata di Cammariere, elegante e silenzioso, che, mentre si piega in un veloce inchino, cerca già con le mani i tasti.
A suo agio nascosto da una densa coltre di fumo lascia che a presentarlo siano note jazz, concentrato sulla tastiera sembra intimidito dalla presenza della gente che, appena lì sotto, circonda il palco da tre lati, al pianoforte la timidezza si trasforma in forza e passione mentre si rincorrono echi di Jarrett e Sylvian.
Atmosfera da Milonga per “Apri la porta” che si scalda invece di sonorità brasiliane per “Sorella mia”, accolta da acclamazione del pubblico che canta e applaude.
E’ bravo Cammariere, continua il suo viaggio tra ritmi diversi, suona e sorride, ma solo ai musicisti ai quali lascia la ribalta, occupata, con un certo compiacimento,dal trombettista per duetti e assoli.
E’ bravo Cammariere impegnato a mantenere viva l’attenzione con continui e furbetti cambi di ritmo che, dall’atmosfera intima accarezzata dalle spazzole di “Per ricordarmi di te”, salta a sonorità reggae giamaicane.
“La Mer”di Trenet, cantata nella versione italiana di P. Panella, in coda si trasforma in omaggio a Gershwin.
Qualcuno si distrae e parlotta quando si sollevano meno prepotenti note di classica ma tutti tornano quando queste si sfumano in “Cambiamenti del mondo”.
“Dalla pace del mare lontano” ha un’introduzione travolgente e ogni emozione evocata
lascia il segno sul volto di Cammariere che, ad occhi socchiusi, parla col piano dietro al quale quasi si nasconde interpretando “Tutto quello che un uomo”la cui ultima strofa, il viso tra le mani, lascia alla sola voce del pubblico.
Pioggia d’applausi raccolti, sorridente ed impacciato, in piedi, sempre fuggendo gli sguardi.
Il cantautore timidino però è irresistibile nel divertito ed ironico gioco d’imitazioni di “Cantautore piccolino”, parla perfino per presentare l’altrettanto ironica “Paese di goal”.
Siamo alla fine (avrà tirato un sospiro di sollievo), serata riuscitissima di musica d’autore che ha voglia di far divertire ed essere amata, Cammariere centra l’obbiettivo di piacere al pubblico con uno stile elegante, ma senza intellettualismi, calamitando l’attenzione con l’astuzia di chi ha imparato i trucchi del mestiere in anni di piano bar.
Umile e timido ritorna a chiudere il concerto sulle note di “Vita d’artista”,caleidoscopio di suoni che mescola operetta e Carosone, per poi scomparire in silenzio.
Resta a raccogliere gli applausi solo il suo pianoforte che è riuscito a rubare per una sera la scena alla chitarre.
Gloria
Pollicus









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