A pochi dall’uscita del nuovo lavoro “Ogni cosa che vedo è partita sabato sera dal Teatro Magnani di Fidenza la Tournee dei “La Crus”.
La rassegna di musica italiana “la musica in teatro” organizzata da Arci taun e Mad Madìha offerto l’occasione di godere della prima data di questa nuova serie di concerti del gruppo milanese il cui stile, che coniuga sperimentazione musicale e raffinatezza cantautorale, raccoglie consensi da parte di critica e pubblico fin dalla stagione d’esordio.
La location offerta dal Magnani, autentico teatro bomboniera, ha garantito musicisti e pubblico una pulizia di suono inconsueta per un concerto dalla marcata matrice rock.
La stretta concomitanza di questa esibizione inaugurale con la intensa prima settimana di promozione del disco ha segnato la personalità della performances di sabato; poco il tempo per le prove, ridotte al solo pomeriggio prima del concerto, il sistema informatizzato per la gestione del suono e i nuovi arrangiamenti da collaudare, senza dimenticare la voce di Giò provata da numerosi incontri-concerto nelle librerie.
Dopo un graffiante inizio con una versione di “Dove è finito Dio” ed una riuscita rivisitazione di “Nera Signora” sullo stile nero di Nick Cave, è lo stesso front man Mauro Ermanno “Giò” Giovanardi a dichiarare emozioni e chiedere l’appoggio del pubblico, che non diminuirà però mai il distacco, invitando a considerare la serata come una sorta di “prova aperta”, una creatura in divenire.
Il meccanismo ancora in rodaggio e la scaletta che non era stata furbescamente riadattata per l’ambiente teatrale non hanno però compromesso la riuscita del concerto come nemmeno la presenza di un pubblico eterogeneo e poco incline al coinvolgimento ha incrinato l’impressione di aver partecipato ad un concerto interessante con un gruppo che non ha paura presentare una immagine nuova di se per divertirsi e divertire di più.
Nel corso della serata è infatti evidente la volontà di dare un taglio più rock sia a brani di repertorio sia alla canzoni dal nuovo disco che vengono introdotte (”Come una nube”)solo dopo aver idealmente ripercorso gli ultimi quattro anni di lavoro dei “La Crus” alternando branda “Crocevia” (”Ricordare”di Morricone e “Tutto fa un po’ male” degli amici Afterhour) e “Dentro me” (”Come ogni volta”).
Da alcuni esperimenti effettuati nel corso di una breve serie di concerti tenuti la scorsa estate è nata la scelta di presentarsi in questa nuova versione a cinque che garantisce una maggiore forza al suono stringendo lo spazio alle sonorità elettroniche più consuete e regalando un calore che, se spiazza gli affezionati al tono malinconico, vuole essere l’occasione per raggiungere una maggiore immediatezza comunicativa e coinvolgimento del pubblico nelle performances dal vivo, alle quali, oltretutto, si limita questa novità.
Sul palco Cesare Malfatti, il tastierista/chitarrista e Giò Giovanardi sono infatti affiancati dal batterista Leziero Rescigno, dal trombettista Paolo Milanesi, che introduce sonorità mediterranee nell’algida aria milanese che respira di solito il gruppo, e dal bravo bassista Luca Saporiti.
Tra le nuove canzoni uno spazio particolare è riservato a quelle frutto della collaborazione con lo scrittore Marco Lodoli, per “La giacca nuova”,e Mariangela Gualtieri, per “la nevrosi”, interessanti esperimenti di fusione tra linguaggio letterario e musicale.
Nella scaletta, che prosegue alternando vecchi successi riarrangiati e novità in un riuscito avvicendamento tra stili ed atmosfere diverse, si distingue una vibrante interpretazione del nuovo singolo “L’urlo”dal trascinate ritmo dance.
L’esperimento riuscito scalda finalmente il pubblico che accompagna con il battito della mani”Corre corre” e si lascia coinvolgere da “Tutto è dentro me” sulle cui note si chiude la prima parte del concerto.
La energia elettronica dell’interpretazione di “The dragon” di Conte che si trasforma, e diventa una malinconia tangibile materializzata dalla voce di Giò, sulle note de “Il Vino” di Ciampi basta a riassumere il clima della serata, la doppia anima di questi “La Crus”che possono permettersi una giacca nuova per le loro interpretazioni, forti di uno stile maturo e nuovi testi tutti da apprezzare.
Gloria
Pollicus









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