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Interviste

Cristina Donà - Intervista @ Fuori Orario

A cura di Pollicus

Pubblicato il 29/05/2003

Cristina ai microfoni di Supereva...

foto intervento SUPEREVA: In”Dove sei tu”, il tuo nuovo disco , prevale un’atmosfera sognante, con suoni molto più “soft” rispetto agli altri tuoi lavori; hai scelto di dare la stessa impronta anche alle esibizioni live di questo tour?

DONÀ: Sì, si può dire che ha suoni meno rock, forse, chiamiamolo così…….Io ho scelto di lavorare con Davey (Ray Moore, anima dei Cousteau, ndr), ho affidato a lui la produzione di questo disco con l’intenzione comunque di fare qualcosa di più rotondo per una serie di ragioni:un po’ il fatto di voler produrre della musica che per il mio gusto fosse meno aggressiva e più piacevole nell’ascolto, perchè mi piace l’idea che in un periodo storico così pesante la musica possa assolvere un ruolo consolatorio, piuttosto che aggressivo rispetto all’ascoltatore, poi, se con quel tipo di approccio riesci a dire delle cose intelligenti e riesci a far pensare le persone, ecco, quello è ciò che mi piace poter fare.
Mi è venuto abbastanza naturale pensare ad un disco così e, a parte alcuni interventi tipo “The truman Show” che è un po’ più ossessiva, le canzoni che sono nate per l’album avevano tutte questo mood e sono contenta che siano state realizzate così, non ho sentito un passaggio strano.
Oltretutto io scrivo delle canzoni che arrangio solo in un secondo tempo anche con il gruppo; se una canzone viene scritta innanzitutto come chitarra e voce può diventare qualsiasi cosa ed io fin dall’inizio mi sono sempre affidata ai produttori perché mi proponessero delle idee: con Manuel (Agnelli, voce degli Afterhours, ndr) si è lavorato in un certo modo e mi è piaciuto farlo fino a lì, con David abbiamo fatto questo tipo di esperimento.
Nelle interpretazioni dal vivo è sicuramente più facile anche per me, anche perché davanti ad un pubblico riesco a tirare fuori delle cose che sono dentro me e che ancora in un disco non sono riuscita a rappresentare, dovrei registrare un disco live!! Per non creare troppi squilibri tra il nuovo disco ed i due precedenti abbiamo trovato un modo di suonare i pezzi che vuol creare un equilibrio e insomma può far funzionare l’insieme ma può essere che il concerto suoni più energico del disco.

SUPEREVA: Hai parlato della collaborazione con Davey: i tuoi dischi sono sempre stati segnati dall’incontro con Mecenati importanti, collaborazioni che però devono essere anche difficili da gestire; ci sono state difficoltà nel creare il sodalizio artistico che ha portato alla realizzazione di questo disco?

DONÀ: No, io amo molto il primo disco dei Cousteau e meno il secondo (anche lui ha idee simili alle mie) anche se le canzoni sono belle resta comunque abbastanza anonimo. David è entrato molto bene nel mio mondo :è sicuramente più indicato per lavorare su brani con atmosfera più classica, anche se in realtà l’unico problema c’è stato per “The truman show”.
Anche in questo caso comunque di problema non si può parlare, lui ha detto che non si sentiva in grado di produrlo ( con molta umiltà) :io avevo la registrazione della canzone su un walkman ed è venuta l’idea di mantenere quelle sonorità anche sul disco, adottando microfoni per voce in studio e registrando allo stesso modo la batteria : probabilmente con Manuel ci saremmo capiti subito su come realizzare il pezzo, probabilmente avrebbe realizzato in altro modo tutto l’album.
Ad esempio Manuel e la sua compagnia hanno una visione del suono e della voce che secondo me non ha reso giustizia alla mia voce; io trovo che la mia voce non sia stata resa come io avrei voluto ed invece è avvenuto nell’ultimo album con una presenza non solo di volume ma anche di frequenze che a me piace moltissimo, gli altri lavori possono avere suoni più interessanti ma ciò che cambierei è il suono della voce.

SUPEREVA: In effetti l’impressione che ho avuto ascoltando il disco è che tu abbia lavorato molto sulla voce, sulla possibilità di piegare le parole all’intenzione….

DONÀ: c’è sicuramente una maggiore consapevolezza da parte mia in questo lavoro :io amo moltissimo tutti i miei dischi e credo che le produzioni siano state veramente realizzate col cuore: c’è più consapevolezza, più voglia di lavorare sulla melodia per cui hai modo di presentare la voce sotto diversi aspetti mentre, soprattutto per “Tregua”, prima scrivevo il testo poi mettevo la musica e venivano più testi recitati che cantati e questo è sicuramente un limite per l’espressività vocale.
Il secondo è una via di mezzo ,stavo entrando nello spirito di scrivere cose più melodiche, qui addirittura avevo voglia di interpretare dei personaggi in ogni canzone, mi piaceva l’idea che ci fosse una voce diversa, un cantato più adatto alle parole; questo risultato lo abbiamo ottenuto grazie al fonico e Davey, grazie all’uso di microfoni diversi, registrando le voci in ambienti casalinghi ( metà del disco fatto in Inghilterra è stato realizzato in un bed and breakfast affittato in toto e l’altra metà vicino casa mia) anche quello può avere aiutato.
Ciò che mi chiedevo prima era perché preferissi il suono della mia voce registrato con un walkman che sul disco. Manuel mi ha sempre strapazzato per questo, ma è l’unica cosa su cui non ci troviamo d’accordo, per il resto mi sento fortunata ad esser stata prodotta per il disco d’esordio da lui che già era conosciuto, ha scelto bene gli elementi del gruppo, tutti bravi : per il secondo ci sono stati problemi perché all’inizio c’è stata una collaborazione con Mauro Pagani, poi abbiamo prese altre strade.
La cosa di cui sono contenta è che ogni disco ha avuto partecipazione forte da parte di chi ci ha lavorato.

SUPEREVA: Hai accennato a come nascono le tue canzoni, quale è il rapporto tra testo e musica in questa fase?

DONÀ: A me piace cominciare a creare la canzone tra me e me, potrà capitare in futuro che nascano canzoni con la band, però è un momento delicato, forse è anche una questione di egoismo, comunque ho bisogno di veder crescere la creatura coi miei occhi e solo quelli, forse ho paura del giudizio altrui.
Fino a quando non ho almeno una buona struttura, non dico tutte le parole anche perché, ad esempio per l’ultimo disco, ho aggiunto parole a musica fatta in buona parte delle canzoni, non riesco a lavorare coi ragazzi in studio, non sono disponibile a mettermi in gioco mentre produco il materiale “grezzo”, quando invece si tratta di arrangiarlo si possono fare tutti gli esperimenti del mondo.
Per il prossimo disco mi piacerebbe lavorare al contrario, presentare prima le canzoni dal vivo e poi registrarle, anche perché spesso mi accade che la gente mi dica che le canzoni dell’album sono belle ma le versioni in concerto siano piaciute di più.
SUPEREVA: E’ vero che in un concerto si diminuisce sempre la distanza, ma dal vivo non hai nulla dell’artista un po’ più fredda e concettuale che ci si potrebbe aspettare, impressione frutto anche di quella aura di eroina della musica indipendente e “di nicchia” che la critica ti ha cucito addosso ……..

DONÀ: che palle……(ridendo ….) .
uesta cosa un po’ me l’ hanno cucita addosso, un po’ è anche vero che io ho sempre fatto una musica che potesse piacere a me e potesse stupirmi; sono la prima a criticare quello che faccio ma mi piace una cosa, cantare come se fossi una che sta per ascoltare e dicesse “beh, è interessante”!
Se questo processo porti poi a scrivere cose complesse non lo so, non è la mia idea, a me piace comunicare e questo non si concilia certo con la volontà di creare barriere con chi ascolta.

SUPEREVA: Sì, solo che non si capisce come mai appena qualcuno abbia ha qualcosa da dire in musica debba per forza essere un cantante di nicchia!

DONÀ: la cosa che secondo me può creare dei problemi è che siamo in Italia per cui, se passi la Pausini, sei subito di nicchia (pausa) oddio mi hanno detto che la Pausini ha dichiarato di ascoltarmi (ride) per cui ho pensato : se ascolta me ed i CSI forse vuole fare tutt’altro e soffre (ride).
Se l’esempio cui mi paragonano è decisamente semplice e banale perché, almeno le cose così mi suonano, anche se sanno fare bene il loro lavoro ed il prodotto è confezionato bene, a me questa musica non da niente è anche vero che tra lei e me c’è una ampia gamma di cose.
La mia massima aspirazione sarebbe scrivere le parole come Mogol e la musica come Battisti perché loro, secondo me, hanno trovato un linguaggio musicale e verbale semplice ma mai banale, specialmente nel loro primo periodo …..….

SUPEREVA: anche perché dopo hanno perso la semplicità…

DONÀ: però almeno hanno ricercato altre cose: i grandi della musica italiana, a parte De André con “creuza de ma” e “le nuvole”, sono stati tutti sempre un po’ ripetitivi: forse Battiato ha per lo meno osato ed ha fatto un po’ di passi.
Poi ci sono artisti come David Bowie che, piaccia o non piaccia, a 50 anni riesce ancora a sorprendere e ad rinnovarsi facendo cose sempre diverse.
In Italia ciò non succede e secondo me la colpa è molto legata alla volontà delle major che sono tutte straniere e promuovono artisti stranieri oppure artisti italiani, ma solo quelli che vendono, e così saturano il mercato, la radio deve trasmettere musica inoffensiva e poco disturbante perché deve star bene nei supermercati, mi sono sentita dire che “nel mio giardino “ era disturbante………prima mi hanno detto che ero difficile, adesso che faccio musica per target adulto (anche se la gente che va a far spesa è adulta…).
La realtà è che la qualità si sta sempre più abbassando, per cui bisogna stare molto attenti (ci stanno lobotomizzando ………….)

SUPEREVA: Ho riletto una intervista di alcuni anni fa ( ’97 poco dopo l’uscita di “Tregua”) di un notissimo giornalista musicale che si chiedeva come fosse l’avventurarsi nel panorama della musica italiana ormai saturo di voci femminili; allora avevi indicato Carmen e Ginevra come uniche voci femminili che avessero qualcosa da dire: a distanza di anni, voi avete compiuto grandi passi avanti ma vedi qualcosa di nuovo sulla scena musicale?

DONÀ: Fiamma secondo me ha buone potenzialità, è una con la testa per crescere, poi di cose che mi abbiano colpito non ce ne sono.
C’è da dire che negli ultimi mesi non ho ricercato molto dal punto di vista musicale, ho ascoltato le cose che mi piacciono, tipo i Tiromancino (l’album tutto non mi fa impazzire, solo alcune canzoni, preferivo l’altro album, “la descrizione di un attimo” è un capolavoro).
Elisa è molto brava vocalmente e la canzone di Sanremo era bellissima, forse musicalmente ancora non…..(non finisce, ndr) Ginevra ha una espressività ed una varietà vocale pazzesche, mentre Carmen, pur essendo una musicista bravissima (straordinaria), quando riuscirà a vivere la sua voce anche in un altro modo oltre quello che conosce bene farà un ulteriore salto.
Certo non, che canti male, però esprime quello che scrive sempre allo stesso modo, senza varietà, lei arriva a molta gente anche così ma da cantante amo molto ascoltare all’interno di un disco differenze, ci provo anche io , un po’ mi manca…….

SUPEREVA: Nel tuo nuovo disco trovano spazio diversi generi musicali, dalla sperimentazione di “Triathlon” alla ballata classica; c’è la voglia di provare ma qual è il genere che senti più tuo?

DONÀ: Io mi diverto a cantare, la cosa che cerco è una bella melodia, che sia rock o pop io sono contenta comunque, ma ho bisogno che all’interno di un contenitore ci siano almeno due di queste componenti, non poteri mai fare un concerto di sole ballate o di canzoni tirate, ho bisogno di essere più cose per sentirmi bene, un po’ come nella vita di tutti i giorni….

SUPEREVA: E allora qual è la canzone che ti sarebbe piaciuto scrivere e cantare?

DONÀ: A me piace molto fare cover, le canzoni che mi piacciono le canto sul palco, pezzi di Jeff Buckley, “Grace” l’ ho suonata dal vivo per un bel periodo.

SUPEREVA: Tre dischi, un libro, cosa ti piacerebbe ancora fare?

DONÀ: Vorrei lavorare, con l’aiuto di qualcuno, ad una colonna sonora, magari di un documentario: pochi giorni fa mi è arrivata la colonna sonora de “Il popolo migratore”, nella quale ci sono due pezzi di Wyatt : siccome sui testi lavoro molto per immagini, mi piacerebbe che per una volta fossero le immagini a suggerirmi i testi, la cosa buffa e triste è che quando fai una colonna sonora non sembra un disco nuovo per cui la gente ti chiede “si, va bene, ma il nuovo lavoro?” .
Mi viene anche in mente un disco di P. J. Harvey con John Parish, colonna sonora di un film australiano, che è uno dei miei dischi preferiti e è fatto mettendo insieme cose che lei aveva scritto in viaggio…….
Oltretutto io scrivo molto al cinema..appena posso..a volte mi ritrovo delle pagine intere bianche ma con una scritta di traverso, è una situazione che mi ispira molto!

SUPEREVA: Allora scrivi un po’ dovunque..

DONÀ: Beh ci sono dei momenti che, rispetto ad altri, sono più pieni di idee, di immagini; può accadere quando sono al cinema appunto, ma anche quando guido. In genere quando sono impegnata a fare qualche cosa d’altro tanto che faccio più fatica se mi metto a tavolino piuttosto che davanti al compiuter, forse perché il movimento della battitura sulla tastiera è un po’ innaturale.

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