Carmen Consoli - Live @ Mantova

La "cantantessa" alla corte dei Gonzaga...

Carmen alla corte dei Gonzaga

Mantova, Piazza Sordello è invasa dai mezzi che accompagnano la cantantessa nel tour estivo; il grande palco sia apre su un insolito teatro di austere architetture rinascimentali, cornice per una platea di teste giovani e sorridenti.

Aprono la serata i toscani “La camera migliore”, capaci di tenere la scena e calorosamente applauditi, peccato che la bella voce di Georgia scelga di pagare un tributo così forte alle sonorità della Consoli.

Il palco si trasforma ad evocare la presenza di un antico colonnato, un pezzo di Sicilia alla corte dei Gonzaga; Carmen, un fiore all’orecchio, apre con il dialetto di “Masino”. “Fiori d’arancio”e saluta il pubblico come davanti ad amici, come si fa quando ci si conosce, sorride e c’è chi è già innamorato.Ha sollevato le dita dalle corde solo un attimo e si rituffa nelle note di “Matilde odiava i gatti”.

Dai Giardini di palazzo ducale occhieggia la luna.

Funziona il lavoro di squadra tra musicisti ma a tratti, sorprendente“Fino all’ultimo”, sembra Carmen riesca a controllare anche il pubblico come uno strumento.

Imbracciata la chitarra acustica, con l’accompagnamento di mandolino, fisarmonica e contrabbasso elettrico a sostituire gli archi, canta, nostalgica, “L’ultimo bacio” e “Parole di Burro” in un’atmosfera sospesa di balera estiva.

Dal lago arriva aria umida. Tra le note Carmen scaccia qualche zanzara dal collo. Piccola pausa con “Volare” solo strumentale, partenza per un crescendo culminato in una travolgente versione di“Ho superato anche l’inverno”con lunga coda di variazioni per Santi Pulvirenti.

Marcata e sicura la scelta di sonorità forti; la voce elettrica delle chitarre è protagonista ma Carmen è sempre capace di dominarla. Ad arrotondare i suoni un’insolita presenza, per questo tour anche le tastiere trovano posto sul palco e giocano richiamando ritmi e melodie lontane.

Il ritmo si mantiene serrato ed incalzante mentre scorrono rapidi con i brani vecchi ricordi e nuove emozioni, Carmen racconta tutta la sua storia in musica, dall’”Eco di sirene”, con naturalezza.

Tra i bis si ritaglia uno spazio per raccontare una storia che le sta a cuore, quella della bella gente di Sicilia che lotta contro i “Mulini a Vento”e non deve essere dimenticata.

Ora il ritmo si è ammansito, fatto più caldo, i rumori del mare accompagnano “Venti del nord” e tutti si lasciano portare via dalle note di “Amore di Plastica”.

Sorride soddisfatta Carmen mentre accompagna il suo pubblico verso la fine della serata, alterna strumenti e storie; per “Bianco e nero”Catania viene salutata da una salve di applausi.

Sulle note di “stato di necessità”Carmen chiude la sua serata, generosa e spontanea, scompare e lascia a tutti il suo sorriso.

La luna appare oltre la cima degli alberi; ha aspettato le fosse lasciata la scena.

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Pubblicato il mercoledì 10 marzo 2004 in: Recensioni

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