Sabato sera si è conclusa, raggiungendo il massimo, la “Due giorni di Taneto”dei Ramblers; molto più che una doppia tappa di un tour, perché per i vagabondi al “Fuori Orario” si gioca in casa e perché quella che pernbsp; due sere si è asserragliata fuori e dentro il locale era una folla anonima ma la grande famiglia di amici e compagni di viaggio.
Il concerto inizia in anticipo, appena il tempo di smaltire la coda e cercare un angolo dove cominciare a ballare la scanzonata “El Presidente”. Non c’è bisogno di scaldare il pubblico, dopo “Cent’anni di solitudine” Cisco fa la conta di quanti fossero lì anche la sera prima pochi e scherza sul fatto che così possa dire le stesse cose.
Con orgoglio annuncia la vittoria dei Fans dei Modena sui Fans della Banda Bardò;
non uno scontro tra “bande” rivali ma risultato del quadrangolare di calcetto che nel pomeriggio aveva visto opporsi le squadre dei due fans club, Amnesty International e Fuori Orario.
Si riprende con “Ebano”, “una storia che viene da lontano, dall’Africa”, un sogno che si infrange contro la realtà delle nostre città. “La storia è nostra e la fa il popolo”, Cisco cita l’ultimo discorso di Allende per introdurre “Viva la vida muera la muerte!”.
L’entusiasmo del pubblico straripa e fa sembrare il locale più piccolo del solito e da questo si ha la certezza che, anche a poco dall’uscita dell’ultimo lavoro, le nuove canzoni siano già state ben metabolizzate e non solo da chi le esegue.
E’ l’ora di dare ufficiale benvenuto a tutti nella “Grande Famiglia” nella quale i ragazzi del fuori hanno sempre avuto un posto speciale.
La voce di Cisco si perde tre le mille altre per il recitato dei “I funerali di Berlinguer”e ironizza sul fatto che “allora erano in tanti, ma anche qui stasera si sta stretti!”.
Invita poi a salire sul “Macondo Expres” che prende il giusto ritmo per accelerare, ci riesce benissimo a giudicare dall’accoglienza, si fra trascinare da “La Locomotiva”di Guccini.
Per ballare (c’era ancora qualcuno che non lo faceva?), una “Perfecta excusa” un po’ aggiornata..
12345-10-“Cento passi” per ricordare Giuseppe Impastato la cui storia sempre più voci si sono impegnate a raccontare.
“Altri mondi”nella quale risuonano ancora le parole di Allende. Si concede una pausa per fare reidratare i ragazzi del pogo e la seconda parte del concerto, che inizia con ritmo sinuoso, da cantastorie, per la “Fola dal magalas”, travolge e riporta all’inizio dell’avventura dei Ramblers con “Tant par tachèr”. Sono passati dieci anni ma anche stasera ci sono quelli di Bologna e di Milano a farsi trascinare dalla giga; i ritmi irlandesi che si confondono con la canzone popolare nostrana, sigla della prima esperienza dei Modena, rimangono il cuore pulsante del concerto.
“Il testamento di Tito”è cantato da tutto il locale ad una voce, come se si fosse attorno ad un falò, omaggio a De Andrè ben più riuscito che nella versione registrata.
Si ricomincia a ballare con “La banda del sogno interrotto” che ancora insegue con gioia e testardaggine da una Sicilia che non c’era e non c’è ancora.
Il viaggio dei Ramblers attraverso le periferie del mondo prosegue e ci porta dall’Africa alla “Terra del fuoco”. Cisco invita a tenere alle finestre le bandire della pace e ad impegnarsi a cambiare la società che consumando si consuma.
Uno spettinato assolo di “Enter Sandman”, caricatura del rock americano di cui l’allegria della gighe irlandesi fa piazza pulita sulle note di “Transamerika” poi il “Clan banlieu” invita a seguirli sul furgone sgangherato.
La canzone di protesta tradizionale trova spazio con“I figli dell’officina”. Con i saluti si ricordano gli amici incontrati per strada citando Manu Chao. La band esce di scena ma il pubblico chiede “Contessa” e canta “Bella ciao”, concerto autogestito..concerto juke box ed i musicisti devono uscire.
Al patron del “Fuori” è dedicato il “Bicchiere dell’addio”. Si canta contro questa sera e si canta per divertirsi con “Morte di un poeta”, omaggio a Negresse Verdes e Pogues.
Per “In un giorno di pioggia” Cisco rinuncia a cantare e gira il microfono verso la platea accompagnata dal tin wistle.
In clima da primo maggio esplode “Bella ciao”e la festa continua con “I’m chèva”che diverte passando dalla dance anni ’80 al rocksteady.
Forse i rambler vorrebbero salutare ma in troppi chiedono ancora canzoni.
“L’unica superstite” e “La strada”rallentano il ritmo che si fa malinconico, è l’ora dei saluti con l’invito “ad avere cura di voi”.
E’ quasi l’una quando i Ramblers danno la buona notte con “Ninna nanna”a chi non vorrebbe la festa finisse mai.
Pollicus









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