
Quanto sembra superfluo parlare di Omara Portuondo, quando una voce diventa strumento, non c’è bisogno di qualcuno che si impegni a “spiegare” la grande musica. Questo intervento è dedicato a lei, un vera regina della musica che, nonostante la popolarità “tardiva” riesce a spingere l’appassionato di musica latina a cercare le registrazioni più antiche della tradizione cubana. Per me Omara Portuondo è questo, una guida, un punto di riferimento discreto ma energico. Il suo viso è la sua storia, le sue rughe celate dall’aspetto sempre curato e dall’immancabile fascia che le contiene i capelli, sono un libro di fotografie e di note, le note di brani come “Y tal vez” che non mi stancherei mai di ascoltare.
Omara è nata nel 1930 nella capitale La Habana, con una storia familiare che è già da sola un romanzo di passione. Sua madre spagnola di buona famiglia, abbandona le sue sicurezze sociali per seguire e sposare in segreto un giocatore di baseball cubano e (particolare non trascurabile ai quei tempi), di colore. No all’agio, si alla carica di passione, non era una famiglia di musicisti e non avevano neanche il grammofono, ma come si sa a volte la vita ci segna all’improvviso.
A Cuba si suol dire “Quello che succede, conviene”, e così un giorno ai suoi quindici anni, e con una sorella ballerina del mitico “Tropicana”, a causa di un infortunio imprevisto di una ballerina fu chiamata la giovane Omara, timida e schiva, con una gran vergogna di mostrare le gambe!!!
Il Tropicana ancora oggi, anche se di rado, gode delle esibizioni della sua splendida voce, allora visse di quella ballerina improvvisata ma tanto attenta. Loquibambla Swing è il nome del suo primo gruppo che si esibiva con un repertorio del genere feeling(o filin alla cubana), fusioni jazz e tradizioni caraibiche del tempo (la salsa era ancora in embrione). Il quartetto “Las d’Aida”, fu il vero lancio internazionale con numerose tourneè all’estero in particolare Stati Uniti .
Ma a volte il destino si accanisce ed anche Omara (ho ascoltato i suoi brani talmente tante volte da sentirla come un’amica), pago il dazio, come tanti artisti cubani alla rivoluzione Castrista del 1959, sua sorella rimase negli States, lei invece rientrò a Cuba per vivere il “nuovo”.
Certo la vita artistica era cambiata, dai grandi e prestigiosi palcoscenici alle piantagioni di canna per stimolare i lavoratori, questo fu il passaggio più duro della carriera, solo qualche tour in Francia e Giappone, diede spazio alla sua voce. Poi non molto di più fino al 1995, il chitarrista americano Ry Cooder la incontrò in un suo viaggio a Cuba, e poi ancora nel 1997 fu coinvolta nell’opera che negli anni rimarrà nel cuore degli appassionati come il più grande tributo alla storia musicale cubana “Buena Vista Social Club”.
Il resto è storia recente, co i grandi nomi di quel grande progetto si è esibita in tutto il mondo, Compay Segundo, Eliades Ochoa e tutti gli altri, hanno vissuto il giusto riconoscimento.
Omara e la sua dolcezza, le sue lacrime durante i concerti, le sue numerosissime collaborazioni, stanno facendo la fortuna di chi, come me, è legato alla tradizione, mi piace dire “se il mondo fosse più latino sarebbe un mondo migliore”, lo credo ogni giorno di più e grazie anche alla voce di Omara Portuondo.
La sua discografia è un vero viaggio di decenni un musica clicca qui per conoscerla ed un po’ ascoltarla, ma non dimenticate l’irripetibile collaborazione con Adalberto Alvarez e l’album “Buena Vista Social Club presents Omara Portuondo” da brividi
Maestro Daniel









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