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Special Claudio Rocchi

Le cronache sul concerto bresciano
di Claudio Rocchi

A cura di Claudio Costantino

Pubblicato il 27/10/2003

Canzoni, letture e affabulazioni.Claudio Rocchi, e la sua magica vitalità, conquistano Brescia. I resoconti stampa dell'evento, il commento di Claudio...


Il concerto bresciano di Claudio Rocchi del 24 ottobre: il cantautore entra dalla platea, canta tra il pubblico. Affabula come sa fare, intona i brani di sempre... La mia prima luna, Ogni uomo, La norma del cielo, Questo mattino... In versione unplugged per due chitarre. Ai momenti musicali si alternano quelli letterari con la lettura di brani del suo libro “Le sorprese non amano annunciarsi...”. video, rarità (un vecchio filmato Rai de “La realtà non esiste”),Internet...
Rocchi, all'indomani, ci riassume così l'incontro di Brescia: "Ieri notte a Brescia è stato bello, intenso, caldo e rilassato. un incontro tra amici. Con Francesco Casarini (chitarra,voce), io alla chitarre e voce e vjing di contributi dvd di mia produzione con readings dal libro, fiamme rituali, vino e risate conclusive".

Di seguito, Claudio Rocchi e la sua “magica” vitalità nelle cronache dei resoconti stampa.


(Giornale di Brescia, 26 ottobre 2003)

Il musicista tornato dopo le esperienze spirituali prepara un film
ROCCHI, VOLO MAGICO

Ieri era in concerto al teatro Sant'Afra, ma il ritorno di Claudio Rocchi non è solo il ritorno di un musicista. Il cantastorie visionario torna sui palchi, ma nei progetti non ha un disco, bensì un film. Negli studi di Radio Brescia 7 dopo una diretta con gli ascoltatori, risponde affabile alle nostre domande. - Dal '79 al '93 te ne sei andato a spasso tra India e Nepal, hai preso parte all'esperienza Hare Krishna, ai fatto yoga , inseguito il tuo karma come monaco induista. Perchè tornare in Italia a far musica? "Esprimersi in musica mi guarisce. Scrivere un testo significa riuscire a fare una sintesi del mio pensiero. La fortuna ha voluto che questa "autoterapia espressiva" fosse la mia professione". - Cosa cercavi e cos'hai trovato in tanto vagare? "Me stesso, innanzitutto. Viaggiare ti costringe a uscire dagli schemi noti, in cui tutto tende a standardizzarsi; ti porta a conoscere culture e dimensioni diverse. Le uniche cose che rimangono uguali sono quelle vere: l'acqua, la terra, il sole, il fuoco. E l'amore, i corpi e la sensualità". - Cos'altro? "Oltre ad aver respirato "aria di santità"? Ho fondato la prima radio in Nepal ed esplorato confini musicali, ritmi interni, fatti di passione". - In tutto quello che dici c'è quasi un senso religioso... "Spirituale, meglio. Spesso nulla è più ostile alla vita e alle relazioni che le religioni". - Come ti rapporti coi gruppi come Genesis e Pfm, che negli Anni 70, con te, hanno creato il genere progressive? "Come a straordinari momenti creativi irripetuti e, ahimé, credo irripetibili. La musica di quegli anni ha dato una spinta che ancora, inerzialmente, porta avanti quella contemporanea. Tutti i musicisti di oggi hanno radici riconducibili a qualche caposcuola dei miei tempi. Ma il tempo della conoscenza rimane sempre e soltanto presente". - Adesso cos'hai in mente? "Ho scritto, diretto e prodotto un film, storia psicomagica nella Sardegna: "Pedra Mendalza", che in sardo indica un tipo di pietra lavica abitata dalle fate. Esce nel 2004". - Nessun disco? "La colonna sonora pro babilmente diventerà un cd. Intanto sto ripubblicando "Volo magico", "Fuoco", "Non ce n'è per nessuno". E "Viaggio", il m io primo album, pubblicato col supporto di Mauro Pagani: era la nostra prima esperienza d'incisione".

i. m. d.


(Bresciaoggi, 26 ottobre 2003)

A Sant'Afra l'ex enfant prodige della Milano bene
ROCCHI IN "VIAGGIO" TRA RICORDI E NUOVI LIDI
Canzoni e letture, aspettando il ritorno del "Volo magico"

Trent’anni dopo (anno più, anno meno...) una Festa della Luna in Margherita che forse qualcuno ancora ricorda, Claudio Rocchi è tornato a Brescia per improvvisare, cantare, raccontare e raccontarsi, chiudendo l’altra sera uno dei tanti «Cerchii» (non a caso il titolo del suo secondo singolo) di una vita intensa e complicata, che l’ha visto scomparire dalla scena musicale per quindici anni, alcuni dei quali trascorsi dirigendo una comunità Hare Krishna in Toscana. Bassista degli Stormy Six appena diciassettenne, a 19 anni Rocchi (lasciata la band, forse per lui troppo «militante», nelle mani di Franco Fabbri) pubblica il primo album solo, «Viaggio», premiato della critica discografica italiana nel ’71, l’anno in cui - a vent’anni - l’enfant prodige della Milano bene se ne esce con una pietra miliare della musica italiana: è «Volo magico N. 1» (a giorni nei negozi ristampato su cd da Bmg/Ricordi), passato alla storia per la suite nella quale lo strepitoso, sconosciuto chitarrista Alberto Camerini, il futuro Arlecchino elettronico, gioca a rincorrersi con un altrettanto incontenibile Ricky Belloni, poi alter ego di Nico nei New Trolls.
Il ciclo si chiuderà un anno dopo, quando esce «La norma del cielo (Volo magico N.2)», metà frutto delle session per il primo «Volo», mancato album doppio a causa della colpevole mancanza di fiducia della Ariston, l’etichetta di Claudio. La carriera e la vita di Rocchi riserveranno altri cicli e ricicli, ascese e ricadute, febbri e innamoramenti, ma fermiamoci pure qui e planiamo - sono le 21.30 di venerdì 24 ottobre 2003 - nel piccolo teatro della parrocchia di Sant’Afra, dietro piazzale Arnaldo, dove amici e simpatizzanti - primo fra tutti l’imprenditore Alessandro Belli, «bravo presentatore» della serata - hanno organizzato questo concerto-non concerto, quasi una rimpatriata dopo l’assaggio di un anno e mezzo fa. Era la primavera del 2002, Rocchi prestò alla mostra dei «Notturni» del pittore bresciano Paolo Buzi le sue musiche e una canzone straordinaria come «Dio», proposta anche l’altra sera e tratta da «Un gusto superiore», il disco inciso nel 1980 con il chitarrista degli Area Paolo Tofani (entrambi «al servizio di Krishna») che a sorpresa risulterà il più venduto di tutti gli album di Rocchi, quasi due milioni di copie nelle tre versioni italiana, inglese e spagnola (ma, attenzione, come ricorda Claudio nel suo sito www.claudiorocchi.com: «No royalties, offerta devozionale»).
Allora: teatro di Sant’Afra, 21.30, Sandro Belli fa il biografo dell’amico d’infanzia, poi dell’amico d’infanzia arrivano la voce - «Buonasera» - e la chitarra, ma dov’è, dietro il telone?, no, è in platea e improvvisa una canzone prendendo spunto dai fantasiosi cartelli stradali che dovrebbero indicare la distanza tra Bergamo e Brescia, ma invece chissà cosa mai indicheranno. Sul palcoscenico c’è un computer portatile sul quale spicca il logo della Apple, cosa aspettarsi di diverso da uno che ha scritto «quando stai mangiando una mela, tu e la mela siete parti di Dio» («La realtà non esiste») o «sei finito in un prato, mangiando una mela comprata passando dal centro» («La tua prima luna»). E ancora: uno schermo sul quale compaiono l’home page del sito Internet e quattro finestre sulle quali scorrono le immagini di altrettanti «contributi» video, le evoluzioni della danzatrice Cinzia Defendenti ma anche un’impeccabile annunciatrice Rai (presenta un giovanissimo Rocchi che canta in playback accompagnandosi al piano). E c’è un ragazzo che si chiama Francesco Casarini come il leader delle «tute bianche»: suona la chitarra e fa la seconda voce con e per Claudio, scuotendo spesso e volentieri i lunghi capelli neri, e sembra quasi Rocchi trent’anni fa, Rocchi che oggi è molto più magro, ha i capelli molto più corti e le guance punteggiate da una corta barba sale e pepe.
Claudio canta e legge brani del suo libro, anzi, «libello» dall’impossibile titolo «Le sorprese non amano annunciarsi sono un gruppo rock di fanciulle suonano nude e sono bellissime», legge e canta, in sala niente revival, semmai nostalgia e affetto, una canzone in solitudine la canta pure Casarini, sono passate quasi tre ore e pochi se ne accorgono, dopo una sanguigna «Norvegian wood» insieme al beatlesiano associato Rolando Giambelli arriva pure un bis e poi tutti, Rocchi compreso, cominciano a smontare come ragazzini appena usciti dalla cantina. Sotto il palco aspetta Gabriele Di Bartolo, il fotografo dei primi album, ma come faceva quella canzone di «Viaggio»? «Fratello, amica, sorella, con amore... giusto con amore...».

Ivano Rebustini

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