Arti & Mestieri: il prog torna a riversarsi nell'imbuto

Con Area e Perigeo, rappresenta il top del jazz-rock degli anni '70. Il gruppo ritornato in piena attività da qualche anno, celebra il trentennale con un EP registrato live negli Usa ed una tournee in Messico. A colloquio con Beppe Crovella, che ci racconta: il primo hammond suonato? Fu quello di Demetrio Stratos...

Ancora immagini per l’orecchio: sta per uscire il nuovo EP degli Arti&Mestieri una formazione storica del progressive torinese. E’ il disco del trentennale, il primo di una serie di omaggi che dovrebbero susseguirsi per la “festa di compleanno” ed uscirà a fine novembre. Si intitola semplicemente “Prog Day” ed è la testimonianza del concerto dell’agosto scorso nello storico appuntamento con il Prog tenutosi nel Nord Caroline in Usa. Quattro i brani ricompresi nel live americano: “Articolazioni”, “Dimensione Terra”, “Comin here to get you”, “2000”.

“La direzione – ci dice il leader del gruppo Beppe Crovella - punta verso il nostro sound più autentico, ossia ‘Tilt’ “.
“Tilt”: immagini per un orecchio: così si intitola il primo disco. E’ il 1974 e gli “Arti&Mestieri” sono un altro figlio vivace di madre Cramps. L’imbuto che vola, della copertina dell’ellepi, introduce ad un jazz-rock elettrico,complesso e corposo… Gli “Arti & Mestieri” sono, con gli Area ed i Perigeo, il vertice di una stagione jazz-rock, che salda e supera gli steccati.

La formazione di allora è composta da Beppe Crovella (tastiere), Gigi Venegoni (chitarre, sintetizzatore, ARP, violino), Furio Chirico (percussioni), Arturo Vitale (sax, vibrafono, clavinet, celeste, voce), Gianfranco Gaza (voce), Giovanni Vigliar (voce, percussioni), Marco Gallesi (basso), Raffaello Palma (visualizzazione sonora, immagine del suono). Un ensemble che fa faville.

Di seguito l’intervista a Beppe Crovella, musicista, compositore e discografico.
Crovella ci parla del festival del “Parco Lambro” (l’esordio), dei dischi per la Cramps, della passione per l’hammond che ancora dura. E ci racconta una curiosità: il primo hammond che suonò in pubblico fu quello di Demetrio Stratos (“un personaggio dall’umanità extralarge”, ci dice). Trent’anni dopo “Cantina Sociale” – che fa parte dell’etichetta discografica di Crovella ed è uno dei gruppi di punta del new prog - vince l’ambito premio musicale dedicato proprio a Demetrio Stratos. Scherzi del destino…
Crovella ha realizzato una nuova, vivace etichetta discografica, dalla denominazione suggestiva: Electromantic, mix tra elettronica e romanticismo. Come la musica di “Arti&Mestieri”. Come le digressioni di Beppe Crovella, nell’intervista, su musica, ambizioni e sogni: romanticismo elettrico

Il debutto nel 1974 al Parco Lambro e quindi due album per la Cramps
che sono rimasti nella mente dei “giovani” degli anni 70. Gli
Arti&Mestieri sono stato un preciso punto di riferimento per il prog
italiano.

Il debutto in quel sabato del 74 alla “Woodstock italiana” fu
estremamente interessante ed emozionante. All’epoca ci chiamavamo solamente
‘Arti” e l’apparizione a Parco Lambro era in effetti un vero e proprio esame
che superammo brillantemente, tanto furono significativi gli apprezzamenti
della critica e del pubblico. . “Tilt” e “Giro di Valzer per Domani” sono
stati gli album che facemmo nel 74 e nel 75, rispettivamente, per la Cramps.

La musica che facemmo nacque da molto suonare insieme, per delle ore
ininterrottamente, senza pensare di rifarsi a questo o a quello o comunque
senza indirizzi precisi, ma, col suonare ‘noi stessi’ nel modo che piu’
ci piaceva, con la piu’ assoluta libertà stilistica, concessaci anche dalla
casa discografica, i cui interventi nel primo album furono esclusivamente
il cambiare il nostro nome da Arti ad Arti & Mestieri (piu’ bello ed
interessante) e sulla copertina ideata da Gianni Sassi, che vinse premi
internazionali di grafica.

Dal 1999 A&M ritorna sulla scena con nuovi album che dimostrano la
vitalità, nonostante la “lunga assenza”. Come è nato il nuovo
progetto “Arti&Mestieri”?

Anche se con Furio Chirico e Gigi Venegoni se ne era ventilata la
possibilità, il tutto nacque incidentalmente da una rassegna culturale
ideata al Teatro Juvarra di Torino in omaggio agli anni 70. Da qui la
proposta di un concerto degli Arti & Mestieri (furono poi 2 serate
consecutive) e conseguentemente con il riprovarci, grazie anche
all’esibizione a Vigevano con i Jethro Tull e soprattutto dal riscontro
decisamente favorevole.
Da qui l’idea di continuare, partendo poi da un nuovo disco, Murales.

Mi sembra anche interessante il lavoro che stai svolgendo per la
ri-valorizzazione dell’hammond, strumento cult di un’epoca.

Semplicemente ti dirò che amo, anzi adoro l’hammond. E’ uno strumento
Che sento ‘pulsante’, ‘vivo’ e con possibilità espressive aumentate da un
feeling che provoca anche direi, la sua ’speciale’ massa fisica.
Questo strumento, così capace di produrre grande emotività, è di grande fisicità ma anche di grande spiritualità, vedasi l’utilizzo come
strumento principe nel gospel, anche se …venne bandito con editto del
Vaticano, di cui ho la documentazione, dove viene indicato come strumento
“profano”…
E’ un gran piacere sentirlo pulsare, in modo unico, nelle mani di Brian
Auger, sentirlo urlare come una tigre (the beast, lo chiamano), con Jon
Lord, Emerson, gli storici Vanilla con Mark Stein, o avvolgerti con
morbidi toni ‘ben pieni’ alla Fisher dei Procol Harum o alla Booker T.
Jones, swingare alla grande con Jimmy Smith, Mc Griff, Mc Duff, De Franceso,
e poi nel raffinato jazz di Larry Doldings o nell’universo spiritual
d’avanguardia di Larry Young (sai che si parlava di una imminente band
con
lui, Hendrix e Miled Davis!) e via poi con Winwood, Kooper, e molti
altri, in quanti hanno reso giustizia in modo personale a questa magnifica
invenzione

L’attenzione verso l’hammond, una certa consacrazione ed una gran ’stima’se non proprio venerazione, quasi … all’unanimità mi rendono estremamente contento al riguardo.

Ho fatto diversi album con ottimi riscontri con l’hammond; ne sta uscendo
uno nuovo con le sleeve notes di Brian Auger, e sto già preparando una
nuova ‘hammond band’ per il prossimo anno.

Electromantic: l’etichetta discografica come è nata? C’è anche un lavoro
di valorizzazione di nuovi gruppi, che è una sorta di passaggio del
testimone. Pensiamo ai “Cantina Sociale”, nella tua scuderia, che
hanno vinto il concorso dedicato a Stratos… Eravate nella Cramps…
ed oggi un gruppo si pone in primo piano proprio in nome di
Demetrio….

L’Electromantic nasce semplicemente dall’idea di avere una struttura
che
possa garantire a me ed a musicisti che apprezzo la possibilità di
esprimersi, senza limiti, in sinergia, offrendo la struttura a disposizione
dei gruppi (senza chieder loro di investire nelle loro produzioni, di pagar lo studio, come ahimè avviene troppo spesso).
Mi piace che tu abbia citato i ‘Cantina’ poiché sono un gruppo che ho
apprezzato subito quando ricevetti il loro demo, pensando che avrei potuto
aiutarli a raggiungere quello che si proponevano, mettendo a disposizione
quanto sapevo, anche considerando che la via da loro scelta, all’interno
del
Prog era comunque abbastanza ardua, ma ci credevo ed i risultati,
lentamente, sono arrivati.
Demetrio era un grande artista, un gran ricercatore, un uomo con un carico
extralarge di umanità, un mix di ricerca, di perfezionismo, abbinati ad un
cuore enorme ed a una gran comunicativa; un mix assai difficilmente
raggiungibile.

Ti racconto un aneddoto riguardo a Demetrio ed all’hammond.

Io avevo sempre sognato l’hammond ma non me lo potevo permettere e quando
debuttammo allo storico Parco Lambro - la nostra Woodstock, davanti a 45.000
persone - mi trovai a suonare per la prima volta l’hammond (ti lascio
immaginare la ‘bufera’ di emozioni diverse in quel primo momento).
l’hammond che suonai per la prima volta in vita mia fu proprio quello di
Demetrio che era lì sul palco dove avrebbero suonato poi gli Area.
Durante la tournèe con loro ebbi modo di suonarlo ogni sera, scambiando
il favore con Demetrio, prestandogli a mia volta il mio piano elettrico
Wurlitzer, un altro parente vintage del mitico.

Dal Parco Lambro ai recenti concerti: l’imbuto è tornato a riversare
prog…

Grazie di questa tua premessa e di questa tua constatazione. Si l’imbutto
non si è … “tappato”, ma siamo ancora e sempre qui.
Noi ci siamo sciolti a fine anni 70 in un momento pessimo della situazine
Prog per non dire musicale in generale: i 10 anni prima di Woodstock
sembravano distanti anni luce. Una coincidenza di varie situazioni, da un
lato forse una troppo pronunciata “intellettualizzazione” del Prog,
rispetto al tener viva l’energia, l’impatto iniziale che aveva
caratterizzato i classici ed i grandi gruppi, ma dall’altra, l’avvento
del
punk, dal lato opposto l’arrivo della dance, in Italia il ‘fenomeno
cantautori’ (non troverai molti prog simpatizzare.. in linea generale con
questo “movimento”) insomma una serie di fattori coincisero con l’inizio
di
un certo limbo per il Prog che grazie ad alcuni primi approcci negli anni
80 portò nei 90 all’inizio di una rinascita più che mai in atto e ..
l’imbuto, spinto da questo vento, .. è ritornato nel suo ‘cielo di Magritte’
e da qualche anno è ancora lì sospeso e ci proviamo a non farlo atterrare
più.

Cosa propongono oggi gli Arti&Mestieri? Cosa vi attendete?

A continuazione della domanda precedente ti dirò che sta uscendo PROG DAY, un EP (CD di 30 minuti) uscito in coincidenza alla nostra partecipazione
Al Prog Day Festival in USA, North Carolina. In questo lavoro, in sound,
il
tracciato dell’imbuto degli anni 70 coincide assai con quanto facciamo ora.

Ci attendiamo di aver la possibilità di far sempre più musica in studio
e dal vivo (prossimamente tour in Mexico e diverse iniziative per celebrare
il nostro trentennale), nonostante i tempi.

A 16 anni quando, nel 68 decisi di voler fare il musicista a tutti i costi,
poiché era troppo intenso quello che provavo con la musica ed avrei voluto
provarlo sempre più e trasmetterlo agli altri, mi proponevo di vivere di
musica, facendo nella vita la mia musica e sperando di portare il mio piccolo
contributo, come ogni artista, nel creare un mondo migliore.

Dopo tutti questi anni, tutte le battaglie, le sofferenze ma anche i momenti
meravigliosi che la vita ti porta mi ritrovo a….. pensare esattamente
come
allora, con gli stessi brividi: molti traguardi sono stai raggiunti ma allo
stesso tempo così come avevo un sogno, questo sogno rimane e…
semplicemente e sinceramente solo lo stesso sogno con più forza ancora
potrà auto-sostituirlo nel futuro.

A cura di Gaetano Menna

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Pubblicato il giovedì 30 ottobre 2003 in: Interviste e interventi

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