
La copertina dell’ultimo libro di Franco Fabbri
“Il suono in cui viviamo. Saggi sulla popular music”
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Un disco che poi ne diventa due. E’ questa l’idea dei Mariposa che, con la mania del “trovaroba” scavano nell’humus fertile della musica partenopea, della melodia
Qualcuno, pensando ai neomelodici, storcerà il naso. Ma i Mariposa faranno ricredere, almeno questo è l’augurio.
Il loro nuovo cd, che si intitola “Storie di animali di terra e di acqua” (Lizard/Trovarobato), uscirà dopo l’estate.
E’ una sorta di ricreazione e ricomposizione di melodie popolari napoletane. Lo stesso lavoro uscirà successivamente “remixato” dal compositore elettronico Lorenzo Brusci di Timet, per “I Dischi Forma”.
Permettete una divagazione personale. Il mio primo articolo (nel 1976 se ricordo bene) per la rivista napoletana “Critica meridionale” si intitolava “No al mandolino”. Un titolo un po’ grezzo per sottolineare che c’era un’altra Napoli, non quella stucchevole e “mandolinara” (alla Sergio Bruni per intenderci) della canzone napoletana ma dei nuovi ritmi, delle viscere, dei vicoli, dei bassi si parlava di neapolitan power, che affondava nel “Ventre di Napoli”, ribollente e caleidoscopico. All’epoca sembrava quasi esserci una contrapposizione culturale e generazionale ricordo le critiche, le discussioni sulla Piedigrotta, sul Festival della canzone napoletana
Con il tempo con la cultura napoletana “classica” ho fatto pace, scoprendo che Partenope aveva dato e dava molto. Mi sono riappropriato delle “radici”, rivalutando anche Sergio Bruni (recentemente scomparso e la sua morte mi ha addolorato e lasciato in colpa per non averlo apprezzato come si deve) e tutti gli chansonnier all’ombra del Vesuvio indiduando anche i contatti “world music2, non so, tra la canzone melodica partenopea ed il fado portoghese, tra la musica celtica (la danza delle spade e la tarantella ). Il rigetto giovanile era soprattutto rigetto di un modelllo oleografico - pizza, mandolino, spaghetti, “O sole mio” - con cui Napoli era inquadrata e conosciuta all’estero.
Ha scritto giustamente Franco Fabbri in un saggio sulla mediterraneità: ad un certo punto “si è posto il problema di come reinterpretare i riferimenti al patrimonio musicale meridionale (soprattutto napoletano), che in un primo momento sembravano consegnati in blocco ai tradizionalisti e alla conservazione, se si escludono le eccezioni rappresentate da Modugno e da Renato Carosone. Si deve arrivare agli anni Settanta per trovare traccia di una nuova esplicita integrazione della napoletanità nel corpo della moderna popular music i taliana, ed è invece negli anni Ottanta che si fa strada l’idea di una più generale appartenenza a una “cultura musicale mediterranea”. ”
Francoo Fabbri, musicista (con gli Stormy Six) e musicologo, ha pubblicato vari libri. L’ultimo in ordine di tempo è “Il suono in cui viviamo. Saggi sulla popular music ” ( 12,00 Arcana Musica). E’ una nuova edizione del volume, arricchita da saggi importanti che l’autore ha scritto negli ultimi anni, tra i quali una panoramica storica essenziale sullo sviluppo della popular music dall’invenzione del fonografo a oggi
Ma torniamo ai Mariposa proporanno nel nuovo, nei nuovi, cd la quadratura del cerchio, di una Napoli da amare e travisare. Melodia, prog, avanguardia, remix un gran calderone che è atteso con curiosità.
Gaetano Menna
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Claudio Costantino









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