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Racconti di note

Love Song

A cura di Claudio Costantino

Pubblicato il 14/10/2004

Supereva sta "intervistando" le sue guide per uno special ad esse dedicate. Glissiamo domande e risposte, "raccontandoci". Racconto di note ovviamente...

foto intervento

Lo so deluderò i frequentatori di questo canale perché il mio primo amore (il primo disco) non fu propriamente di rock progressive... chiedo venia ma, ieri come oggi, non c'erano steccati tra generi. Certo gli amati Led Zeppelin videro, ironia della sorte, qualche anno dopo il dirigibile abbattuto ("L'abbattimento dello Zeppelin" degli Area in "Arbeit Macht Frei" del 1973). A quel primo disco - state tranquilli -  ne seguirono altri più propriamente di prog italiano ("Collage" de Le Orme, "L'Uomo" degli Osanna, "La Bibbia" del Rovescio della Medaglia...). Un fiume di note. Un torrente impetuoso che travolgeva... ed eccoci qua a cercare ancora, 35 anni dopo, la sorgente della vita...

 

LOVE SONG


E’ notte inoltrata, tutto tace nell’ombra che avvolge la vita. Sono solo con la penna-bussola, la penna-macchina del tempo e la mia musica. Metto il CD nel lettore, per riprendere il filo dei ricordi… I suoni della memoria si spandono nell’aria, sono lampi che squarciano per un istante il nero seppia della notte.

 

Ricordo con fremito il primo ellepì importante. “Led Zeppelin II” con sulla copertina il dirigibile dorato. 1969, 35 anni fa. Che musica, ragazzi! Scoprii sensazioni intense.

Si può essere innamorati di un 33 giri? A 14 anni si può.

Mi piaceva una ragazza, certo. Ma non riuscivo a comunicare con lei. Il disco di nero vinile, ed altri che seguirono ad esso, seppero dirmi e darmi di più di una ragazzina che preferì filtrare con un altro.

Ho rimosso quella delusione, con note di rock duro che mi hanno aiutato a crescere in una Brindisi lontana, vissuta tra la Sciaia, il monumento al Marinaio, la chitarra di Jimmy Page e le fitte d’amore per una ragazzina di cui non ricordo neppure più il nome.

 

“God Times, Bad Times”: la ballata blues del primo album dei Led Zeppelin, era praticamente la mia storia. Londra-Brindisi tutto di un fiato a bordo di un dirigibile. Con Plant che contrappuntava la chitarra di Page sussurrando: “Sixteen: J fell in love with a girl”.

“Sedici anni: mi innamorai di una ragazza/ dolce come nessun’altra/bastarono un paio di giorni/ perché mi piantasse/ giurava che sarebbe stata tutta mia/ e mi avrebbe amato fino alla fine/ ma quando le avevo sussurrato all’orecchio/ avevo perso un altro amore”.

 

“Your time is gonna come”. Sta arrivando la tua ora, gridava Robert in un altro brano. Il mio cuore gridava vendetta con le parole dei Led Zeppelin: “Donna sei stata tremenda con me/ ma sta per arrivare il tuo turno”.

 

Seguirono altri “spasmi”. Carla, Adriana, Annamaria, Marta… ma poco importa.

Il primo amore “importante” è invece venuto qualche disco dei Led Zeppelin dopo.

1975, avevo 20 anni vissuti in una Napoli caliente. Ricordo solari bruciature all’ombra di una nuvola bruna.

Bruna di nome e di fatto… Dopo ventisette anni ho ancora sulla pelle quelle sensazioni trafitte dai gorgheggi di Robert Plant, svisate dalla chitarra di Jimmy Page, ritmate dal basso di John Paul Jones, sincopate dalla batteria di John “Bonzo” Bonham.

 

La facciata  del 33 giri di “Led Zeppelin II” si chiudeva con un brano intitolato “Thank you”: “If the sun refused to shine/ J woul still be lovin’ you…”. La puntina dello stereo scandagliava nei solchi come un aratro che affonda nella terra, alla ricerca di verità, sentimenti,  passioni, emozioni.

“Se il sole si rifiutasse di brillare/ io continuerei ad amarti/ quando le montagne franeranno nel mare/ ci saremo ancora tu ed io”. Dietro le note schitarrate, ci possono essere anche delicati sentimenti.

 

Capita a volte di rivedere i musicisti rock di trent’anni (e più) anni fa; oggi, come me, sono imbiancati. Con le loro chitarre elettriche, con gli organi hammond dal magico suono vintage, con i capelli lunghi che sfoggiano come una bandiera, ricalcano i ritmi di una stagione. Sì, sono anche loro nello specchio, il riflesso del mio presente. Ed è frustrante vedere che il tempo non concede soste.

 

Le note cessano, il CD sprofonda  nel silenzio della notte. Scrollo le spalle e spengo il lettore e la mia adolescenza. I miei Led Zeppelin torneranno a suonare in un’altra notte romana di quiete come questa.

 

E Nuvola Bruna? Dorme, così come le tre dolci tremende canaglie di 20, 16, 14 anni. Figli di una musica forte.

 

g.m.

 

 

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