Intervista a Fabio Zuffanti: ricomincio da tre

Ricordiamo il titolo del famoso film di Troisi, per sintetizzare il senso della chiacchierata con il noto musicista genovese su ben tre progetti discografici che appaiono (quasi) in concomitanza: i nuovi dischi di Finisterre, Maschera di Cera e Aries (quest'ultimo compact uscirà il mese prossimo)

Tre dischi in uscita quasi in concomitanza (l’album dei Finisterre, La Maschera di Cera in concerto e Aries) è davvero da guinness dei primati…

Beh, in realtà non proprio in concomitanza, Finisterre e MDC - questi sì - sono usciti quasi contemporaneamente a novembre 2004 mentre Aries dovrebbe essere fuori a marzo 2005. In ogni caso i tempi di uscita non sono una mia scelta, Aries ad esempio era già pronto dallo scorso settembre ma esce solo ora. Riguardo alla mia prolificità da guinnes penso che oramai chi mi conosce e mi segue da tempo non si stupisca più di nulla

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Finisterre&#nbsp; si spinge decisamente, almeno questa è la mia impressione, verso un post-rock, d’autore, alla Radiohead&#nbsp; per intenderci. Il prog vi sta stretto?

Il prog in senso stretto non ci sta stretto ( scusa il gioco di parole ) ma siamo comunque cinque teste, cinque compositori ognuno con il suo modo di vedere la musica e la vita, ognuno con i suoi ascolti e le sue ispirazioni. Quando ci mettiamo insieme a lavorare su un pezzo è inevitabile &#nbsp;quindi che venga fuori il mix che di solito crea il suono Finisterre. Credo che sia la nostra particolarità e anche il nostro punto di forza che non ci fossilizza. Riguardo al postrock è sicuramente una nostra influenza, ci piace e personalmente continuo a seguirne con interesse le metamorfosi. Penso comunque&#nbsp; che certe cose caratteristiche di tale genere musicale i Finisterre le inserivano nella loro musica già molti anni fa, quando ancora nessuno in Italia parlava di postrock.

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Per il disco dei Finisterre avete inciso per la nuova etichetta di Di Cioccio dedicata al rock progressive. E, curiosamente, lo fate con il VS disco, come, dire, meno progressive…

Dipende dalla valenza che si dà alla parola progressive. L’etichetta di Franz non è solo votata al rock progressivo come di solito lo si intende bensì alla musica immaginifica ovverosia a quella musica che concede ampi spazi all’immaginazione. I Finisterre hanno seguito, disco dopo disco, un cammino molto preciso votato alla sperimentazione di nuove forse musicali che potessero essere intesecate da varie influenze. 10 anni fa la nostra maggiore ispirazione era il rock sinfonico&#nbsp; ma già con “In limine “ abbiamo fatto decisi passi nella direzione della musica di avanguardia, del jazz, dell’elettronica e del pop. Questa ricerca è proseguita con “In ogni luogo” e ha trovato compimento con “La meccanica naturale” che secondo me è la giusta sintesi tra il nostro passato e il nostro futuro. E’ probabile che sia il nostro disco meno sinfonico ma, secondo i nostri canoni, è in assoluto il più “progressivo”.

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Maschera di Cera è un progetto ben definito, figlio (naturale) di una stagione. Qui date prova del calore del live. Perché la registrazione di un concerto in Belgio (e non su suolo italico)?

Il pubblico che ci segue all’estero, specialmente quello che abbiamo trovato recandoci a suonare in Belgio, è pazzo e scalmanato e ti comunica un calore e una partecipazione che serve a fare uscire meglio la musica da parte di chi suona. I nostri concerti allo Spirit of 66 sono stati letteralmente magnifici, delle vere apoteosi a tutti i livelli.

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Senza dimenticare anche il DVD registrato in Portogallo dalla Maschera di Cera…dal Portogallo al Belgio. Sempre più attenzione ad una dimensione europea con MDC?

Dopo l’uscita de “Il grande labirinto” abbiamo ricevuto molte proposte per suonare all’estero in vari contesti. E’ stato molto bello e ci è servito tantissimo per crescere musicalmente e umanamente.&#nbsp; La MDC si ì trasformata da mio progetto per un “one-shot album” a vero e proprio gruppo con un’unione e una comunione d’intenti che ha dell’incredibile. Speriamo di potere allargare il raggio d’azione concertistico quest’anno e il prossimo organizzando un tour in USA e Messico

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E il nuovo appuntamento in Belgio di spessore mi sembra che sia a “Spirit of 66”, a fine maggio. Questa volta con i Finisterre….

Sì, con i Finisterre ritorniamo a suonare in Europa dopo una pausa che durava dal 1998 e siamo molto eccitati e curiosi di vedere come il pubblico reagirà ai nostri nuovi pezzi. In ogni caso abbiamo messo su un concerto che spazia dal passato al presente non omettendo nulla di quello che è il nostro “classico” repertorio e sia i pezzi vecchi che quelli dell’ultimo disco con questa nuova formazione a due tastieristi suonano ancora meglio, più maturi e compatti.

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Aries è un nuovissimo capitolo della tua variegata carriera artistica. Ce lo vuoi illustrare?

Come tante altre cose che ho realizzato Aries è un’idea che ho in testa da molti anni e che solo ora trova il suo compimento. Avevo nel cassetto una serie di pezzi che avrei voluto arrangiare con un’ atmosfera tipica di certo folk inglese degli anni 70 ( penso a gruppi come Mellow Cande o Trees ) con in più una vena sinfonica tipica del prog, anche italiano. Non avevo però mai trovato una voce che potesse essere all’altezza delle idee che avevo in testa per realizzarlo. Collaborando da vari anni con Simona e avendo provato con lei a lavorare su tali pezzi e su nuovo materiale mi sono accorto che le cose le calzavamo a pennello e quindi la cosa naturale è stata quella di cominciare a lavorare su un album. Sono molto soddisfatto di questo lavoro e credo che la cosa potrà avere positivi sviluppi anche in futuro.&#nbsp;

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Aries si propone come un vero e proprio supergruppo. Progetto trasversale a Finisterre, Ancestry, Fungus…

Sì, e non dimentichiamoci del batterista Pierpaolo che proviene dal Great Complotto, ottima jazz-prog band di Genova. Il mio proposito per questo progetto era quello di circondarmi di musicisti che non avessero avuto nulla a che fare con i miei progetti passati e presenti per trovare nuove collaborazioni, nuovi stimoli e idee. Conoscendo da tempo Carlo dei Fungus, Fabio degli Ancestry e il già citato Pierpaolo mi è sembrato positivo e curioso chiamarli a collaborare e la cosa mi ha pienamente soddisfatto. Speriamo di organizzare presto qualche concerto per metterci alla prova anche su un palco.

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Simona&#nbsp; Angioloni ha una voce eccezionale. Come nasce l’incontro con la vocalist?

Con Simona collaboro da vari anni, prima nel progetto pop Spazio e in seguito in un altro progetto dark-gothic denominato Aetheria. Simona ha delle capacità vocali straordinarie ed è molto versatile. Quando abbiamo cominciato a provare i pezzi di Aries sono rimasto stupefatto di quanto la canzoni le calzassero a pennello e quanto calore metteva nell’interpretarle. Mi sono reso quindi conto che era la voce giusta che avevo sempre immaginato per questo progetto, se lei non ci fosse stata dubito che Aries sarebbe potuto nascere.

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Conoscendoti, sono molteplici i progetti che bollono in pentola… puoi anticiparcene qualcuno?

Anzitutto il 28 febbraio cominceremo le registrazioni del terzo album in studio della MDC che uscirà spero entro fine anno per la Immaginifica. Anche per questo lavoro Franz ci darà una mano in sede di produzione artistica e, visto l’ottimo lavoro che ha fatto per i Finisterre, ne siamo particolarmente felici. Il disco è molto più compatto che i precedenti, ancora più duro, oscuro e molto sinfonico, credo che non deluderà chi ci segue.

Poi c’è un lavoro di cui vado molto fiero e che spero di pubblicare quanto prima ( ma ancora non c’è nulla di programmato ) ovvero il nuovo Quadraphonic che si intitolerà “Il presente”. Tale disco potrebbe in teoria essere il primo lavoro a mio nome ma penso che alla fine uscirà sotto il nome di Quadraphonic perché è la naturale evoluzione di un certo tipo di suono che è già presente nell’ultimo lavoro di questo progetto ( “Le fabbriche felici”). Ci sono però anche moltissime cose nuove. I pezzi sono vere e proprie canzoni, anche se particolari e sperimentali, è molto rilassato, non ci sono più ritmi ossessivi e, dopo anni di assenza dal microfono, c’è la mia voce in tutti i pezzi. Lo definisco con moltissima immodestia un “Rock Bottom” del 3000. Avvertenza però: non c’è nulla che abbia a che fare col rock sinfonico e col prog in senso stretto.

Per il resto spero entro fine anno di cominciare anche a registrare il nuovo Hostsonaten che è già composto da tempo e che è la seconda parte del ciclo delle stagioni, questa volta dedicato all’inverno e di fare più concerti possibile con Finisterre, MDC, Aries o altri progetti. Ti basta?

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In chiusura ti chiedo una valutazione sulla scena rock progressive degli anni Duemila. Più luci o più ombre?

Onestamente sono molto concentrato sul mio lavoro e, al contrario di qualche anno fa, non seguo più molto la scena. Ogni tanto mi capita di ascoltare qualcosa ma in generale preferisco tenermi aggiornato su altri tipi di cose oppure ripescare perle dimenticate del passato. Ciò non significa che abbia smesso di leggere e di informarmi sulle novità del presente. Se alle mie orecchie arriva un disco valido non me lo faccia scappare. Ad esempio ho gradito molto il nuovo Moongarden che trovo molto maturo a tutti i livelli e mi ha fatto piacere ascoltare il disco degli Areknames che sono riusciti a ricreare in pieno l’atmosfera tipica dei gruppi dark-prog dei primi anni 70.

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a cura di Gaetano Menna

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Pubblicato il domenica 20 febbraio 2005 in: Pro(g)tagonisti

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