A cura di Claudio Costantino
Pubblicato il 25/03/2005
Il 25 marzo il quotidiano "Il Giornale" ha dedicato un ampio servizio di Antonio Lodetti al nuovo disco "Present" della band di Peter Hammill e company che uscirà il 25 aprile (recensito in anteprima dalla Guida SuperEva ai VDGG Paolo Carnelli)
Il Giornale 25 marzo
Van Der Graaf
Il genio Peter Hammill riaccende il “generatore”
Colto,geniale,poeta del pessimismo esistenziale Peter Hammill,lo Schopenahauer del rock, fa rinascere il giocattolo Van Der Graaf Generator. Se l’era lasciato alle spalle più di 30 anni fa, dopo il capolavoro del ‘71 Pawn Hearts, per esplorare in solitaria il dolore cosmico. Così il “generatore”, senza la sua guida spirituale, si rompe nel 1977, dopo l’album The Quiet Zone.The Pleasure Dome. Le altre band progressive - dai King Crimson ai Genesis - si formano e riformano ciclicamente a seconda delle esigenze commerciali e del narcisismo dei loro leader: quella di Hammill no. Non a caso i suoi Van Der Graaf Generator - nel calderone del rock progressivo inglese anni Settanta - rappresentano l’ala più intelletuale, disincantata, vulnerabile alle ferite dell’esistenza. Superiori alle lusinghe del mercato, hanno costruito un universo “unico e terribile” fatto di suggestioni gotiche e lunghissime e intricate improvvisazioni strumentali.
La loro musica non racconta un mondo di fiabe (alla Genesis) ma il dramma di vivere attraverso un suono ora epico ora minimalista, sovrastato dalla tensione espressiva del cantato di Hammill.
Nel suo vocabolario non esistono le parole “facile ascolto”. Lui canta il dolore cosmico, l’introversione, il disagio esistenziale. Porta il suo messaggio intimista - da oggetto di culto - sui palchi di tutto il mondo - e da antieroe conquista il Premio Tenco per la canzone d’autore (“quella serata e quella cenain una vecchia fattoria rimarrà sempre nei miei ricordi”, ha assicurato Hammill). Due anni fa, durante un concerto alla Queen Elizabeth Hall di Londra, salgono sul palco i suoi vecchi compagni d’avventura: Hugh Banton alle tastiere, David Jackson ai fiati (che alterna l’attività di musicista a quella a supporto degli artisti portatori di handicap). Guy Evans alla batteria (il bassista Nic Potter è considerato il quinto Van Der Graaf ad interim). I fan più accaniti sognano la reunion, ma con lo spirito libero di Hammill c’è poco da sperare. Invece il sogno si avvera; il “generatore” riprende a girare a pieno ritmo riportando in auge il vessillo del rock progressivo, melanconico ed esistenziale. Ed è un ritorno alla grande, con un doppio album nuovo di zecca ed una lunga tournée europea. Il disco esce il 25 aprile, si intitola Present ed è diviso in due parti, Songs e Improvvisations
Nel primo cd spazio a sei canzoni (quattro scritte interamente da Peter, due musicate da Evans e Jackson su testi di Hammill) piuttosto brevi, seppur sperimentali ed elaborate, coe Boleas Panic e Abandon Ship; nel secondo spazio ad una jam session strumentale, suddivisa in dieci titoli, improvvisata tra echi jazz e classicheggianti. “E’ un disco costruito con amore - ha detto Hammill - un progetto nato all’improvviso e quindi da cogliere al volo. Se i Van Der Graaf non fossero tornati adesso, non sarebbero tornati mai più”.
Avevano lasciato la scena come uno dei tanti gruppi progressive (neppure quello che ha venduto più dischi) ed ora ripartono in tour, il 6 maggio, dall’austero palcoscenico della Royal Albert Hall tutta esaurita per l’occasione. In Italia arrivano l’11 giugno e suonano adirittura al Conservatorio di Milano per poi
esibirsi il giorno successivo al Centrale del tennis di Roma. ma torneranno un mese dopo, il 14 luglio, a Taormina, per Womad, il festival etnico dell’amico-nemico Peter Gabriel. “Abbiamo scritto pezzi nuovi per
dimostrare che siamo vivi e attuali - sottolinea Hammill -,ma è chiaro che negli spettacoli dal vivo eseguiremo i nostri classici come Killer e Lemmings, che il pubblico non ha mai dimenticato”. Già, il pubblico, i fan che hanno continuato a seguire fedelmente la band. In Italia ce n’è una colonia particolarmente agguerrita,
l’associazione culturale “Gruppo di studio per le opere di Peter Hammill e dei Van Der Graaf”,
che sta per pubblicare un libro con tutti i testi delle canzoni della band e del leader (con prefazione di Hammill) e che il 6 maggio, in contemporanea con il concerto londinese, pubblicherà l’album The Full English di Chris Judge Smith, cantante e membro fondatore del gruppo nei primi esperimenti a Manchester.
Un pubblico traversale ed eterogeneo li aspetta dunque con entusiasmo anche da noi, ma Hammill, che non ama i programmi a lunga scadenza, getta acqua sul fuoco.
“La band assorbe tutte le mie energie, ma per ora abbiamo preso impegni soltanto per l’estate. Presto tornerò ai miei lavori solisti”.