A cura di Claudio Costantino
Pubblicato il 01/04/2005
Le Orme giocano in casa (a Mestre). E in platea c'è anche Tony Pagliuca, l'ex tastierista storico. E' in veste di cronista per il quotidiano Il Mattino di Padova.Qui potete leggere il suo articolo e quello che ha pubblicato l'altro quotidiano veneto, "Il Gazzettino"
Il concerto che ha portato Le Orme, nella loro Mestre, ha avuto vasta eco sui giornali veneti. "Il Gazzettino" ha pubblicato, nei giorni scorsi, un'intera pagina- con richiamo in prima pagina - dedicata alla band ormai prossima ai 40 anni di attività. Incuriosice che, nelle cronache del dopo-concerto, ci sia quella dell'ex per eccellenza, Tony Pagliuca , che è andato ad ascoltare Le Orme. Di seguito gli articoli del 1 aprile su Mattino di Padova (Pagliuca) e Il Gazzettino di Venezia (Alajmo).
da Il Mattino di Padova
Venerdì, 1 Aprile 2005
Care Orme, così vi ha ascoltato un ex
Circa trentacinque anni fa ad Este alla fine di un concerto memorabile m’immaginavo un futuro pieno di successo e gloria per sempre e con Le Orme.
Oggi mi ritrovo a stare seduto dall’altra parte, in mezzo al pubblico è una strana sensazione, tra qualche minuto proverò sicuramente molte emozioni.
Si spengono le luci in sala ed un suono misterioso cresce lentamente, lo riconosco è l’inizio dell’ultimo disco delle Orme “L’infinito” ed in questa situazione a luci spente è l’ideale per creare il Pathos, mi viene quasi voglia di suonare.
Non si pensi che da ex sia disinteressato a ciò che fanno gli amici di ieri, conosco ed ho ascoltato attentamente la trilogia “Il fiume”, “Elementi” e quest’ultimo lavoro “l’infinito” ma è molto difficile per me esprimere un giudizio; sono ancora sentimentalmente troppo coinvolto, preferisco che le sensazioni me le diano i volti del pubblico e dalle facce c’è apprezzamento e quindi condivido.
La suite dura circa una quarantina di minuti ed ora è il momento delle presentazioni e dei ringraziamenti …mancavamo da circa tredici anni a Mestre… è vero e sinceramente anch’io mi aspettavo molto più pubblico. Le Orme meritavano il tutto esaurito ma i tempi sono magri per tutti; il prossimo anno festeggeremo i quarant’anni di carriera chissà che non si possa organizzare… Cari Aldo e Michi m’inviterete sul palco?
Si ricomincia: “Una dolcezza nuova – Gioco di bimba – La porta chiusa”; mi è difficile rimanere indifferente, ci provo non stacco gli occhi dal palco. Mi intimidiscono non poco le teste che ogni tanto si girano a ricordarmi che in quelle canzoni c’ero anch’io.
Si va avanti a suonare quelle melodie che hanno fatto la storia; poco importa oramai l’ordine di esecuzione. Per me sono solo meravigliosi ricordi. Cemento armato, Felona e Sorona, Sguardo verso il cielo, Collage, dove il bravo Michele Bon e Andrea Bassato fanno a ping-pong con Scarlatti.
Il concerto è finito, ma nessuno ci crede; non possono mancare certe canzoni. Il pubblico invoca il bis e Le Orme ripagano abbondantemente con “Amico di ieri-Figure di Cartone-Canzone d’amore- la Fabbricante d’angeli….".
Dopo il concerto mi è dispiaciuto non poter andare a salutare i miei vecchi compagni perché sono stato catturato dai molti amici che si sono fermati a parlare con me, chiedendomi le impressioni sulla serata: tante domande imbarazzanti, tante risposte vaghe, sorrisi e strette di mano; un fan mi chiede di autografare l’antologia delle Orme “Studio Collection 1970-1980” appena pubblicata dalla Universal…insomma c’è un bagnetto di folla anche per me; ma questa è la loro festa. La mezzanotte è passata da un pezzo ed il mio amico Virgilio mi ricorda che la mia ora d’aria è terminata ed è tempo di ritornare a casa …la festa è finita.
Tony Pagliuca
da Il Gazzettino
Venerdì, 1 Aprile 2005
Tre ore di concerto al teatro Toniolo per il gruppo veneziano tornato a Mestre dopo 13 anni
Orme, alla ricerca dell'Uomo
Le due suite "L'infinito" e "Felona e Sorona" dominano uno show senza nostalgie
Mestre
«Non tornavamo a suonare qui da ben tredici anni, speriamo di replicare presto, magari l'anno prossimo quando cadranno i 40 anni esatti dalla nostra nascita», dice Aldo Tagliapietra agli amici e fan, alcuni giunti dalla Svizzera e perfino dal Canada, riuniti al teatro Toniolo di Mestre.
Con in sala il figlio di Aldo, Davide (ormai apprezzato chitarrista per Elisa, Tiziano Ferro, Celentano e presto Gianna Nannini) e l'ex organista del gruppo, Tony Pagliuca, venuto a vedere cosa combinano i suoi soci di un tempo (lui che assieme al quintetto jazz di Massimo Donà e il sassofonista dei Van Der Graaf Generator si è inventato un "Re-Collage" che rivisita i brani del gruppo), e l'ex pianista Francesco Sartori, poi diventato ottimo autore per Bocelli, le Orme non hanno concesso molto alle nostalgie approfittando di un eccellente gioco di luci creato da Pepi Morgia, per proporre l'intera suite "L'infinito" e poi ancora la prima suite del '72 "Felona e Sorona" prima di concedersi alla platea con l'altra metà del repertorio, quella fatta di canzoni, ballate, brani semistrumentali senza supporti tecnologici (a parte le invenzioni di Michele Bon che si è costruito un Hammond personale e una tastiera-controller con con cui imita quasi alla perfezione la chitarra elettrica) «perchè con il progressive rock che è tutto un cambo di tempi e di dinamiche non sarebbe possibile usare altro».
Quasi tre ore di concerto di cui due quasi ininterrottamente "a soggetto" sono una bella fatica per musicisti e pubblico. Può capitare quindi che le dita si ingarbuglino nell'intermezzo scarlattiano di Collage, ma fa parte del gioco. "L'infinito" chiude la trilogia dedicata all'Uomo e alla sua ricerca interiore, che ha attraversato prima "Il fiume" e poi "Elementi".
In "L'infinito" Tagliapietra, Michi Dei Rossi, Bon e Bassato hanno inserito una piccola summa musicale della loro storia. Tempi complessi, parti soliste, colori d'organo, qualche "canzone" e perfino il sitar che Aldo padroneggia da tempo sono la cornice musicale dei testi sulla ricerca interiore che Tagliapietra affronta da tempo.
Ai fan sono state riservate solo alcuni dei brani forse meno famosi del loro repertorio per poi concludere con quasi un'ora di autocelebrazione fatta di canzoni famose, da "Collage" a "Sguardo verso il cielo" fino a "Canzone d'amore" risuonata nei giorni scorsi in radio nella versione degli "Aeroplanitaliani". Forse un po' di sintesi nelle suite e una migliore distribuzione della scaletta avrebbe reso il tutto più appetibile, ma ciascuno ha il diritto di costruirsi la propria storia come vuole.
Giò Alajmo