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Zona franca

Vino e musica: i cantanti-vignaioli

A cura di Claudio Costantino

Pubblicato il 05/04/2005

Da Lucio Dalla a Bruno Lauzi, da Sting a Mick Hucknall voce dei Simply Red... i cantanti che 'fanno' vino in Italia

foto intervento

'Nostalgia', 'Felicità':

i vini di Al Bano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Il vino ha molte analogie con la musica: è un segno d’artista, racconta storie.E’ capace di consolare, unire, rallegrare. Migliora gli umori e accende la fantasia. Porta in superficie un mondo segreto, spesso intimo». Ron, cantautore sensibile e versatile e da qualche tempo anche valente vignaiolo sui colli dell’Oltrepò Pavese, ha colto con particolare efficacia, in un’intervista rilasciata a “WineNews”, le affinità elettive che legano il nettare di Bacco all’arte di Euterpe.

Vino e musica, in effetti celebrano un matrimonio perfetto, un’efficace “liaison” alimentata dalla passione, che sarebbe riduttivo ricondurre al semplice business. Si giustifica così l’ingresso sempre più massiccio di star del pop e del rock tra le file dei produttori di vino.

Ron, autore di “Fracent’anni Rosso”, uvaggio di Cabernet, Bonarda, Barbera e Uva Rara affinati separatamente in barrique per quattro anni, e “Fracent’anni Bianco”, Pinot Nero vinificato in bianco e maturato in piccola botte per due anni, con una piccola percentuale di Chardonnay (due vini di buona struttura, ispirati alla tradizione del territorio e con un richiamo, nel nome, al brano dalle reminiscenze shakespeariane che procurò a Ron la vittoria a Sanremo nel 1996), non è che l’ultimo di una lunga serie.

 

PRIMOGENITURA PER DUE

La primogenitura in materia se la contendono Bruno Lauzi e Al Bano. Il primo da più di un quarto di secolo, insieme alla moglie Giovanna, produce Barbera (la “Barbera del Cantautore”) sui colli di Rocchetta Tanaro, piccolo paese di collina equidistante fra Asti ed Alessandria. «Il verde e l’azzurro sono i miei colori preferiti – ha dichiarato a “Vita” il piccolo grande artista che fu tra i fondatori della “scuola genovese” –. Il mare è l’elemento primordiale della mia vita, scoperto da bambino appena giunto a Genova dall’Eritrea, dove sono nato, mentre la campagna mi è entrata nel cuore nella maturità». Un amore a prima vista per quello straordinario angolo del Monferrato che lo ha “stregato” al punto di convincerlo a tentare una nuova esperienza di vita. Al 1973 risale la prima bottiglia del “Don Carmelo” di Albano Carrisi, un rosso da uve di vitigni autoctoni (successivamente affiancato dalla versione bianca a base di Chardonnay), al quale il cantante pugliese è molto affezionato perché gli ricorda la promessa fatta al padre di tornare nella sua terra al momento della partenza per Milano, dove lo attendeva una lunga gavetta prima di riuscire a “strappare” un contratto ad una casa discografica. L’illustre rappresentante della canzone melodica nazional-popolare possiede attualmente 65 ettari vitati nelle campagne del suo paese di origine, Cellino San Marco, ed è arrivato a produrre 350 mila bottiglie l’anno.

Tra le etichette primeggia il “Platone”, ricco e concentrato mix di Primitivo e Negroamaro (ambedue al 50%) premiato con i 5 grappoli nell’edizione 2005 della guida dell’Ais “Duemilavini”, e numerosi sono i rimandi alla fortunata produzione canora della coppia Al Bano-Romina (“Nostalgia”, “Felicità”), oggi impegnata in una velenosa contesa giudiziaria ma all’epoca “premiata ditta dall’immagine idilliaca”, come recita il Dizionario dei cantautori redatto da Giangilberto Monti e Veronica Di Pietro. «Il vino è un mezzo per conoscersi, un modo per trovare amici, un collegamento tra genti diverse e, ancora, è medicina: una delle prime mai acquisite dal genere umano. In assoluto il vino è un’intera filosofia e nello stesso tempo è musica» sostiene Al Bano, particolarmente soddisfatto dei grossi passi avanti compiuti dai vini del Mezzogiorno nel contesto nazionale.

 

“STRONZETTO DELL’ETNA”

«Non per lucro, ma per gioco e per amore» produce vino Lucio Dalla, dalle vigne intorno alla sua casa di Milo, nel Catanese, «qualche migliaio di litri, sia bianco sia rosso, destinati alla mia tavola, al consumo sulla barca e soprattutto agli amici. Vedo che piace molto ai miei ospiti, risponde ai miei gusti e questo già mi basta». Perfettamente in linea con tale “filosofia” la scelta del nome, tutt’altro che commerciale: “Stronzetto dell’Etna”. «Mi dicono che quello bianco sia di qualità veramente eccellente e perciò ho deciso di spiantare gradualmente il rosso ed uniformare la produzione su quella che gli esperti definiscono qualità superiore» sostiene l’artista bolognese che sull’etichetta, disegnata dal suo amico Mondino, compare vestito da derviscio.

 

“IL CANTANTE” E’ SIMPLY RED

Semplicemente rosso, come il colore del vino. E’ quello che deve aver pensato , Mick Hucknall voce dei Simply Red, quando, con la preziosa collaborazione dell’enologo Salvo Foti, ha deciso di calarsi nella nuova veste di viticoltore ed ha acquistato sei ettari di vigneto a Sant’Alfio, in provincia di Catania. «E’ stato davvero tutto molto eccitante – ha dichiarato il romantico “crooner” in occasione del debutto del suo “Il Cantante” (un Etna rosso Doc vinificato nelle cantine Benanti e un Nero d’Avola, ottenuto da uve acquistate a Pachino, in Val di Noto, e trasformate nelle cantine dell’azienda Gulfi) avvenuto al Vinitaly dello scorso anno –. Ho partecipato in prima persona a tutte le fasi del progetto: dalla selezione dei terreni alla scelta dell’etichetta, alla realizzazione delle schede tecniche del vino che ho deciso di diffondere in tutto il mondo in lingua italiana. Ora, finalmente, posso proporre i miei vini e sono certo di non aver sbagliato a scegliere la Sicilia per questa avventura». Un’avventura singolare per diversi aspetti, non ultimo quello che il Nero d’Avola di Hucknall non si acquista nelle enoteche o nei supermercati ma presso le 530 filiali del Banco di Sicilia in esclusiva mondiale.

 

STING HA “ALLARGATO” IL PALAGIO

Presto, infine, si potrà assaggiare il vino di Sting: l’aristocratica rockstar che già possedeva la Tenuta Il Palagio (100 ettari di terreno sulle colline toscane, a trenta chilometri da Firenze), eletta suo rifugio d’elezione, due anni fa, per oltre 6 milioni di euro, ha acquistato anche la proprietà adiacente formata da 200 ettari di vigne, oliveti, pascoli e boschi. Qui Gordon Matthew Summer (questo il vero nome dell’ex leader dei Police) ha deciso di produrre un vino rosso di qualità, con un’etichetta personalizzata e numerata che porterà la sua firma.

Barbara Mengozzi

 

(da "Mondo Agricolo" n.6/2005 del 31 marzo 2005)

 

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