
INTERVISTA ESCLUSIVA A TONY PAGLIUCA
PER IL PERIODICO FINLANDESE COLOSSUS
A cura di GAETANO MENNA
(traduzione in inglese di LUCIO LAZZARUOLO)
Quando avevamo realizzato questa intervista per il prog-magazine finlandese Colossus (n.27/2005), Tony Pagliuca aveva parlato anche di Re-Collage
e poi?, gli avevamo chiesto. Aveva promesso, in chiusura, una “re-sorpresa”. Oggi sappiamo che è quella dell’incontro rinnovato con Tolo Marton, che si realizzerà a Pescara il 20 agosto, e poi in altre date
Davvero interessante questa intervista in cui Tony risponde a ruota libera, alle domande che lo stimolano a 360 gradi sulla sua carriera artistica; sul periodo con Le Orme ma anche sul periodo pre-ormiano, sulla sua attività solista, fino agli ultimi cd, Demos e Re-Collage. Proponiamo, in modo innovativo, il testo di questa intervista in italiano e in inglese (per gli appassionati di rock progressive di altri Paesi). Un grazie di cuore a Lucio Lazzaruolo dei Notturno Concertante per la traduzione del testo
Grazie anche a Marco Bernard e Raimo Eurasto della rivista Colossus che hanno permesso di meglio far conoscere l’artista in Finlandia. Abbiamo toccato con mano che c’è un bel rapporto tra Colossus ed i critici italiani (molteplici le collaborazioni italiane alla rivista); e c’è grande attenzione della rivista (e dei suoi lettori) per la scena musicale italiana di ieri e di oggi. Cosa che ci inorgoglisce e ci entusiasma allo stesso tempo. (G.M.)
VENEZIA - Le Orme sono una delle prog-band italiane più conosciute ed amate a livello internazionale. La formazione che è restata nella memoria collettiva è quella del trio, con Tony Pagliuca alle tastiere, Michi Dei Rossi alla batteria, Aldo Tagliapietra al basso ed al canto.
Poi le strade tra Orme e il tastierista si sono divise nel 1992.
Tony Pagliuca ha continuato in sordina la carriera solistica, fino all’anno scorso in cui si è riaffacciato con più tenacia alla ribalta con molteplici iniziative e collaborazioni. Con una grande voglia si suonare. Ed è voluto partire dalle origini.
Il 2004 è stato indubbiamente un anno importante per Tony Pagliuca. Un anno che lo ha visto in molteplici contesti. E’ stato presente anche ad alcuni dei più importanti festival dedicati al rock progressive, a partire da quello, in provincia di Pavia, che ha visto sullo stesso palco Pagliuca con i Malaavia, la Premiata Forneria Marconi e gli Yes e per concludere a Roma con Patrizio Fariselli degli Area ed il Banco Mutuo Soccorso. Ma importante è stata soprattutto la serie di concerti dello spettacolo intitolato Re-Collage, con un quintetto jazz ed il mitico sassofonista dei Van Der Graaf Generator David Jackson, testimoniato da un cd che si intitola “Re-Collage”
- Caro Tony, sono tanti le collaborazioni, i duetti che ti hanno visto coinvolto recentemente. Ci vengono in mente quelli con Vairetti degli Osanna, Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso, Fariselli degli Area; e poi la jam session di Lecco con Claudio Rocchi, Patrizio Fariselli degli Area, Rodolfo Maltese del Banco Mutuo Soccorso e Mauro Gnecchi del Biglietto per l’Inferno. E, naturalmente va citata la collaborazione, l’intesa, con David Jackson. Gli interscambi quando militavi nelle Orme non erano così frequenti
Nel periodo d’oro passato con le Orme, io ero libero da legami ed il mio “tempo libero” lo dedicavo quasi tutto alla gestione del gruppo. Tenevo costantemente i rapporti con i discografici, i giornalisti, gli impresari, ecc. Era un lavoro che mi impegnava molto ma che dava grandi soddisfazioni a me ed ai miei compagni. Essere parte di quel gruppo mi appagava e non mi sentivo attratto a partecipare alle sessions con altri musicisti. Avevo un concetto diverso del gruppo; pensavo più ad una band allargata e, per quanto riguarda il suonare con gli altri musicisti, cercavo il rapporto profondo e più duraturo, senza mezze misure. Vedi gli inserimenti di Tolo Marton ed altri.
E’ risaputo che noi Italiani eravamo molto in ritardo rispetto alle novità dei musicisti inglesi ed americani; la nostra preoccupazione era soprattutto indirizzata a colmare il divario discografico. La classica session mi sembrava un approccio molto superficiale che non portava alcun beneficio alla nostra ricerca.
Mi piace ricordare che le nostre radici (nostre come Orme) sono Scarlatti, Rossini, Verdi, i grandi maestri del melodramma, che ci insegnavano a ricercare una musica originale attenta a mantenere il giusto equilibrio tra ritmo e melodia.
Ma dopo la partenza obbligata dalle Orme, la mia vita è cambiata totalmente: mi sono sposato con Tatiana, che ama suonare il pianoforte ed abbiamo avuto due bambini, Emanuele, dodicenne, batterista ed Alberto, otto anni, aspirante pianista.Mi sono trovato in poco tempo in questo nido ideale dove ho cominciato a comporre nuove musiche e nuove canzoni che sono state in parte pubblicate: Io Chiedo(Philps 1990) , Immagin-Arie (Rti 1993), La Notte della Stella (San Paolo Audiovisivi 1999), Demos a Marghera (2003).
Dopo questo periodo tranquillo, una moltitudine di voci, a favore e contrarie, mi ha fatto pensare alla possibilità di ritornare sul palcoscenico.
- Un “ritorno”
senza Orme
Ma, a dire il vero, in un primo momento ho cercato un approccio con miei ex compagni
chissà pensavo dopo tanto tempo
c’era la voglia di ritornare insieme, ma dall’altro fronte tutto era negativo
allora mi sono tolto ogni indugio ed è iniziata una nuova fase. Il 2004 è stato un grande anno, intenso e pieno di sorprese. E’ cominciato con il fare l’apripista alla Premiata Forneria Marconi e al gruppo inglese degli Yes. Non mi sarei mai immaginato tanta provvidenza. Ho suonato poi per la prima volta con diversi musicisti ed è stata una esperienza bellissima tanto che ora ho paura di averci preso gusto. Al di là dello scambio intellettuale e creativo, da incontri come questi spesso ci si arricchisce anche di una esperienza umana e spirituale. E’ stato bello suonare d’estate a Napoli con i Malaavia. Era da tanto tempo che sognavo una esperienza simile. Ho sentito vibrare corde mediterranee che mi hanno fatto scoprire spazi nuovi ed antichi. Grande è stata l’intesa con Lino Vairetti degli Osanna che mi ha fatto rimpiangere di non averlo potuto incontrare prima. Anche il Notturno Concertante si è dimostrato una fonte di musica e di umanità sorprendente. Con David Jackson e con il Massimo Donà Quintet l’esperienza è stata intensa, siamo stati tutti coinvolti e rapiti in una sola musica. In palco ed in platea l’atmosfera era magica: si respirava l’aria dei grandi avvenimenti, non lo dimenticheremo mai più. Penso che fra noi sia nata una nuova amicizia e così spero che avvenga con Francesco Di Giacomo e con Patrizio Fariselli.
- Uno dei dischi importanti per Le Orme è stato naturalmente “Collage” che permise, come dire, il salto di qualità e vi spalancò le porte al successo. Come mai per il tuo ritorno in grande stile, coadiuvato da David Jackson, hai pensato proprio a Collage ed alla sua rilettura? Re-Collage è stato una sorta di Re-Pagliuca
In Collage convergono le forze di tre giovani alla loro opera prima. L’unione delle loro energie hanno costituito un’amalgama potente che resiste all’attacco del tempo. Il mio ritorno poteva solo partire da Collage e sinceramente non so come avrei potuto fare diversamente. Partire dalle origini è anche ripartire da zero: nello stesso tempo mi dava sicurezza suonare la musica che più ci univa in quel lontano 1970/71. Inoltre, a differenza degli altri album, gran parte dei brani di Collage sono stati suonati con successo in concerto prima di essere stati registrati.
Immaginiamo diversamente la mia proposta. Se io avessi offerto un concerto di sole musiche inedite, cosa che avevo già sperimentato precedentemente, le persone presenti al concerto sarebbero andate via insoddisfatte perché da me si aspettano anche quello che ho scritto nel passato. Tanto valeva la pena di proporlo subito con la sorpresa di qualche brano nuovo e qualche brano di Jackson.
Collage è la prima, e nello stesso tempo la più sperimentata, delle musiche delle Orme, in quelle sette sequenze c’è tutta la nostra prima essenza allo stato puro. C’era un boccone più appetibile?
- Con Le Orme è stata una grande storia di rock progressive. La Vostra è stata (per certi versi lo è ancora perché i tuoi ex compagni sono attivamente presenti sulla scena musicale) una grande avventura, che vi ha portato anche a suonare ed incidere all’estero.
Che ricordi hai di quegli anni formidabili?
Erano anni veramente formidabili soprattutto il primo viaggio all’estero: Un giorno mi presentai al direttore della Casa Discografica, Polygram, e gli chiesi a bruciapelo se potevamo incidere il prossimo album a Los Angeles. Lui mi domandò perché; risposi, per tante ragioni ma soprattutto per l’ispirazione. Non batté ciglio e diede subito ordine alla segretaria di iniziare le pratiche per l’espatrio. Negli anni che seguirono andammo a registrare a Londra e poi a Parigi
in questi due casi non fu nemmeno necessario la mia presenza: risolvemmo tutto per telefono. Erano anni pieni di fervore ed energia. La nostra ambizione maggiore era quella di suonare in Inghilterra la patria del rock. Al momento giusto con Felona&Sorona in versione inglese( Charisma 1973) e con i testi scritti da Peter Hammil cantante e poeta dei Van Der Graaf Generator, partimmo per Londra. Toccammo il cielo con un dito: un vero tour inglese con una tappa anche al Marquee Club. Avremmo potuto sfondare anche a Londra se avessimo colto al volo l’occasione di inserire nella nostra musica e nel nostro tour il respiro del grande David Jackson.
- Oltre a Collage a quali altri dischi de Le Orme sei particolarmente legato? E perché?
Ogni disco delle Orme ha una sua lunga storia, anche se in quegli anni si impiegava poco tempo per scrivere e registrare un disco. Per la costruzione di un nuovo album c’erano più fasi: nella prima ognuno lavorava per conto suo, a casa o fuori; io spesso viaggiavo all’estero, poi quando le idee cominciavano ad essere convincenti ci si riuniva per alcune prove, e poi per ottenere la massima concentrazione ci rifugiavamo in una casa in montagna, con tanto di cuoco e strumentazione. Gli Album che hanno beneficiato di tutto ciò sono quelli che più mi accalorano. I primi due album Collage ed Uomo di Pezza sono stati coltivati con questo rapimento, per cui sono affezionato particolarmente. Felona e Sorona musicalmente ha un grosso spessore, mentre avremmo dovuto fare meglio nei testi. Cosa che è successa invece con Contrappunti un album, che amo profondamente, equilibrato al punto giusto.
Smogmagica è stato registrato a Los Angeles
il progetto era favoloso: la casa discografica, prima di entrare in studio, ci aveva offerto anche il soggiorno per un mese di prove in una villa splendida dietro le colline di Hollywood. Se avessimo saputo sfruttare al meglio quella magnifica occasione avremmo potuto produrre l’Album più internazionale della nostra produzione. Comunque questo lavoro mostra ancora delle grandi intuizioni e dei pezzi splendidi.
Per finire due parole per Florian: Questo è stato il lavoro che ha portato le Orme al bivio, ma nonostante Florian sia una creatura nata prematuramente, oggi dimostra una vitalità e una forza che supera ogni immaginazione.
- Una delle ultime iniziative dell’anno 2004 è strato un concerto con i redivivi Hopopi, il gruppo sconosciuto in cui sia tu che Miki Dei Rossi avete militato prima di passare nelle Orme. Ci racconti l’atmosfera di quell’epoca degli Hopopi, siamo sul finire degli anni Sessanta, quando si avvertiva che nuova musica c’era nell’aria
Atmosfera che ora, per una sera in teatro, hai ricreato
Gli Hopopi si sono sciolti nel 1966
quell’epoca, gli anni Sessanta, è stata descritta ampiamente in vari modi
io ricordo mio padre che mi voleva vedere Perito chimico ed io che, a due anni dal diploma, gli dico che voglio lasciare la scuola per suonare con un gruppo di capelloni
-Non la ami come domanda, ma te la faccio lo stesso, anche perché i fans se lo chiedono: continua ad essere impossibile un tuo rientro ne Le Orme? E’ così insanabile la “rottura”?
Continuo a sperare nel dialogo tra gli uomini, attraverso questo tutto è possibile. Penso che alla base di tutto ci sia stata una grande incomprensione che non è stata mai chiarita. Anzi ho il sospetto che, come in ogni grande storia d’amore finita, ci sia lo zampino di uno Jago di troppo.
- Con Le Orme hai vissuto gli anni del successo, ma anche del cambiamento dell’aria. Ad un certo punto non c’era più quella magica atmosfera. Eppure siete stati assieme negli anni “facili” ed in quelli “difficili”. Meraviglia che lo “strappo” ci sia stato negli anni Novanta, quando il guado era stato superato
C’era un problema di rapporti personali ma anche artistici. Tu ritenevi che la strada da percorrere fosse un’altra
è così?
Si è vero, avevamo superato già molte difficoltà, ma la più grande restava ed era la mancanza di fiducia che i miei due ex colleghi avevano nei miei confronti. Io non avevo più voce in capitolo, qualsiasi cosa proponevo la risposta era sempre una sola: no. Mi sentivo perciò inutile, soprattutto nei confronti del pubblico a cui non sapevo come giustificare questa mia presenza – assenza in palco. Ho cercato di migliorare in tutti i modi lo stato delle cose, ma eravamo come nelle sabbie mobili
più ci si agitava e più si andava a fondo. In quella situazione la “partenza” mi sembrò la decisione più saggia e più salutare per tutti.
- Soffermiamoci sul tuo bisogno di esprimerti da solo. “Imagin-Arie”, il primo album da solista, è un disco molto particolare, lontano dalle atmosfere ormiane (addirittura non c’è il mitico hammond che ora hai rispolverato). Molto classico, dimensione canzone, molto “arioso”
Era quello il nuovo corso in cui credevi?
Non ho avuto il dono della bella voce, per cui quando la voce è lontana mi dedico al suono degli strumenti musicali. Il mio sogno è sempre stato quello di scrivere per un’orchestra sinfonica
qualcuno mi chiederà chi me lo impedisce. Sì, anche se ora non saprei nemmeno da dove cominciare e non avendo alcuna esperienza ne sono affascinato a tal punto da decidere di scrivere con il computer due interi lavori: “Io Chiedo” ed “Immagin-Arie” sono stati registrati giocando ad imitare l’orchestra sinfonica.
- Quest’anno sono usciti, anche se in modo “non ufficiale”, due tuoi dischi ed un dvd è nel cassetto. Parlaci un attimo di “Re Collage”
ha portato fortuna anche a David Jackson che ha ricostituito i Van Der Graaf Generator
Sono molto felice per l’ottima accoglienza che ha avuto questa proposta. Io non avevo mai smesso di crederci, sapevo che lavorare con degli ottimi musicisti, come il quintetto di Massimo Donà, è stata un’ottima scelta, che mi avrebbe portato a nuove soddisfazioni. Sorprendente è stata quella di avere suonato al fianco di David Jackson, le registrazioni dei concerti hanno fissato per sempre un momento magico della nostra musica, David stesso ha mostrato molto interesse per quello che è stato fatto insieme e se questo entusiasmo ha contribuito a portare il collante alla Re-reunion dei VDGG lo può dire solo lui.
- Ha incuriosito molti che tra gli “sponsor” di Re-Collage ci fossero anche gli apicoltori italiani. C’è sempre stata una sorta di attenzione all’insetto ape
Io non posso nascondere il fatto che il simpatico e laborioso insetto, l’ape, sia presente quando si inizia qualcosa di nuovo e di particolarmente importante: Nella copertina di Ad Gloriam (Orme Car Jukebox 1968) le nostre facce sono incasellate dentro un alveare. Era l’epoca dei dischi a 45 giri e le Orme avevano appena inciso il loro secondo singolo “Senti l’estate che torna” ed io, che non possedevo più nemmeno l’organo, mi trovai per la prima volta in studio a Milano per registrare addirittura un intero LP. Era il primo disco LP beat-rock italiano. Una fortuna incredibile!
Nel 1979 c’è stata la svolta acustica di “Florian” e ricevemmo il premio della critica come migliore disco dell’anno; poco dopo ci siamo incontrati con l’ape in volo e gli abbiamo dedicato un Album intero: “Piccola Rapsodia dell’Ape”.Ora festeggiamo Re-Collage adornandoci dei fiori visitati dalle api dei soci della Federazione apicoltori italiani. Saranno coincidenze ma sembra che il mondo di questo magico insetto abbia uno stretto legame con un certo tipo di musica
- L’altro disco uscito recentemente è stato “Demos”, un cd-laboratorio in cui si ritrovano i tuoi nuovi pezzi ancora non compiuti, in diverse versioni. I demos dimostrano che ti avvicini sempre più ad una dimensione canzone. Con splendidi e toccanti brani come “La lista della spesa” e “Pace a Milano”. A proposito qualcuno ha scritto che Pace a Milano l’avevi scritta come risposta ai tuoi ex compagni
“Pace a Milano” l’ho scritta dopo l’ennesima delusione avuta da un collega di lavoro, ma non era dedicata assolutamente ai miei ex colleghi. Demos è un laboratorio che ha dato frutti insperati, penso che l’idea di pubblicare i provini vada ripetuta e diffusa. La canzone è qui recuperata perché in quel periodo si parlava tanto del ritorno delle suite musicali ed io ho preferito mantenere le distanze.
- Stai già pensando a nuovi progetti? Pensi di dedicarti alla composizione, alla realizzazione di un nuovo disco? E un nuovo spettacolo?
Sto fantasticando di suonare in teatro, in un grande parco e in diverse nuove situazioni e nel frattempo sto scrivendo nuove composizioni. E poi mi piacerebbe tornare ad esibirmi , come ho fatto in Italia, anche all’estero, riabbracciare vecchi e nuovi fans che credono nella sincerità, nell’entusiasmo, nell’ostinazione. Magari anche a Helsinki, perché no?
- I tuoi recenti dischi Demos e Re-Collage non sono in vendita. Ma se qualche nostro lettore volesse procurarseli, c’è qualche modo per farlo? A chi si può rivolgere? Pensi sia ipotizzabile una ristampa di “Re-Collage”, magari per l’estero?
Se le cose continueranno con questo ritmo penso che si dovrà pensare a qualcosa nuovo. Per la sua ristampa non so, mi godo l’interesse attuale suscitato. I fans che volessero procurarsi il disco possono mettersi in contatto con il club “I Passi di Tony Pagliuca” che ha pubblicato il disco (virgilio_raritalia@virgilio.it)
- E possiamo attenderci dopo Re-Collage, ad esempio, Re-Felona?
No, ma ci sarà senz’altro una RE-sorpresa.
Qui la versione inglese dell’intervista:
http://guide.supereva.com/musica_progressive/interventi/2005/07/219749.shtml
Claudio Costantino









Anteprima del commento