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Interviste e interventi

DVD sul Banco in concerto nel 1980. Intervista a Luigi Faccini

A cura di Claudio Costantino

Pubblicato il 03/10/2005

Sta per essere realizzato un dvd con un live inedito del BMS. Si intitola "Banco dal vivo" ed è firmato da un grande regista, Luigi Faccini che lo presenterà in anteprima a La Spezia il 29 ottobre nell'ambito della Rassegna cinematografica "La musica nel film: cosmesi o progetto?". Intervista al regista che ci parla del Banco, di Luis Bacalov e del nuovo DVD in gestazione

foto intervento

La notizia  che Oliviero Lacagnina ha dato al Centro Studi sul Progressive Italiano ha fatto subito drizzare le antenne agli addetti ai lavori: c’è un’eccezionale, inedita registrazione live del Banco di Mutuo Soccorso all'epoca dell'album "Capolinea", effettuata  nella primavera del 1980 da una troupe guidata dal regista Luigi Faccini. Faccini tra l’altro ha firmato la regia del “Garofano Rosso”, pellicola del 1976, con la colonna sonora del Banco… Quelle registrazioni  del Banco in concerto diventeranno ora, dopo l’elaborazione digitale, un prezioso DVD.

Il film concerto viene proiettato in anteprima a La Spezia sabato 29 ottobre 2005, nell’ambito di una rassegna cinematografica/laboratorio sulla musica da  film interamente dedicato all’opera di Luigi Faccini. La rassegna è partita il 30 settembre e proseguirà fino al 30 ottobre. In tale contesto anche la presentazione del libro “Marina Piperno&Luigi Faccini: cinema come un’infanzia”. Da sottolineare che nell’evento di La Spezia è coinvolto anche Oliviero Lacagnina (direttore d’orchestra, ma negli anni 70 componente dei “Latte e Miele”).

Abbiamo colto l’occasione per una lunga chiacchierata con Luigi Faccini, che ci ha raccontato la genesi del DVD sul Banco in gestazione, ma anche la collaborazione del gruppo e di Vittorio Nocenzi alle sue pellicole “Garofano Rosso” e “Nella città perduta di Sarzana”. Interessante anche il racconto sulla collaborazione del regista con Luis Bacalov (nome noto ai progster per le musiche realizzate con New Trolls, Rovescio della Medaglia, Osanna…).

Insomma ne è uscita un’intervista davvero interessante per approfondire l’opera di un grande  regista ed  i  contatti tra cinema e rock progressive. 

 

L'unico DVD del Banco è "Ciò che si vede è", registrato dal vivo a Roma nel 1992 (versione DVD di un precedente VHS). Lei ora propone la chicca del BMS live negli anni '80... Quando e come ha registrato il film sul concerto?

Io e il Banco avevamo alle spalle l’esperienza esaltante di Garofano rosso (girato nella splendida Siracusa, in Sicilia, nell’estate del 1975; terminato nella primavera del 1976 ed uscito in sala in quello stesso autunno – non era il mio film d’esordio, anche se il primo con una troupe di 45 persone e un grande della fotografia a disposizione, Arturo Zavattini, figlio dell’immenso Cesare, il più grande sceneggiatore del cinema italiano(da Ladri di biciclette a Miracolo a Milano); tuttavia film di esordio per Miguel Bosè, quale protagonista, e per il Banco del Mutuo Soccorso, quali autori della musica di commento), e la più vicina, anzi vicinissima, di Nella città perduta di Sarzana (film adesso disponibile in VHS dopo una lunga “detenzione” nei magazzini della Rai, nonostante il grande successo di pubblico e critica al festival di Venezia). In una pausa tra il montaggio e il doppiaggio, circa febbraio del 1980, mentre con Vittorio Nocenzi elaboravamo l’idea delle musiche del film, nacque il progetto di filmare la stagione dei loro concerti (a Milano avevo assistito ad alcune fasi di registrazione, dal vivo, di “Capolinea” –  mi era tornata in mente la tensione, l’energia e la felicità creativa del “gruppo” per Garofano rosso). I miei impegni lasciarono libero un varco per la primavera. Il Banco (che aveva tralasciato momentaneamente l’appendice utopistico-proletaria del proprio nome) ne aveva in programma due consecutivi e non lontano da Roma: Viterbo e Frascati. Ci accordammo per registrarli. Da Milano, con Marina Piperno, che produsse, facemmo scendere un gruppo di riprese elettroniche. Avevano un datore luci canadese, Charles Rose, che era passato per l’esperienza di Woodstock, pronto anche a spendersi come cameraman (fece benissimo entrambe le cose – le sue luci restano ancora, a distanza di 25 anni, taglienti e vigorose, splendenti e metalliche come piacciono a me che come “gusto” amo l’espressionismo tedesco). Il concerto di Viterbo fu eccezionale. Mai visto il Banco in quello stato di grazia. Nei fraseggi più veloci sembrava quasi che si sfidassero. Quello di Frascati non fu da meno, ma il palco sul quale il “gruppo” suonò era angusto e non consentì  a Charles Rose di piazzare le luci a pioggia, e quelle violentemente diagonali, che nel teatro di Viterbo avevano creato un’atmosfera astrale, squillante. Merito anche dei trampoli e dei mimi di Assemblea Teatro che, ripresi dal basso o in ralenti, attraversavano i raggi di luce violetta, verde, rossa, gialla…

 

Come ha ricordato, il BMS realizzò  la colonna sonora del suo film "Garofano Rosso" del 1976. Come nacque l'idea di coinvolgere la band per le musiche del film? Fu, se ricordo bene, la prima colonna sonora pop italiana...

Quella del Banco del Mutuo Soccorso fu la prima, forse resta anche l’unica davvero autentica (qualitativamente) colona sonora rock del cinema italiano. Come avvenne l’incontro? A montaggio del film già iniziato, mentre riflettevo, sulla base del suo ritmo narrativo, di quale musica di commento avesse bisogno (canzoni d’epoca, tanghi soprattutto, e motivi politici, già erano incorporati nel racconto). Non avevo le idee chiare, ma volevo attualizzare il senso di un film che si svolgeva nel 1924, al tempo dell’assassinio di Matteotti da parte dei fascisti. Sentivo il bisogno di una componente ritmica che parlasse ai giovani. Ma c’era anche bisogno di una musica che traducesse i languori e le incompletezze di una adolescenza, quella del diciottenne Alessio Mainardi, dalla quale stava per sbocciare la vita adulta. E c’era la presenza della misteriosa Zobeida, bellissima prostituta o, chissà, spia, armata di una pistola dorata, dal calcio di madreperla. Aveva la faccia di Elsa Martinelli, che avevo voluto somigliante alla Louise Brooks del film di Pabst, Lulù. A quei tempi mi piaceva Keith Jarrett. L’avevo filmato durante un festival del jazz a Pescara. Quel suo inseguire un tema fuggitivo, catturarlo, dilatarlo, per poi accoltellarlo improvvisamente, era intrigante. Ma era in Germania e costava un occhio della testa. Venne l’ascolto di “Darwin”. E il Banco mi piacque davvero molto. Gianni Nocenzi, ma anche Vittorio, alle tastiere, sapevano ammaliare. Mostrai loro il film. Ne sviscerammo il racconto e le intenzioni. La Sicilia assolata, omicida, del latifondo, e i notturni che suggerivano il profumo della zagara, presero per mano i musicisti. Non dimenticherò mai le sedute di incisione, a Roma, quando riascoltavamo i ”pezzi” appena incisi, a tutto volume e a luci spente…

 

Ci fu anche una collaborazione del BMS al suo film "La città perduta di Sarzana"…

Per Nella città perduta di Sarzana la collaborazione fu soprattutto con Vittorio Nocenzi, presente a Milano in sala di registrazione, mi pare come “turnista”, con altri musicisti. Cronometrò le sequenze da musicare e utilizzò i sintetizzatori per darmi i temi drammatici e luttuosi che servivano. Nei titoli di testa del film riutilizzai uno dei temi di Garofano rosso, quello della sparizione di Zobeida. Tema sospensivo, inquietante. In questo film utilizzai un altro tema che in Garofano rosso non aveva trovato collocazione, a causa di una tromba troppo invadente, nel bordello liberty di Siracusa, che, invece, fu perfetta in un esterno di Sarzana, sul greto sassoso del fiume Magra, mentre i carabinieri raccolgono i corpi dei fascisti uccisi e l’ispettore Trani inizia la sua inchiesta sui “fatti del 21 luglio 1921”. Ne sa qualcosa? 600 fascisti armati, quella notte, giunsero nella città lunigiana per punirla di essere amministrata dai socialisti e liberare un loro capetto che vi era stato imprigionato dopo aver ucciso gente dei paesi circostanti…

 

Suggestivo il titolo del suo libro or ora pubblicato, "Cinema come un'infanzia". Perché questo accostamento?

“Marina Piperno & Luigi Faccini: Cinema come un’infanzia”, racconta il percorso di un’esperienza profonda. Quella di due persone che entrano nel labirinto del cinema avendo dimenticato a casa il filo di Arianna, forse volutamente. Queste due persone siamo Marina ed io. Marina, prima donna in Italia a misurarsi con una professione così maschile come quella del produttore, dopo essere passata per il giornalismo e una lunga permanenza negli Stati Uniti. Io, che esordisco come critico cinematografico e fondo una rivista diventata famosa come Cinema&Film. Roland Barthes e Pier Paolo Pasolini ne furono i tutori. Era il 1965. Pier Paolo consigliò a Garzanti di distribuirci. Ma noi lavoravamo del tutto gratis. Fu così che introducemmo nel nostro paese la semiologia applicata allo studio del film. Spaccammo tutta l’accademia che ammorbava l’universo critico. Arrivava il ’68. Ma noi non lo sapevamo. L’impazienza generazionale, il parcheggio universitario cui eravamo costretti, la guerra in Vietnam e le rivolte studentesche americane nel campus di Berkeley, e poi il maggio francese, ci fecero capire su quale strada ci eravamo incamminati. Fu eccitante e angoscioso. Poi tutto implose. La politica tradizionale si spartì i giovani dirigenti del movimento studentesco. La diaspora giovanile prese strade diverse. Chi in India, a stripparsi. Chi nella clandestinità e, poi, nel terrorismo. Chi tacque, spegnendosi. Chi si inserì, cercando di vivere la vita di tutti. Io smisi di fare il critico e fondai una cooperativa. La Filmcoop, quella che produsse Garofano rosso

Perché Cinema come un’infanzia? Perchè è nell’infanzia che tutto è primigenio e scoperta, perché è nell’infanzia che si può essere vergini e spudorati, perché è nell’infanzia che ci si guasta o si cresce davvero. L’infanzia è esperienza pura, formazione, anche se le ansie e i  terrori non smetteranno mai di tenderci i loro agguati. Per Marina e me il Cinema  è stato tutto questo. E ancora ne tentiamo le strade impervie…

 

 

Per leggere la seconda parte dell'intervista, cliccare qui

http://guide.supereva.com/musica_progressive/interventi/2005/10/227388.shtml

 

 

 

 

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