
Tony Pagliuca
(foto di G. Menna)
Chris Cuttler, Hugh Hopper ed io ci siamo trovati per la prima volta insieme al convegno di Cremona per suonare e parlare sul fenomeno musicale degli anni settanta: la musica progressive.
Siamo stati invitati per un work-shop sulla composizione.
Provo a riassumere qui alcuni aspetti degli argomenti derivanti dal detto e non detto, aggiungendo un breve, ma credo, interessante “dietro le quinte” del convegno.
Sì, perché anche noi musicisti ci siamo chiesti quale fosse veramente il nostro rispettivo pensiero sulla musica progressive.
Noi musicisti eravamo alloggiati al Delle Arti mentre gli studiosi erano tutti all’Impero.
L’occasione più propizia per scambiarci i nostri pareri è giunta un mattino durante l’ora della colazione.
Pur venendo da percorsi diversi tutti e tre ci siamo trovati concordi su un punto:
Mai avremmo pensato allora che la nostra musica fosse stata chiamata Progressive e che fosse stata un giorno oggetto di studio presso un’università di musicologia.
Ad Hugh Hopper ho chiesto quali fossero le fonti dell’ ispirazione della musica dei Soft Machine e in particolar modo dove avessero ascoltato per la prima volta le ritmiche dispari. Hopper allora mi ha parlato di: Don Ellis Big Band di Dave Brubeck e della musica antica orientale, della musica tradizionale greca che offriva,e offre, ancora vari esempi di melodie in sette quarti (uno dei tempi presi in esame al work-shop).
Chris Cuttler da parte sua ha esposto un vasto campionario di tecniche compositive, e tra le altre cose, una sua interessante teoria sul perché della breve vita della musica progressive.
Chris infatti sostiene che il periodo d’oro è finito presto perché la maggior fonte di ispirazione del prog è stata la musica dell’ottocento in particolare quella romantica.( vedi ELP,Yes , Genesis, n.d.r.)
Secondo Cuttler questo è stato un grave limite perché la musica rock sperimentale degli anni settanta avrebbe potuto trovare maggiori possibilità di sviluppo dalle forti sollecitazioni della musica classica contemporanea ed il jazz di avanguardia.
La mia idea in merito alla nascita della musica progressiva è che questa è nata dall’innamoramento della musica classica, Bach in primis. Lo stesso Paul Mc Cartney allo Speakeasy nel 1967 sbalzò dalla sedia per andare subito a chiedere al DJ cosa fosse quella musica appena ascoltata. Si trattava di A wither shade of pale dei Procol Harum un gruppo che aveva messo al centro della sua musica Bach…
Da questa base classica è partita la ricerca di molti compositori rock e il percorso è salito via, via sino ai nostri giorni passando anche attraverso la conoscenza e la mescolanza con gli altri linguaggi del jazz e del folk. In sostanza il prog non è altro che uno sviluppo del rock verso la musica totale.
Se si parla ancora di questa musica è perché si è capito che questa ha come ideale la comunicazione e lo scambio di cultura tra i popoli e non è un caso che in questa nostra Babele essa sia riuscita ad abbattere tutti i muri delle categorie per affermare l’essenza stessa della musica: l’ universalità .
Riguardo le cause che hanno fermato il Progressive, sono dell’idea che esse girino attorno a due problemi non indifferenti: l’ esasperata ricerca del suono “ nuovo ” a tutti i costi, che ha portato verso una vera dipendenza e abuso degli strumenti elettronici; la problematica dei gruppi:
Sono questi ultimi i veri protagonisti del progressive.
L’ unione delle singole individualità musicali infatti era la caratteristica e la forza del nuovo stile anche compositivo: non averlo capito da parte degli stessi componenti del gruppo e dei propri entourage ha portato alla fine prematura di un’ epoca.
Per chiarire meglio questo secondo problema ho portato come esempio Florian (1979), certamente l’esperienza più forte de le Orme che, sfuggite alla tentazione del Punk, si erano magicamente trasformate in un quartetto da camera.
Ma questo però ha anche causato la prima grande frattura.
Tony Pagliuca
Claudio Costantino









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